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Oggi vi voglio raccontare una di quelle storie che fanno battere il cuore, una storia che unisce l'Italia intera e che, ovviamente, finisce a Portici, sotto l'ombra del nostro Vesuvio.
Portici ha visto di tutto: re, regine, rivoluzioni. Ma tenimmo pure ’e storie ’e personaggi ca hanno fatto l’Italia, e manco ’o sapimmo! Uno ’e chisti è Ernesto Della Torre. ’Nu nomme ca forse oggi dice poco, ma che a 16 anni, s’è messo ’a camicia rossa e è partito cu ’e Mille. Avite capito buono? Sedici anni! Ha combattuto a Calatafimi, a Palermo, è stato ferito, l’hanno fatto prigioniero e pure condannato a morte d’‘o Papa! Ma chisto teneva ’a scorza tosta. E sapite addò è venuto a mettere radici, a trovare ’a pace e a costruire ’na cosa grande? Proprio ccà, a Portici. Ha funnato ’o ‘Vesuvio’, ’na tipografia che è diventata ’nu punto di riferimento. ’Nu garibaldino, ’n’eroe ’e guerra, che invece d’‘a spada, ha scelto l’inchiostro. ’A storia ’e Della Torre è ’na lezione: ’o curaggio nun è solo sparare, è pure costruire. Siete pronti a scoprire la vita avventurosa di questo straordinario ‘Cacciatore delle Alpi’ che scelse ’a nostra Portici?
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Ernesto Maria Leone Vergara Caffarelli aveva tutto: titoli nobiliari antichissimi, cultura raffinata, due lauree. Ma ha scelto di mettere la sua intelligenza al servizio della verità. Nel 1954 ha risolto uno dei misteri più affascinanti dell'archeologia: ha identificato il braccio originale del Laocoonte, restituendo al mondo uno dei capolavori dell'arte antica nella sua forma autentica.
Durante gli anni bui del fascismo, ha rischiato tutto come membro del movimento clandestino Rinascita. Dopo la guerra ha studiato le antichità della Tripolitania, custodendo la memoria di Roma in terra d'Africa.
Un porticese che ha parlato al mondo attraverso il marmo degli antichi.
Un nobile che ha scelto la scienza invece dei privilegi, la libertà invece della complicità.
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C'è chi cura i corpi e chi preserva le anime dei luoghi. Espedito D'Amaro fece entrambe le cose.
Pediatra stimato, con le mani guariva i bambini di Portici. Con la penna, invece, salvava dall'oblio la memoria della sua città. Tra visite mediche e ricerche d'archivio, tra corsie d'ospedale e polverose biblioteche, quest'uomo dal cuore grande dedicò ogni istante della sua vita a una doppia missione: alleviare le sofferenze dei piccoli pazienti e impedire che il passato di Portici scivolasse nel dimenticatoio.
Per trent'anni, con la pazienza certosina dello studioso e la passione incontenibile del figlio devoto, raccontò chiese e conventi, ville e personaggi, tradizioni e leggende. Ogni suo articolo era un atto d'amore verso quella Portici che lo vide nascere nel 1903 e che non smise mai di amare fino all'ultimo respiro.
Questa è la storia di un galantuomo che capì una verità semplice quanto profonda: si ama davvero un luogo solo quando se ne conosce e se ne custodisce la memoria.
Un medico. Uno storico. Un porticese doc.
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C'è un uomo che ha trasformato l'ex palazzo dei re Borbone in un tempio della scienza. Un botanico toscano che ha scelto Portici per costruire il suo capolavoro: la Scuola Superiore di Agricoltura che avrebbe formato generazioni di agronomi italiani.
Ettore Celi arriva sotto il Vesuvio nel 1874 con una missione chiara: portare la conoscenza scientifica nei campi del Mezzogiorno. Non è solo un accademico rinchiuso tra i libri – è un visionario pratico che crede che la scienza debba servire la terra e chi la lavora.
In soli sei anni – dal 1874 al 1880 – organizza laboratori, gabinetti scientifici, l'orto botanico. Scrive l'"Abbici dell'agricoltore" per portare il sapere anche ai contadini che sanno appena leggere. Studia il frumento, le barbabietole da zucchero, le foraggiere. Sperimenta persino l'azione dell'elettricità sulle piante vive.
