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Pasquale Ascione è nato a Portici il 9 Gennaio 1924.
Entrato in seminario, il 2 aprile 1949 è ordinato presbitero.
Ha svolto i primi anni del suo ministero sacerdotale a San Giorgio a Cremano come «… collaboratore alla parrocchia S. Maria del Carmine al Pittore». Si è occupato della pastorale degli Scout cattolici e dell’Azione Cattolica ed è stato cappellano delle Suore della Visitazione.
Già vicario economo della chiesa di Maria Santissima dell’Addolorata di Portici, con decreto dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Marcello Mimmi, il 27 novembre 1954, è stato nominato parroco della stessa. Ricevutone il possesso canonico, ne è divenuto il terzo parroco.
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Pasquale de Servis è nato a Portici, il 5 ottobre 1818.
Ritenuto figlio «… naturale di Francesco 1 di Borbone delle Due Sicilie», è figlio primogenito del medico Romolo de Servis e «… di una domestica della Reggia di Caserta, Angela Fiorini», poi trasferita in servizio tra la servitù della Reggia di Portici.
Al termine degli studi elementari tenuti presso la scuola parrocchiale, per interessamento della madre presso il re, è entrato alla Scuola militare per sottoufficiali borbonici di Napoli. Avviato alla carriera militare, per quattro anni, ha frequentato con merito gli studi nel settore del genio e delle costruzioni militari d’armi bianche e da fuoco. Cadetto volontario, uscito dalla Scuola con il grado di secondo sergente del Genio Militare, è stato assegnato al comando del Genio pontonieri di Capua.
Nel 1832, ha partecipato alla costruzione dello splendido ponte sospeso in ferro sul fiume Garigliano. Distintosi nell’esecuzione dei lavori per la realizzazione del ponte Real Ferdinando, ha ricevuto la croce di cavaliere del Reale Ordine di Francesco I di Borbone.
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Amici miei, abbassate un momento la voce. C'è un silenzio strano in questi giorni per le strade di Portici, e non è il silenzio del Vesuvio che dorme. È il silenzio che lascia chi, con la sua parola viva, aveva riempito ogni angolo di questa città per ottant'anni. Il 7 aprile 2026, il cuore di Pietro Gargano si è fermato. E con lui se n'è andato un pezzo grande — grandissimo — dell'anima di Portici e di Napoli intera.
Ma sentite bene: 'sto pezzo d'anima non si cancella. Si racconta. E su Pummarulella, ve lo raccontiamo adesso, come si deve.
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Pino Calabrese è nato a Portici il 6 ottobre 1955 ed è un attore italiano.
Inizia la sua carriera a 18 anni nei teatri della provincia di Napoli, collaborando con figure di spicco come Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo De Caro. Insieme, hanno messo in scena varie farse ispirate alla Commedia dell'arte. Nel 1975 dà vita con gli stessi compagni al gruppo de I Saraceni, con il quale propone con alterni successi molti spettacoli di cabaret, e dai quali decide di separarsi tre anni dopo.
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C’è un suono che non si dimentica. Non è un assolo di chitarra, né una voce che canta: è il suono caldo, pulsante, di un basso che sa raccontare storie. Pippo Matino, classe 1965, nato a Portici e cresciuto tra le onde del Golfo e i ritmi del mondo, è uno di quei musicisti che non hanno bisogno di parole per emozionare. Le sue dita parlano da sole, il suo strumento respira, pulsa, si muove come il cuore di una città che non ha mai smesso di cantare.
In oltre quarant’anni di carriera, Matino ha attraversato il jazz, la fusion, il funk, il rock, contaminando ogni genere con un tocco inconfondibile. Ha suonato con alcuni dei più grandi nomi del panorama internazionale – da Billy Cobham a Mike Stern, da James Senese a Paco Sery – ma non ha mai perso il legame profondo con le sue radici.
Portici non è solo il luogo dove tutto è cominciato: è l’eco che si sente in ogni suo disco, il paesaggio invisibile che accompagna ogni sua nota.
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Raffaele Cassitto è nato a Lucera, in provincia di Foggia, il 15 settembre 1803, da Francesco Paolo Cassitto e da Irene Gasparri.
Discendente da una nobile famiglia di patrioti irpini, originari di Bonito, giovanissimo, con il padre e i suoi due fratelli, ha sostenuto la rivolta del luglio del 1820.
Verso la fine del 1820, è arrivato a Napoli per seguire gli studi di Giurisprudenza.
