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Adelio Angeli, agente di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Scuola Sottufficiali di Portici, è una figura che incarna il coraggio e l'altruismo. Nato il 28 marzo 1941 a Bagno di Romagna (FC), Angeli si trasferì a Portici per adempiere al suo dovere di servitore dello Stato. Il 6 gennaio 1978, giorno dell'Epifania, Angeli, dopo aver terminato il turno di servizio, tornò a casa per salutare la moglie e il figlio di otto mesi. Successivamente, si recò in un negozio di giocattoli per acquistare un dono per il piccolo. Durante la sua permanenza nel negozio, quattro individui armati e con il volto coperto fecero irruzione con l'intento di rapinare la cassa e i clienti presenti. Angeli, pur essendo fuori servizio, intervenne per proteggere le persone presenti, cercando di negoziare con i rapinatori per evitare il peggio.
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Adolfo Musco è stato una figura di spicco nel panorama dell'economia agraria italiana tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento. Nato a Napoli, ha dedicato la sua vita allo studio e all'insegnamento, contribuendo significativamente allo sviluppo dell'economia agraria e delle scienze statistiche applicate all'agricoltura.
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Scultore, pittore, caricaturista, critico d’arte: Adriano Cecioni è stato un protagonista indomabile dell’Ottocento italiano. Nato a Fontebuona, tra le colline fiorentine, ha attraversato l’Italia e l’Europa con uno sguardo acuto e ironico, sempre controcorrente. Dalla Firenze dei Macchiaioli alla “Repubblica di Portici” sotto il Vesuvio, fino alle caricature per Vanity Fair a Londra, Cecioni ha lasciato un’impronta profonda nell’arte e nella critica del suo tempo. Questo articolo è un viaggio appassionato nella vita e nell’opera di un artista che ha scelto la verità, anche quando faceva male, trasformando il quotidiano in poesia.
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Nato a Portici nel 1945, Agostino Battagli fu un uomo semplice, ma con una vocazione chiara: servire lo Stato. Appartenente al Corpo degli Agenti di Custodia, prestò servizio nel difficile carcere di Poggioreale. Venne ucciso il 5 giugno 1981, mentre – da cittadino qualunque – stava comprando del latte in una salumeria. La sua morte, per mano di tre criminali armati, lo rese simbolo di un’epoca violenta, ma anche esempio eterno di dedizione, legalità e silenzioso eroismo. In questo articolo ripercorriamo la vita e il sacrificio di un figlio di Portici, riconosciuto "Vittima del Dovere" e oggi più che mai da ricordare.
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C’è stato un tempo in cui la scuola era più di un edificio con aule e banchi: era una fucina di cittadini, un luogo dove si imparava a vivere prima ancora che a scrivere. In quel tempo — e in quel mondo — operava con passione, rigore e umanità il professore e preside Alberto Bruno, nato a Montefusco il 31 ottobre 1912, ma porticese d’adozione e d’anima.
Educatore nato, dirigente scolastico instancabile, intellettuale raffinato, autore di testi didattici, attivo anche in politica e nella cultura civica, Alberto Bruno ha lasciato un’impronta profonda in ogni istituto che ha diretto. Dalla Macedonio Melloni di Portici, che trasformò in modello di educazione e cittadinanza attiva, all’Istituto Pizzi di Capua, fino al Liceo Scientifico Filippo Silvestri, che sotto la sua guida divenne un centro di fermento educativo e culturale per tutto il Vesuviano.
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C’è chi lo sport lo pratica, chi lo guarda, e poi c’è chi lo fa nascere, gli dà un’anima, lo trasforma in patrimonio di una comunità. Alberto De Biasio, nato a Portici nel 1893, è stato tutto questo: pioniere, promotore, atleta e organizzatore, capace di trasformare un sogno in movimento collettivo. Dal salotto di casa sua in villa Naldi, dove nel 1906 fondò la Società Sportiva Portici con un gruppo di amici visionari, ai successi nelle gare di atletica del primo Novecento, la sua storia è intrecciata a quella della città.