La morte lo coglie a cinquantotto anni, proprio tra le mura della Reggia dove ha costruito il suo sogno. Un mercoledì qualunque, mentre attende alle sue incombenze quotidiane.
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Ettore Sannino non è stato solo un artista; è stato ’o core fujente di Portici, un uomo che ha saputo trasformare la sofferenza della trincea in un inno alla vita scolpito nel bronzo e nel marmo. Nato il 23 febbraio 1897, dopo la Grande Guerra ha ridato dignità ai caduti con monumenti che tolgono il fiato, come quel Fante Ferito che sembra quasi volerci parlare. Ma Ettore era un’anima inquieta: dalla forza della scultura è passato alla poesia della pittura, fondando la Nuova Repubblica di Portici per onorare i grandi del passato come De Nittis. È stato il ‘maestro’ per eccellenza, lottando per dare ai nostri giovani un Liceo Scientifico, perché sapeva che la cultura è la vera libertà. Nonostante il dolore di un furto che gli lacerò l’anima nel ’73, la sua arte resta un baluardo morale contro il vuoto del consumismo. Siete pronti a scoprire ogni segreto di questo gigante vesuviano? È ’nu viaggio ’e passione!
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Immaginate un uomo che ha visto cadere imperi, che ha sentito il fragore dei cannoni sul fronte caucasico e il gelo delle steppe russe, per poi ritrovare la pace tra il profumo di zagara e il blu del nostro Golfo. La storia di Evgenij Dimitrievič Arakin non è solo la biografia di un militare o di un prete; è ’nu romanzo d’avventura e di fede che attraversa il secolo breve per fermarsi proprio qui, a Portici. Com’è possibile che un colonnello dello Zar, figlio di un arciprete del Ministero della Difesa, sia finito a celebrare la liturgia ortodossa tra i vicoli vesuviani? Portici, ’na terra che accoglie tutti, è diventata l’ultimo rifugio per quest’anima errante, che ha scambiato la spada con la croce per portare conforto a chi, come lui, aveva perso la patria ma non la speranza. Siete pronti a scoprire il legame segreto tra la Russia imperiale e la nostra città, seguendo le tracce di un uomo che scelse il cuore di Portici per il suo ultimo, eterno riposo?
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Immaginate le strade polverose d’inizio Novecento, il rumore dei pedali e il respiro affannato di chi sfida il vento. A Portici, tra il profumo del mare e l'ombra del Vesuvio, è nata una leggenda che oggi merita di essere raccontata con tutto il cuore: Ezio Ascione. Non era solo un ciclista, era ’nu fulmine su due ruote, un campione che ha portato il nome della nostra città dagli Appennini alle Ande. Ma chi era davvero quest’uomo capace di battere nobili in guanti bianchi e trionfare nelle pampas argentine? La sua storia è un intreccio di sudore, gloria e quella malinconia tipica dei grandi che il tempo ha provato a sbiadire. Oggi vogliamo ridare voce a Ezio, il pioniere che trasformò la bicicletta in un sogno di libertà. Siete pronti a correre insieme a lui lungo le strade della memoria? Scopriamo il mito di un atleta che Portici non deve dimenticare mai. Forza!
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Napoli, primo aprile 1911: in casa Santi non è uno scherzo, nasce Fabio, un’anima destinata a cambiare il volto di Portici. Figlio del pastore Riccardo e di Ersilia Bragaglia, cresce tra i valori della fede metodista e il rigore degli studi di legge. Immaginate questo giovane avvocato che, con la laurea fresca in tasca, si trova a difendere non solo un edificio, ma il futuro di centinaia di orfani della Casa Materna. La sua non è stata una vita qualunque, ma una sfida continua al potere e all’indifferenza. Dal tavolo del tribunale ai corridoi della politica, fino ai campi di calcio della Società Sportiva Portici, Fabio Santi è stato il 'sindaco del cuore' che ha saputo unire una città intera. Ma chi era davvero l’uomo che osò sfidare un decreto del Duce con un semplice cavillo? Preparatevi, perché la sua storia è un inno al coraggio. Una vita spezzata troppo presto, ma eterna. Ecco il suo racconto!