Conseguita la laurea in legge, seguendo le orme paterne, ha intrapreso la carriera forense. Per qualche anno ha esercitato «… con molta lode d’ingegno e di zelo l’ufficio d’avvocato». Purtroppo, però, a seguito dell’arresto assieme al genitore e ai suoi due fratelli da parte della polizia borbonica, ha dovuto abbandonare l’attività legale. Scarcerato nel 1824, per i successivi quindici anni, si è ritirato nella vicina Alberona, sui monti della Daunia.
Durante il volontario esilio alberonese, si è dedicato allo studio della mineralogia e della geologia, riportando risultati tali «… che gli valsero l’alta rincuorante estimazione e una visita del celebre naturalista molisano Leopoldo Pilla».
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Raffaello Giovanni Antonio Guglielmo Morghen è nato a Portici, il 14 giugno 1761, dal nobile fiorentino Filippo Morghen e da Rosa Siani Magna.
Il neonato è stato battezzato, «… nello stesso giorno nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Natività della R. Villa di Portici, essendo Parroco D. Giuseppe Moscatelli». Il bambino per aspersione con l’acqua lustrale è stato «… accompagnato al fonte battesimale, dalla madrina, la levatrice Giovanna Esposito».
Sin da ragazzo, ha mostrato subito una predisposizione per il disegno artistico. Quindi, per seguire la sua inclinazione artistica, è stato allievo del padre Filippo Morghen e dello zio Giovanni Elia Morghen. Sotto la loro direzione, si è dedicato soprattutto a riprodurre paesaggi e si è applicato nell’arte dell’intaglio.
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Roberto Bortoluzzi è nato a Portici, il 28 gennaio 1921.
Giovanissimo è arrivato a Milano, dove il padre ingegnere e architetto, lavora come progettista con Giò Ponti della sede dell’EIAR.
Completati gli studi, ha tentato di intraprendere la carriera militare con l’ambizione di diventare ufficiale di Marina. Abbandonata però tale intenzione, nel 1944 è entrato alla EIAR come speaker. Lettore di moltissimi servizi del Giornale Radio, incamminatosi sulla strada scelta, progressivamente nel tempo ha lavorato come giornalista, conduttore radiofonico e radiocronista.
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Roberto Fiore è nato a Portici, nella frazione Bellavista, il 2 ottobre 1924.
È figlio del poeta napoletano Francesco Fiore.
Cresciuto nel popolare quartiere napoletano del Vasto, è riuscito ad affermarsi nel campo dell’imprenditoria nel settore dell’industria.
Diciottenne ha esordito nel mondo del calcio acquistando la squadra del quartiere Vasto e portandola «in quarta serie».
Molto vicino al mondo dello sport e grande appassionato di calcio e di pallanuoto, ha ricoperto più volte ruoli dirigenziali: presidente della squadra Napoli Calcio (1964 – 1967); direttore sportivo della Lazio (1967 – 1968); presidente del Circolo Nautico Posillipo (1985); presidente dell’Ischia (1986 – 1988); presidente della Juve Stabia (1990 – 1997).
Agli inizi degli anni ’60, è tra i dirigenti della Società Sportiva Calcio Napoli. Del sodalizio partenopeo, nel 1964, ne è divenuto presidente.
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Rocco Scotellaro è nato a Tricarico, in provincia di Matera, il 19 aprile 1923, da Vincenzo Scotellaro e da Francesca Armento.
Ha completato gli studi inferiori, studiando prima presso il Convitto Serafico dei Cappuccini a Sicignano degli Alburni, poi a Cava de’ Tirreni; la prima liceale al Regio Liceo-Ginnasio Quinto Orazio Flacco di Potenza, e, infine, a Trento, dove ha conseguito il diploma di maturità classica al Giovanni Prati.
Iscrittosi alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Roma, nel 1942, per mantenersi agli studi ha accettato un posto di istitutore «… in un convitto di Tivoli per 350 lire al mese».
Nello stesso anno, successivamente alla prematura morte del padre, si è trasferito prima a Napoli e poi a Bari, dove prossimo alla laurea ha interrotto definitivamente gli studi ed è tornato al suo paese natale.
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Salvadore Cozzolino è nato a Portici, la domenica 17 gennaio 1869, da Aniello Cozzolino e da Teresa Ponte.
Sin «… da ragazzo si distingue per l’ingegno poderoso e per una grande inclinazione agli studi».
Entrato in seminario, nel 1892, è stato ordinato diacono e nel dicembre dello stesso anno è stato ordinato sacerdote «… dal Cardinale Guglielmo Sanfelice, Arcivescovo di Napoli».
Uscito dal Seminario, si è iscritto alla Facoltà di Lettere della Regia Università degli Studi di Napoli, «… caso raro in quei tempi e quasi vietato per un ecclesiastico».
All’Ateneo partenopeo è stato «… allievo prediletto del professor Bonaventura Zumbini, di Mons. De Luca, Calvanese ecc.».