Anche dopo aver lasciato Portici per lavoro, non ha mai smesso di sostenere la sua “creatura”, credendo nello sport come forma alta di educazione e coesione sociale. Oggi il suo nome vive nel piazzale antistante lo stadio San Ciro, ma soprattutto nel cuore di chi ancora corre, gioca e sogna sulle orme del suo esempio.
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C’è chi studia per mestiere, e chi per passione. Poi ci sono figure come Alberto De Dominicis, che studiano per vocazione, per urgenza, quasi per necessità morale. Nato a Teramo nel 1879, con una giovinezza segnata dalla malattia e dalle ristrettezze economiche, De Dominicis è uno di quei personaggi che la Storia spesso dimentica ma che hanno seminato idee destinate a germogliare per generazioni.
Dopo la laurea in Chimica pura alla Regia Università di Roma, lasciò i laboratori di via Panisperna per seguire il suo maestro, Celso Ulpiani, nella fertile terra di Portici, dove la Scuola Superiore di Agricoltura stava diventando un punto di riferimento per tutto il Mezzogiorno. E fu lì, all’ombra del Vesuvio, che De Dominicis fece della chimica del suolo una vera e propria missione scientifica e sociale.
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Alberto Gattoni, nato a Portici il 5 agosto 1911 e morto a Roma il 29 settembre 1988, è stato un politico italiano, noto per il suo coinvolgimento nel Movimento Sociale Italiano (MSI) e per il suo servizio come senatore nella VI Legislatura.
Nato a Portici, in provincia di Napoli, Gattoni intraprese la carriera di assicuratore, lavorando come agente generale per il Lloyd Italico e L'Ancora a Napoli. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, militando nella Xª MAS.
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Alberto Izzo, nato a Portici il 25 giugno 1932, è stato un architetto che ha saputo intrecciare con maestria la tradizione partenopea con le correnti internazionali dell'architettura moderna. La sua formazione accademica presso la Facoltà di Architettura della Federico II di Napoli, sotto la guida di illustri professori come Marcello Canino, Carlo Cocchia e Giulio De Luca, lo ha portato a laurearsi nel 1961. Successivamente, ha arricchito la sua esperienza professionale lavorando con Pier Luigi Nervi e Marcel Breuer, entrando in contatto con figure di spicco come Richard Meier.
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Aldo De Martino è un attore e cabarettista italiano nato a Portici il 21 marzo 1947. Nel 1968, fece, a Napoli, il suo esordio nel mondo dello spettacolo. Dopo aver frequentato la rinomata scuola di recitazione "Ernesto Grassi", decise di intraprendere la strada dell'arte scenica. Iniziò la sua carriera entrando a far parte di una compagnia di teatro sperimentale, dove poté mettere in mostra il suo talento e la sua passione per la recitazione.
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Alessandro Brizi (1878–1955) è stato molto più di un tecnico agricolo: è stato un interprete del suo tempo, un protagonista dell’Italia che si confrontava con le sue radici rurali e i suoi sogni di modernità. Nato in Sabina, formatosi a Pisa, è passato per ministeri, accademie, aule parlamentari e, soprattutto, per Portici, dove la sua cattedra all’Istituto Superiore Agrario diventò un osservatorio sullo stato dell’agricoltura meridionale.
Professore, direttore, ministro, senatore, riformatore. Ma anche studioso instancabile, autore raffinato, osservatore critico della realtà agraria di un’Italia che si affacciava alla modernità con gli scarponi ancora infangati.
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Nato a Udine nel 1874, spirito rigoroso e mente curiosa, Alessandro Trotter è stato uno degli scienziati italiani più versatili e longevi del Novecento: botanico, entomologo, micologo, fitopatologo, docente, viaggiatore, autore di oltre 350 pubblicazioni e pioniere di discipline allora inesplorate.