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Giovanni Fabrizio Francesco Carmine Antonio Nicola de Capua, è nato a Portici il 14 aprile 1685, da Giovanni Battista, conte di Montuori, e di Antonia Caracciolo.
Nel 1719, ordinato sacerdote, è stato subito nominato abate commendatario della chiesa di San Nicola di Controne.
Nel 1727 è stato promosso arcivescovo di Taranto.
Il 17 novembre del 1730, con designazione regia, è stato traslato alla diocesi di Salerno e, successivamente, l’11 dicembre dello stesso anno, da papa Clemente XII è stato confermato a capo della Chiesa salernitana.
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Portici non è solo terra di regge e nobili, ma è ’na culla di giganti che hanno saputo sfidare le onde. Avete mai sentito parlare di Federico Dennerlein? Per tutti era "Fritz", un nome che sa di nord ma un’anima che profumava di sale del Granatello. Nato qui nel 1936, Fritz non è stato un semplice sportivo: è stato ’o re dell’acqua, capace di eccellere nel nuoto e nella pallanuoto come pochi al mondo. Immaginatelo: un fisico imponente, uno sguardo malinconico e quella forza silenziosa di chi non ha bisogno di gridare per farsi valere. Dalle Olimpiadi di Melbourne a quelle di Roma, ha portato il nome di Portici ovunque, lasciando un segno indelebile anche come allenatore rivoluzionario. Ma cosa rendeva Fritz così speciale? E perché la sua storia è ancora oggi un esempio di passione pura? Venite a scoprire la vita di un uomo che ha trasformato la piscina in un palcoscenico di gloria pura!
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Oggi vi voglio raccontare di chi a Portici ha lasciato il cuore e pure ’nu poco di mistero. Avete mai sentito parlare di Federico Aprea? Nato nel 1835, tra i vicoli che profumano di seta e mare, Federico era destinato a fare il medico, ma ’o destino, si sa, tiene ’a capa sua. Dalla seta della fabbrica di famiglia, finita in malora per la sua troppa bontà, passò ai pennelli, diventando il "pittore dei morti". Ma non pensate a cose cupe, eh! Era un atto d’amore: quando ’e fote erano un lusso per pochi, lui ridonava il volto a chi non c’era più, usando il gesso e l’anima. Un artista umile, un ritrattista sopraffino che ha riempito le nostre chiese di santi e bellezza, camminando in punta di piedi nella storia. Siete pronti a scoprire l’arte e il cuore di questo porticese doc che ha onorato la Patria con la sua umiltà? Jammo!!
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Ma lo sapevate che sotto il cielo di Portici non si sono intrecciati solo i destini dei Borbone, ma pure quelli dell’Impero Tedesco? Parlo di Federico III di Prussia, un gigante della storia che, tra una corona e ’na battaglia, trovò rifugio tra i nostri vicoli profumati di mare. Non era solo per l’aria buona, quella che i medici chiamavano ‘curativa’, ma per un amore travolgente che lo legava alla mitica ‘Ginestrella’, la ballerina Amina Boschetti. Immaginate questo principe liberale, colto e sfortunato, che sfida le convenzioni di Berlino per donare una villa da sogno alla sua amata proprio in via San Cristoforo. Una storia di regni brevi, passioni eterne e quel cancro alla gola che gli tolse la voce ma non il cuore. Portici, allora come oggi, sapeva essere il teatro segreto di amori proibiti e di nobiltà errante. Siete pronti a scoprire ogni segreto di questo legame?
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Avete mai sentito ’o fragore di una battaglia? Federico Rossano lo aveva nel sangue, figlio di un ufficiale di Murat che sognava per lui rigore e architettura. Ma ’o core di Federico batteva per la pittura, una scelta che gli costò l’odio del padre e un’amarezza che non lo lasciò mai.
Immaginatelo, questo giovane ‘proscritto’, che con i pochi soldi della madre compra pennelli e scappa verso il mare. Portici fu la sua salvezza: tra le stanze del Palazzo Reale, insieme a De Nittis e De Gregorio, fondò quella ‘Repubblica’ artistica che ancora oggi fa tremare i polsi per la bellezza. Dalle marine d’Ischia ai boulevards di Parigi, Rossano ha dipinto l’anima della nostra terra con una malinconia che si fa poesia.
