Pippo MatinoNato a Portici il 19 dicembre 1965, Pippo Matino è uno di quei musicisti che non si limitano a suonare: comunicano. E lo fa con uno strumento, il basso elettrico, che spesso vive nell’ombra delle chitarre e delle voci soliste, ma che nelle sue mani diventa narratore, cuore pulsante, protagonista silenzioso.

Figlio di un chitarrista, cresce in una famiglia dove la musica non era un hobby, ma un linguaggio quotidiano. Inizia da giovanissimo con la chitarra, ma a 14 anni scopre il basso e da lì qualcosa cambia: è come se quello strumento parlasse una lingua che sentiva sua, viscerale, fisica, quasi ancestrale. Da allora non l’ha più lasciato.

Gli esordi: da Portici a Napoli, poi verso il mondo

Dopo i primi passi nel panorama musicale campano, si trasferisce a Napoli, dove vive la gavetta vera: sale sui palchi dei jazz club, si misura con musicisti affermati, impara l’arte dell’improvvisazione, dell’ascolto, del ritmo condiviso.

Ma Napoli gli sta stretta. Il talento è troppo grande per fermarsi lì, e Pippo si sposta a Roma, punto nevralgico del jazz e della musica sperimentale italiana. È lì che il suo nome inizia a circolare con rispetto. Il suo stile, potente ma raffinato, lo porta a collaborare con artisti di fama nazionale e internazionale, attraversando jazz, fusion, rock, funk e persino world music.


Collaborazioni da palcoscenico mondiale

Pippo Matino ha costruito una carriera fatta di grandi incontri, suonando al fianco di:

  • Billy Cobham (batterista leggendario della Mahavishnu Orchestra),

  • Mike Stern (chitarrista jazz fusion di fama mondiale),

  • Horacio “El Negro” Hernandez (maestro cubano delle percussioni),

  • Flavio Boltro, Stefano Di Battista, Agostino Marangolo, Lele Melotti, Luca Trolli, Robin Eubanks, Paco Sery, Bireli Lagrene, Ronnie Cuber, solo per citarne alcuni.

Ma uno dei momenti più simbolici del suo percorso è l’ingresso nella storica band Napoli Centrale, fondata da James Senese. Qui Matino ha potuto portare il suo basso dentro una delle esperienze musicali più identitarie del Sud Italia: un jazz contaminato, potente, viscerale, partenopeo fino al midollo.

Discografia: quando il basso racconta storie

Pippo non è soltanto un “turnista” o un accompagnatore: è anche compositore e ideatore di progetti originali, sempre alla ricerca di un suono nuovo, di un’idea diversa. Tra i suoi album più noti:

  • "Bassa Tensione" (1993) – debutto solista,

  • "Essential Team" – jazz-fusion d’autore,

  • "Joe Zawinul Tribute" – omaggio al leader dei Weather Report,

  • "Trio Ostiko" – ricerca sonora e interplay al limite,

  • "Bassvoice Project" – dove il basso incontra la voce in un dialogo quasi teatrale,

  • "Three Cool Cats" – esperimento collettivo tra groove e raffinatezza.

La sua musica ha attraversato festival internazionali come Eurobassday, NAMM Show, Musikmesse, Bass Player Live, diventando un punto di riferimento per bassisti e appassionati in tutto il mondo.

L’insegnante e il divulgatore

Matino ha un’altra grande dote: la capacità di insegnare, di trasmettere. Ha tenuto masterclass e clinic in tutta Europa e negli Stati Uniti, portando la sua esperienza in istituzioni di prestigio come:

  • Berklee College of Music (Boston),

  • Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma,

  • varie scuole di musica contemporanea e jazz in Italia.

Il suo approccio è diretto, pratico, ma sempre colto: non si limita alla tecnica, ma parla di interpretazione, intenzione, suono, ascolto. Per lui, suonare è un atto espressivo totale.

Un figlio del Vesuvio

In tutta questa carriera internazionale, Portici non è mai scomparsa dal suo orizzonte. Anzi, è parte del suo suono. Chi ha avuto la fortuna di vederlo suonare lo sa: c’è una passione, un calore, una profondità che non si insegna nei conservatori. È qualcosa che nasce dal mare, dal vulcano, dalle strade di casa.
Pippo Matino è, a tutti gli effetti, un ambasciatore culturale della sua terra.

Oggi Pippo Matino è uno dei bassisti italiani più rispettati al mondo, un artista che ha fatto della ricerca e del groove la sua bandiera. Ha attraversato i generi con naturalezza, ha suonato con giganti, ha ispirato generazioni.

E tutto questo, partendo da un angolo di mondo chiamato Portici