A lui si deve lo studio sistematico delle galle vegetali, minuscole escrescenze che rivelano malattie e misteri delle piante, ma anche ricerche fondamentali sull’agricoltura del Mezzogiorno, sull’ecosistema libico, sulla coltura del nocciolo in Campania e sull’equilibrio tra uomo e natura.
Professore per trent’anni a Portici, dove ha formato generazioni di agronomi, ha lasciato un’eredità scientifica che ancora oggi parla alla botanica, all’ecologia e alla storia dell’agricoltura mediterranea.
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Medico di formazione, scienziato per vocazione, maestro per missione.
Nel cuore del XIX secolo, mentre l’Italia si andava unificando tra guerre e ideali, Alfonso Cossa costruiva – con provette e microscopi – un altro tipo di nazione: quella dell’agricoltura moderna, della scienza applicata, dell’istruzione tecnica.
Nato a Milano nel 1833 da famiglia colta e aristocratica, Cossa fu uno dei grandi interpreti del sapere ottocentesco, tra chimica agraria, mineralogia e fisiologia vegetale. Fondò istituti tecnici, tradusse Liebig, divulgò l’uso dei fertilizzanti inorganici e gettò le basi della Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, la prima grande struttura universitaria del Sud dedicata alle scienze agrarie.
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Alfonso Marquez, nato a Ercolano il 5 gennaio 1927 e scomparso a Portici nel 1997, è stato un pittore di straordinaria sensibilità, capace di fondere le radici vesuviane con le suggestioni delle avanguardie europee, creando un linguaggio pittorico personale e profondamente poetico. La sua opera si distingue per la capacità di evocare emozioni e riflessioni attraverso una pittura che unisce tradizione e innovazione.
Dopo gli studi inferiori a Ercolano, Marquez si iscrisse all'Istituto d'Arte, dove fu allievo di maestri come Casciaro e Viti. Fin da giovane mostrò una forte creatività e una propensione per le istanze innovative dell'arte, partecipando attivamente al dibattito estetico dell'epoca.
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Alfonso Scognamiglio, nato a Portici il 7 marzo 1921, è stato una figura di spicco nel panorama scientifico italiano, riconosciuto come il padre della nematologia agraria nel nostro Paese. Laureatosi in Scienze Agrarie presso l'allora Regia Università di Napoli il 31 ottobre 1944, ha dedicato la sua carriera allo studio e alla gestione delle malattie delle piante, con particolare attenzione ai nematodi, parassiti del suolo spesso trascurati ma di grande impatto sull'agricoltura.
Nel novembre 1957, il Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste lo nominò direttore dell'Osservatorio per le malattie delle piante con giurisdizione su Abruzzo, Molise e Marche, la più vasta d'Italia. Durante il suo incarico a Pescara, Scognamiglio sviluppò la nematologia agraria, allora poco conosciuta in Italia, portandola a livelli di eccellenza e contribuendo significativamente alla sua diffusione e applicazione pratica.
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Almerigo Cristin non fu solo uno studioso di animali, ma un architetto dell’Italia moderna, quella che cresceva nei campi, nelle stalle e nelle scuole.
Nato a Sulmona nel 1823, perseguitato dal regime borbonico per le sue idee liberali, poi protagonista delle riforme garibaldine, Cristin seppe portare l’insegnamento veterinario dalle retrovie alla prima linea del sapere scientifico.
A lui si deve l’introduzione della ezoognosia, lo sviluppo della zootecnia moderna, la fondazione di musei didattici, l’organizzazione delle prime scuole di veterinaria italiane e la promozione del benessere animale come ricchezza economica e culturale del Paese.