Siete pronti a scoprire come un ribelle napoletano ha conquistato la Francia per poi tornare a morire tra i suoi boschi? Jammo, venite con me! Preparatevi a un viaggio tra arte, sogni e passioni vere.
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Federico Salvatore è nato a Napoli il 17 settembre 1959.
Chi non conosceva Federico Salvatore? Il simpatico cantautore napoletano che con le sue canzoni ci ha fatto ridere e riflettere allo stesso tempo. Un artista unico nel suo genere, capace di mescolare satira e impegno sociale con una maestria incredibile. Le sue origini partenopee si sentono nelle sue melodie accattivanti e nei testi ironici che affrontano temi di attualità. Ma la sua carriera non è solo musica, è anche teatro e televisione, dove ha ottenuto un grande successo. La sua eredità è quella di un talento irripetibile, che ha saputo divertire e far riflettere intere generazioni. Federico Salvatore è stato davvero un artista poliedrico, capace di passare dalla satira all'impegno sociale con grande maestria.
Ha iniziato a 8 anni, da autodidatta, a suonare la chitarra. Essendo mancino non si è preoccupato di invertire l'ordine delle corde, come normalmente si fa, bensì ha invertito il "metodo" cioè il libretto su cui sono rappresentate le posizioni delle dita. Questo ha dato a Federico Salvatore chitarrista una sonorità particolare e fuori dagli schemi
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Ferdinando Bideri è nato a Napoli, il 27 novembre 1850, da Pietro Atanasio Bideri.
Caratterialmente irrequieto, diciassettenne, insofferente della rigida educazione familiare, fuggito di casa, si è unito ai reparti garibaldini. Combattente, si è particolarmente distinto nella tragica quanto sfortunata battaglia di Mentana.
Rientrato a Napoli, pur non raggiungendo la laurea in legge, nonostante avesse solo acquisito una disordinata formazione culturale, ha rivelato di avere una personalità estrosa e brillante.
Continuando la tradizione familiare, sotto forma di ditta individuale, nel 1876, ha aperto una libreria-casa editrice. Ha fissato la sede dell’avviata attività imprenditoriale nella scuderia di un palazzo di proprietà della madre, sito in via dell’Università Vecchia 9, l’attuale via Paladino in Napoli.
Nel 1878, ha convolato a nozze, sposando la baronessina Rosa d’Ajello, sua preziosa collaboratrice.
Nel 1883, la crescita dell’azienda gli ha imposto l’impianto di una più moderna e più tecnologicamente avanzata tipografia e di «… una zincografia per i clichè, fra le poche in grado di produrre immagini in tricromia» in via Costantinopoli 80.
Nel maggio 1889, a seguito dell’ulteriore crescita dell’azienda, ha trasferito l’attività nei locali posti in via San Pietro a Majella 16.
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Filippo di Borbone, principe ereditario del Regno di Napoli e di Sicilia è nato nella reggia di Portici, «… alle ore tre della notte» di martedì 13 giugno 1744.
È figlio primogenito del re Carlo di Borbone e della regina Maria Amalia Cristina Walburga.
La levatrice napoletana Angela Ianni ha fornito la necessaria assistenza al parto della regina, «… gravida di sette mesi», invece, la «… duchessa Miranda Caracciolo era lì pronta a fasciare il neonato».
Subito dopo il parto, il regnante Carlo di Borbone si è portato al balcone con il roseo e grassottello principino stretto in braccio. Qui, lo ha sollevato in alto per farlo vedere al popolo accorso alla notizia del lieto evento, «… mentre Portici scintillava di fiaccole e di collane d’oro ed uniformi».
L’indomani, mercoledì 14 giugno, nel palazzo della Reggia di Portici, viene officiato il battesimo del principe erede al trono del Regno di Napoli. Il capo del principino viene asperso di acqua lustrale da monsignor José Calzado López (1680 – 1761), arcivescovo di Nisibi, assistito dal sacerdote don Giuseppe Moscatelli (…. – 1771), parroco della chiesa della Natività della Beata Vergine Maria. Al momento dell’aspersione, il bimbo è tenuto in braccio dalla nobildonna Eleonora Sforza, marchesa di San Marco.