Il proficuo impegno lo ha fatto tanto emergere, da suscitare l’ammirazione generale e meritare «… la lode del chiarissimo prof. Bonaventura Zumbini, titolare della Cattedra di Letteratura italiana». Tanto è stimato che il docente lo ha voluto suo assistente.
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Sebastiano Poli è nato a Portici il 27 settembre 1838, da Gaetano Poli.
Giovanissimo, sotto il regno dei Borbone (Ferdinando II e Francesco II), «… dimostrando un carattere fiero e audace tale da non temere il carcere per i suoi ideali politici», ha svolto attività propagandistica antiborbonica».
Nel 1860, adoperatosi «… molto per il buon esito del plebiscito e per merito suo Portici fu «… una delle città che dette maggiori adesioni per l’aggregazione del Mezzogiorno al Regno d’Italia», è stato nominato capitano della Guardia Nazionale.
Dedicatosi alle opere edili, ha continuato e incrementato l’attività imprenditoriale familiare, divenendo in poco tempo uno dei migliori costruttori della provincia napoletana.
Interessato alla vita politica e amministrativa della città, iniziata la carriera, è stato sindaco di Portici dal 1878 al 1884 e poi nuovamente nel 1896.
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Stanislao Francesco Scognamiglio è nato a Portici nel 1813, da Giovanni Scognamiglio e Maria Giuseppa Recanati.
Ha seguito gli studi scientifici e, nello stesso tempo, anche quelli religiosi.
Ordinato sacerdote, è stato rettore della chiesa di Santa Maria delle Grazie nel locale cimitero di Portici. Oltre a svolgere il ministero sacerdotale è stato «… gravato da molte incombenze tra cui l‘insegnamento dello scibile municipale; non meglio identificato incarico retribuito dal municipio».
Durante la permanenza porticese di papa Pio IX (4 settembre 1849 – 4 aprile 1850), ha trascorso molte ore in compagnia del sommo pontefice, accompagnandolo nelle sue passeggiate per Portici.
Intrattenendo l’illustre esule in una piacevole conversazione, lo «… divertiva con lo scoppiettante eloquio».
Alla veneranda età di novantatre anni, nella sua abitazione in via Macello, l’attuale via Gaetano Poli, di Portici, «… nella comunione della S. Madre Chiesa munito de’ SS. Sacramenti», muore il reverendo don Stanislao Scognamiglio di venerdì 7 Aprile 1916.
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Teresa Buonocore è nata a Portici nel 1959.
Teresa Buonocore era una persona per bene. La sua storia è un ricordo che rimarrà per sempre nei cuori di coloro che l'hanno conosciuta e amata. È una storia di coraggio e determinazione che continua a ispirare tutti coloro che lottano per la giustizia e la verità. Teresa era una mamma coraggiosa, pronta a difendere i suoi figli da qualsiasi forma di violenza, anche a costo della sua stessa vita.
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Vincenzo Belfiore è nato a Portici il 20 giugno 1924.
Poeta, compositore e scrittore, è stato autore di testi di canzoni napoletane.
Tra i suoi numerosi successi, scritti «… soprattutto in collaborazione del poeta-musicista E. A. Mario», citiamo: ’O Rrè d’ ’o ffuoco, 1953; ’O studente cusetore, 1954; Ricorde ’e giuventù, 1955; ’A voce d’ ’Ssirene, ’Nnammurato ’e ’na Sirena, 1956; Serenata a tiempo perzo, 1958; Pe’ nu raggio ’e luna, 1960; Serenata a meza voce, 1961.
Durante la sua carriera artistica, con i suoi testi, ha partecipato «… oltre che alla Piedigrotta E.A.Mario, anche a quelle case editrici musicali Curci e Conte».
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C’è chi nella vita fa rumore per farsi notare, e chi, invece, con un filo di voce e un carico di emozioni riesce a lasciare un segno profondo.
Vito Marletta, nato a Portici nel 1968, apparteneva alla seconda categoria: cantautore sensibile e autentico, capace di raccontare l’amore, la solitudine e la speranza con una delicatezza fuori dal tempo.
Dalle prime esibizioni di provincia alla ribalta del Festival di Sanremo nel 1997, Vito ha costruito il suo percorso lontano dalle mode e dai riflettori abbaglianti, ma sempre vicino alla verità del cuore umano.
Questo articolo ripercorre la sua storia, le sue canzoni più belle, gli aneddoti che raccontano la sua straordinaria umanità, e il ricordo affettuoso che Portici, e non solo, continua a serbare per lui.
Perché alcune voci, anche quando si spengono, continuano a cantare nei ricordi di chi le ha ascoltate con il cuore.