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Alvaro Gradella, nato a Portici il 26 marzo 1954, è un attore italiano noto per la sua versatilità nel cinema, nella televisione, nel teatro e nel doppiaggio. Dopo essersi formato a Padova in dizione e recitazione, ha iniziato la sua carriera teatrale con un gruppo universitario. Negli anni '70 si è trasferito a Roma, dove ha condotto programmi radiofonici per la RAI e ha lavorato come attore e doppiatore. Oltre alla carriera artistica, Gradella ha intrapreso un percorso politico a Padova, dove è stato eletto Consigliere Comunale nel 1995 e ha ricoperto ruoli di Assessore allo Sport, allo Spettacolo e all'Ambiente. È anche autore di una trilogia di romanzi storico-mitologici: L'Aquila e la Spada (2012), Excalibur - La Spada di Macsen (2014) e Pendragon - La stirpe di Artù (2018), che esplorano le origini della leggenda di Re Artù attraverso la storia romana.
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Amalia Bordiga è nata a Portici, il 26 ottobre 1890.
Secondogenita, è figlia di Oreste Bordiga, docente alla Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, stimato studioso di scienze agrarie, e di Zaira Amadei, discendente di un’antica autorevole famiglia fiorentina.
È sorella di Amadeo Bordiga, futuro capo della principale corrente che ha portato alla fondazione del Partito Comunista d’Italia dopo la scissione avvenuta al Congresso di Livorno del Partito Socialista Italiano nel 1921, e di Agusto Bordiga, morto in battaglia durante la Prima Guerra Mondiale.
Storiografa, nel 1932, ha iniziato la collaborazione giornalistica, scrivendo per il Corriere della Sera.
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C’è chi fa della politica una carriera, chi una battaglia, e chi — come Andrea Geremicca — una forma di coscienza civile.
Nato a Napoli nel 1933, cresciuto tra libri, ferite familiari e giornalini scolastici, Geremicca ha attraversato la storia della sinistra italiana con la sobrietà dei grandi e la coerenza dei giusti. Dal Partito Comunista alle aule di Montecitorio, da L’Unità alle giunte rosse di Napoli, ha sempre parlato con il linguaggio dell’onestà e dell’intelligenza.
Pensava che cambiare il mondo fosse possibile. E per questo ha speso la sua vita tra battaglie politiche, rigore intellettuale, amore per la città e passione per il Mezzogiorno. Con Giorgio Napolitano ha fondato Mezzogiorno Europa, ma con Portici e Napoli ha costruito il suo pensiero più profondo.
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Nato l’11 maggio 1827 nel cuore della penisola sorrentina, nella piccola località di Cavone, Aniello Francesco Saverio Maresca scelse di abbandonare il mare e la carriera nautica per solcare mari ben più agitati: quelli dell’anima umana. Divenuto fra Simpliciano della Natività, fu francescano instancabile, educatore, predicatore, guaritore del corpo e soprattutto del cuore. Da Portici a Napoli, fino alla Roma dei papi, visse per i poveri, per i dimenticati, per le donne segnate da una vita ai margini. Fondatore della Congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori, fu chiamato “vero angelo della beneficenza” da chi ebbe la fortuna di conoscerlo. Oggi è Venerabile, ma per molti è già santo. Questa è la sua storia: un viaggio tra fede, coraggio e amore rivoluzionario.
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Anna Carafa della Stadera è nata nel novembre del 1605, nel lussuoso palazzo di famiglia, ubicato nel centro del casale di Portici.
La neonata è figlia di Antonio Carafa della Stadera, principe di Stigliano e duca di Mondragone, e di Elena Aldobrandini, duchessa di Sabbioneta, «… nipote di papa Clemente VIII».
Alla prematura morte del padre, avvenuta il 12 gennaio 1630, e dei due fratelli deceduti precocemente, non essendoci eredi maschi, ha ereditato il vastissimo patrimonio di famiglia.
È subentrata nel governo delle terre, comprendente diversi feudi, tra cui il ducato di Traetto e la contea di Fondi, e dei beni di famiglia. L’intero cespite ereditario, valutato «… in 1.500.000 scudi oltre a 650.000 ducati in beni mobili», l’ha resa una delle più ricche e ambite ereditiere del Regno di Napoli.