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Filippo Marsigli nasce a Portici, il 15 settembre 1790 da Giovanni Marsigli.
Prima allievo all’Accademia di Belle Arti di Napoli e poi, dal 1833, maestro di pittura nella stessa.
Dal 1808, beneficiando di un sussidio, ha potuto frequentare la scuola di disegno dal nudo.
Nel 1814, ha goduto «… del Pensionato artistico a Roma ove operò quasi fino alla morte, rimanendo estraneo all’ambiente artistico napoletano».
Rientrato a Napoli, nel 1822, ha partecipato al concorso per la cattedra di pittura storica. In detta occasione, tra le altre prove, ha sostenuto quella della pittura a fresco.
Nel 1826, ha esordito alla Biennale Borbonica, dove esponendo due tele giovanili, ha riscosso un immediato successo. Alla predetta rassegna, ha partecipato anche alle successive edizioni (1830, 1833, 1839 e 1843).
Con rescritto reale del 17 settembre del 1827, è stato nominato professore onorario di pittura storica nell’Accademia di Belle Arti di Napoli.
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Francesco Arena, nato a Portici l'8 gennaio 1956, è stato un arbitro appassionato che nella sua carriera ha arbitrato anche in Serie A e Serie B. Iscritto nella sezione AIA di Ercolano, della quale è stato anche presidente per tre anni dal 1997 al 2000, oltre a essere l'unico arbitro della sezione ad avere il pregio di avere arbitrato in A e B. È ricordato per le sue capacità propositive e le idee innovative.
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Gaetano Petriccione è nato a Portici nel 1838.
È presunto figlio naturale, frutto di una relazione extraconiugale, di Ferdinando II di Borbone Due Sicilie (1810 – 1859) con Anna Pascale, detta Pasca, una cameriera napoletana in servizio alla reggia porticese.
La bella cameriera, poco prima della venuta al mondo del nascituro fu fatta sposare, secondo alcuni con «un funzionario toscano al servizio della dinastia, ovviamente consenziente»; secondo altri, invece, «… su consiglio del cappellano di corte e del giovane fratello del re principe Leopoldo conte di Siracusa con l’anziano cameriere napoletano Domenico Petriccione».
Il giovane, seppur cresciuto dal padre adottivo, ha avuto un’educazione di altissimo livello. All’età di dodici anni, è stato ammesso come allievo militare nella scuola sottoufficiali della Reale Accademia Militare di stanza a Maddaloni.
Completati gli studi con una brillante votazione, lasciata la scuola con il grado di secondo sergente del Genio Militare, è stato ammesso tra fila degli allievi della Reale Accademia Militare Nunziatella di Napoli.
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Gaetano Poli è nato a Portici, nel 1814.
Un uomo «… di belle speranze perspicace e solerte, caro a quanti lo conobbero», che al tempo stesso, è stato anche «… un bizzarro signore che portava gli orecchini».
Continuando l’attività della famiglia, nella qualità di costruttore edile, ha acquistato «… fama e fortuna».
Con decreto n. 1720, del 22 giugno 1850, il Comune di Portici è stato autorizzato ad alienare a suo favore il vecchio macello comunale. L’acquisto dell’intero immobile avviene «… mediante il prezzo ducati trecentocinquanta, e con tutte le condizioni sulla di cui base si formò l’aggiudicazione diffinitiva».
Interessato alle vicende politiche locali, ha ricoperto la carica di sindaco del comune di Portici dal 1867 al 1869.
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Gennaro Clemente Francone, nato a Portici il 23 novembre 1728, è una figura di spicco nella storia ecclesiastica del Settecento. Figlio di Paolo, principe di Ripa Francone e marchese di Salcito, e di Imara Ruffo dei principi di Castelcicala, proveniva da una famiglia nobile con radici nel Regno di Napoli.