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Nata a Roma il 16 gennaio 1876, Anna Foà è stata una delle prime donne a ottenere una cattedra universitaria in Italia. Allieva del celebre malariologo Giovanni Battista Grassi, ha contribuito significativamente alla lotta contro la filossera della vite e ha rivoluzionato la bachicoltura con studi pionieristici sul baco da seta. Nel 1924, è diventata professoressa ordinaria presso la Regia Università di Napoli e direttrice dell'Istituto bacologico di Portici.
La sua brillante carriera fu tragicamente interrotta nel 1938 dalle leggi razziali fasciste, che la costrinsero a lasciare l'insegnamento e la comunità scientifica. Anna Foà morì nel 1944, lasciando un'eredità scientifica e umana di grande valore.
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In una villa affacciata sul corso principale di Portici, tra profumo di zagare e ombre di storia borbonica, negli anni del dopoguerra si consuma una vicenda sorprendente, quasi romanzesca. È la storia di Anthony Caliandro, pastore evangelico italo-americano, che trasforma una dimora signorile in un centro di teologia protestante. Un uomo venuto da lontano per piantare, nel cuore di una terra cattolica e meridionale, i semi di una riforma spirituale.
Caliandro non fu solo un religioso, ma anche un intellettuale, un riformatore, e — per molti — una figura scomoda. La sua opera a Portici, tra fede, cultura e polemiche politiche, apre una finestra sul tema ancora attuale della libertà religiosa in Italia. Tra permessi negati, interrogazioni parlamentari e resistenze istituzionali, la sua presenza accese un dibattito che andava ben oltre i confini del Vesuvio.
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Bella come un’eroina romantica, fiera come una guerriera antica, lucida come un’intellettuale moderna.
Antonietta De Pace non fu semplicemente una testimone del Risorgimento: fu una protagonista instancabile, una voce che si alzava quando le donne erano invitate al silenzio, una mano tesa verso i feriti mentre le città bruciavano di rivoluzione.
Nata a Gallipoli in un tempo in cui nascere donna significava soprattutto essere esclusa, seppe trasformare la propria intelligenza e il proprio coraggio in strumenti di libertà e giustizia. Fu cospiratrice, organizzatrice, infermiera di guerra, fondatrice di circoli segreti femminili, ispettrice scolastica, e sempre — sempre — coscienza critica del suo tempo.
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In un mondo che spesso misura il valore delle persone in denaro, potere o successo, la storia di Antonietta Giugliano ci restituisce il senso più autentico della grandezza: quella che nasce dal dono di sé.
Nata a New York nel 1909 da genitori napoletani emigrati, rientrata bambina in Italia dopo la morte della madre, Antonietta trasforma il dolore in vocazione e la fede in azione concreta. A Portici, la città che l’accoglie negli ultimi anni della sua breve ma intensa esistenza, fiorisce l’opera che porta il suo nome: le Piccole Ancelle di Cristo Re, una famiglia religiosa dedicata a vecchi abbandonati, bambini orfani, poveri e malati.
Questa è la storia di una donna silenziosa ma rivoluzionaria, che ha saputo vedere Cristo nel volto degli ultimi. È la storia di una chiamata profonda, di un’ostinazione luminosa e di un progetto che, partito in punta di piedi, continua ancora oggi a seminare speranza.
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C'è chi dipinge la realtà con i contorni netti della cronaca, e chi la racconta come una poesia sussurrata al tramonto. Antonino Leto, siciliano di Monreale, visse tutta la sua vita cercando la luce perfetta, quella che accarezza le coste, si arrampica sugli scogli e si rifrange nei vicoli assolati del Sud. Dalla Palermo borghese alla Capri incantata, passando per Parigi e il Vesuviano, Leto fu un poeta del paesaggio, un naturalista sensibile e moderno, capace di coniugare la verità del quotidiano con l’incanto lirico della pittura.