Ordinato sacerdote il 17 aprile 1768, Francone fu nominato arcivescovo metropolita di Cosenza il 14 dicembre 1772 da papa Clemente XIV. Durante il suo episcopato, convocò due sinodi: uno diocesano nel 1780 e uno provinciale nel 1786. Successivamente, il 27 febbraio 1791, papa Pio VI lo trasferì alla sede vescovile di Gaeta, mantenendo il titolo di arcivescovo. Il 28 maggio 1793, riconsacrò la cattedrale di Gaeta, restaurata per volere di Ferdinando IV di Borbone. Infine, il 18 dicembre 1797, fu trasferito alla diocesi di Troia.
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Gennaro De Simone è nato a Portici nel 1770.
Giovanissimo, nel 1785, entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, è stato affiliato al convento della città natale. Compiuto il noviziato e professato la regola, per completare la sua formazione è stato «… inviato nei conventi di Teano e Sant’Agata dei Goti e infine ad Alvito».
Presso il cenobio di San Lorenzo Maggiore a Napoli, dopo l’ordinazione sacerdotale, ha completato gli studi conseguendo la laurea magistrale in Sacra Teologia.
Pochi mesi dopo, è stato destinato alla comunità conventuale di Montefusco, dove ha assolto gli incarichi di lettore, di insegnante e di reggente dello studio.
Ovunque e sempre, nell’esercizio del ministero pastorale, è stato «… di esemplare vita di preghiera e austerità».
Pochi mesi l’instaurazione del regno francese su Napoli (14 gennaio 1806), a seguito dell’entrata in vigore delle leggi sulla repressione degli ordini religiosi mendicanti, ha ricoperto l’ufficio di rettore della chiesa.
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Gennaro De Stefano è nato a Portici il 24 maggio 1951. Avezzanese di adozione, per 40 anni ha vissuto ad Avezzano, che era solito definire «…uno strano paese, di frontiera, abitato da pionieri e figli di gente avventurosa». La sua famiglia ha avuto un ruolo significativo nella ricostruzione della città marsicana dopo il terremoto del 1915, con il nonno e il padre impegnati nel settore edile. Negli anni quaranta, l'azienda di famiglia ha contribuito alla costruzione della nuova cattedrale, mentre negli anni sessanta ha realizzato uffici pubblici e ville private in stile tardo Liberty.
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Gennaro Formicola è nato a Portici il 28 agosto 1827, da Giuseppe Formicola e Chiara Improta.
Ordinato sacerdote, «… uomo di carattere adamantino», promosso dai Borbone, è divenuto l’undicesimo parroco della chiesa madre di Santa Maria della Natività e San Ciro.
Ha retto, «… pastore delle anime di Portici», la cura della parrocchia per 53 anni, dal 1858 al 1910.
Di ideali borbonici, «… fedele al vecchio regime anche dopo il 60 per cui subì persecuzioni e condanne; fu anche (carcerato) imprigionato in Napoli nel famoso carcere di S. Francesco».
Docente e poeta, ha cantato «… Portici e Dio».
È stato autore di vari opuscoli importanti e di diverse raccolte di liriche. Fra queste, le più importanti sono: Fervorini e colloqui, Poesie liriche, Il Deserto, L’Arpa del Rosario, Prose e Poesie, Primo Centenario di S. Ciro.
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Gennaro Imperato è nato in Villa d’Elboeuf al Granatello di Portici, il 2 gennaio 1914, da Raffaele Imperato.
Diciottenne, nel 1932, consacrata la sua giovinezza alla vita religiosa, è entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, vestendo l’abito monacale.
Dopo il postulandato trascorso a Portici e il noviziato compiuto nel 1934 a Sant’Anastasia, il 25 marzo 1935 ha emesso la professione temporanea.
Il 12 giugno 1938, pronunciata la professione perpetua, ha preso il nome di Egidio.
Frate laico dalla Provincia religiosa Conventuale di Napoli, nel tempo, è stato aggregato alla comunità del convento francescano di: San Francesco a Lucera, in provincia di Foggia, dal 1933 al 1934; San Gennarello (Piccola Pompei) a Napoli – Vomero, dal 1934 al 1938; San Lorenzo Maggiore a Napoli, dal 1937 al 1948; San Gennarello (Piccola Pompei) a Napoli – Vomero, dal 1948 al 1956; Immacolata a Napoli – Vomero, dal 1956 al 1988.