In questo racconto – fatto di viaggi, incontri, malanni e capolavori – scopriremo il pittore che trasformò il bosco di Portici in un sogno impressionista, che dialogò con De Nittis, Morelli e Manet, che visse tra i Florio e i pescatori, tra le accademie e le saline, ma sempre con il cuore rivolto al mare. Una vita intensa e riservata, che oggi risplende come i suoi quadri: caldi, luminosi, sinceri. Mediterranei fino in fondo.
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Antonio Alloca è nato a Portici il 24 giugno 1937.
Diciannovenne si è avviato a calcare le scene teatrali. Recitando in una compagnia amatoriale, ha dato inizio alla sua attività di attore.
Nel 1958, affermandosi in un concorso indetto da Eduardo De Filippo, ha debuttato al Piccolo di Milano: il popolare commediografo napoletano, infatti, gli ha assegnato un ruolo nell’interpretazione di un personaggio della sua opera Pulcinella in cerca di fortuna per Napoli.
Nel 1962, ha debuttato nel piccolo schermo lavorando in due adattamenti cinematografici per la televisione: Ditegli sempre di si e Napoli milionaria, entrambi di Eduardo De Filippo.
Sempre per la televisione, per tre stagioni, lavora in I ragazzi della 3 C, dove interpreta «… l’inflessibile professore d’italiano che proponeva il tormentone del voto basso a Fabrizio Bracconeri».
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Uomo del fare e del pensare, Antonio Nicola Cantalamessa è stato uno di quei personaggi che attraversano la storia pubblica con passo fermo e sguardo alto, senza mai cercare il riflettore, ma illuminando con l’esempio. Nato a Sulmona, porticese d’adozione e di cuore, ha dedicato l’intera esistenza al servizio delle istituzioni, della comunità e dei valori in cui credeva profondamente.
Consigliere comunale, regionale, parlamentare europeo, giornalista, dirigente pubblico: ogni tappa della sua vita racconta una diversa forma di impegno, sempre vissuto con competenza e passione. Questa biografia ne ripercorre la storia, raccogliendo l’eredità di un uomo che ha lasciato il segno in silenzio, ma con forza.
Un ritratto necessario, per non dimenticare che anche sotto il Vesuvio ci sono stati uomini capaci di servire lo Stato con dignità.
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Dalla linea di montaggio dell’Alfasud di Pomigliano alle aule del Parlamento italiano, la storia di Antonio Carcarino è quella di un uomo che ha camminato fianco a fianco con la sua gente, senza mai alzarsi su un piedistallo. Nato a Napoli nel 1946 e vissuto a Portici per gran parte della sua vita, Carcarino è stato una figura emblematica della sinistra popolare campana: un politico gentile, radicato nel territorio e instancabile nella difesa dei diritti sociali e ambientali.
Raccontiamo la vita e l’impegno di un uomo che, tra tute da lavoro e banchi parlamentari, ha sempre scelto la coerenza alla convenienza, la militanza vera alla visibilità effimera. Un compagno umile e vero, come lo ricordano i suoi concittadini, che ha lasciato un'eredità morale ancora viva tra le strade di Portici e nei cuori di chi lo ha conosciuto.
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Tra le strade assolate di Portici e le ombre calde del Vesuvio, è cresciuto un artista silenzioso, ostinato, profondamente umano. Antonio Ciliberti (1927–2018) non è stato soltanto un pittore, uno scultore, un presepista. È stato un uomo che ha saputo trasformare la fatica quotidiana in poesia visiva, modellando con le mani ciò che sentiva con il cuore.
Dalla giovinezza segnata dalla guerra e dalle responsabilità precoci, all’incontro con la Scuola di Resina, fino all'esplosione creativa maturata tra pittura, bassorilievi e presepi di straordinaria intensità. Una vita che si intreccia con la storia sociale e artistica di Portici, tra raffinerie e laboratori domestici, tra premi nazionali e affetti familiari, tra sogno e materia.