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Gennaro Maria Ignazio Francesco Serra è nato a Portici, il 30 settembre 1772, nella villa di famiglia, posta nella zona di Bellavista, ancor oggi detta Cassano.
Discendente di «… una famiglia patrizia, tra le più influenti del Regno», è figlio secondogenito del duca di Cassano Luigi Serra e di donna Giulia Carafa, dei principi della Roccella.
Nel corso di «… una sera di festa e di lumi», ha ricevuto il battesimo dal reverendo Giuseppe Moscatelli, parroco della chiesa madre di Portici.
Giovanissimo, insieme al fratello Giuseppe, marchese di Trevi, è stato inviato a studiare nel collegio di Sorèze, in Francia, mentre si stanno sviluppando gli avvenimenti che hanno portato alla decapitazione dei regnanti e alla proclamazione della Repubblica Francese.
Nel collegio di Sorèze, quindi, entrato in «… contatto con le idee della rivoluzione appena scoppiata», ha fatto proprie «… le nuove idee di democrazia e di libertà dei popoli».
Compiuto gli studi, poco dopo il suo ritorno a Napoli, è stato accusato «… insieme al fratello Giuseppe (1771 – 1837) di aver avuto parte attiva nei circoli giacobini che si diffondevano a Napoli in quegli anni». Sospettato «… di aver partecipato alla congiura de’ Medici», nel 1795, sempre insieme al fratello Giuseppe, è stato imprigionato. Per volontà del sovrano Ferdinando IV di Borbone (1751 – 1825) , assieme ad altri detenuti politici, è stato rilasciato il 25 luglio 1798.
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Nato a Portici il 16 agosto 1972, Gianluca Ferrara è una di quelle menti lucide e appassionate che, pur avendo spiccato il volo ben oltre i confini del Vesuvio, continuano a portare con sé il calore e la profondità della propria terra.
Laureato in Scienze Politiche, ha dedicato la sua vita alla riflessione critica su politica internazionale, giustizia sociale e informazione libera. Il suo impegno si muove tra le aule parlamentari, le colonne dei giornali e le pagine dei libri: Ferrara è infatti senatore della Repubblica dal 2018 (eletto con il Movimento 5 Stelle) e autore di numerosi saggi di denuncia e approfondimento geopolitico.
Durante il suo mandato parlamentare, è stato capogruppo in Commissione Esteri e membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, distinguendosi per posizioni nette contro le guerre, le ingerenze delle multinazionali e l’appiattimento dell’Unione Europea su posizioni atlantiste.
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Gino La Monica, all'anagrafe Luigi La Monica, è nato a Portici il 14 marzo 1944. Attore e doppiatore, ha dato voce ad alcuni dei più grandi nomi del cinema mondiale – da Sean Connery a Patrick Stewart – con quel timbro inconfondibile che vibra come il tuono tra il Vesuvio e il mare. Ma dietro quella voce c’è molto di più: teatro, passione, famiglia, e una radice profonda piantata nella sua terra natale. La sua storia si sviluppa tra palcoscenici, sale di doppiaggio e un’eredità artistica che continua a vivere. Una storia che comincia – manco a dirlo – con un ragazzo di Portici e la voglia di raccontare il mondo con la voce. Un curriculum di prestigio che adesso s’è arricchito di un personaggio d’eccezione: papa Francesco.
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Giovanni Ago è nato a Portici, il 30 luglio 1886. Arruolatosi in marina, si è trasferito a Taranto.
Nella città dei due mari, nel 1910, si è iscritto alla locale sezione del Partito Nazionalista.
Acceso interventista della Guerra contro l’Austria, redattore del giornale tarantino Il Nazionalista, ha profuso ogni energia «… a favore dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco delle Nazioni alleate, per il riscatto delle terre irredenti».
Ufficiale di carriera della Regia Marina, ha partecipato alle guerre 1911-12, 1915-18 e 1940-45. Per i suoi meriti, è stato più volte decorato: «… tre Cavalierati e molte onorificenze e riconoscimenti, anche esteri tra cui spicca la Medaglia d’Argento del Governo della Gran Bretagna, per segnalati servizi resi durante il periodo bellico 1915-1918».
