Giuliano KremmerzImmagina di passeggiare tra le vie ombrose di Portici a fine Ottocento, tra Ville Vesuviane che sussurrano segreti antichi e il mare che respira lento a due passi dal Granatello. Tra queste strade, avresti potuto incrociare un uomo schivo ma penetrante nello sguardo, immerso nei suoi pensieri, forse intento a soppesare alchimie invisibili. Quell’uomo era Ciro Formisano, nato proprio a Portici il 6 aprile 1861, meglio conosciuto con lo pseudonimo esoterico di Giuliano Kremmerz.

Una vita tra scienza e magia

La figura di Kremmerz è avvolta in una nebbia densa di simbolismi e mistero. Ma cerchiamo di fare un po’ di luce.

Ciro Formisano cresce in un ambiente colto: la sua famiglia è benestante e attenta alla formazione. Studia medicina, disciplina che non abbandonerà mai del tutto, ma accanto alla scienza coltiva da subito una passione ardente per le filosofie occulte, l’alchimia, l’ermetismo, la medicina spagirica (una branca esoterica della medicina), l’antica sapienza egizia e greca.

Le sue opere principali
  • “La Scienza dei Magi” (tre volumi): un compendio di pensiero ermetico, medicina iniziatica, spiritualità femminile e pratica terapeutica.

  • Epistolari, scritti riservati e opuscoli all’interno della Fratellanza di Miriam, spesso criptici, rivolti solo agli iniziati.

  • Numerosi articoli e contributi a riviste esoteriche italiane tra fine '800 e primi del '900.

Il suo stile è denso, simbolico, a volte oscuro. Come ogni maestro iniziatico, parlava a più livelli, lasciando che solo chi era pronto potesse davvero comprendere.

La Fratellanza di Miriam: scienza sacra e magia terapeutica

Fondata nel 1896, la Schola Philosophica Hermetica Classica Italica Fratellanza di Miriam è il cuore del pensiero kremmerziano. Ma cosa facevano, in concreto, questi “fratelli di Miriam”?

  • Curavano: la medicina, per Kremmerz, era innanzitutto un atto spirituale. Le malattie erano squilibri dell’essere nella sua interezza (corpo-anima-spirito).

  • Praticavano riti ermetici: semplici e potenti, centrati sulla volontà, la concentrazione, la parola sacra.

  • Formavano gli iniziati: attraverso una disciplina rigorosa, simile a quella di una scuola esoterica classica.

  • Celebravano il femminino sacro: Miriam, ispirata alla tradizione egizia e greca (Iside, Demetra, Sophia), era vista come forza universale curativa.

Il motto implicito della Schola potrebbe essere: guarire se stessi per guarire il mondo.

Le donne della Fratellanza di Miriam: sacerdotesse della cura e del silenzio
Donna, simbolo del principio lunare

Per Kremmerz la donna rappresentava il principio lunare, cioè il riflesso, l’intuizione, la potenza feconda del silenzio cosmico. A differenza del principio solare, maschile, legato all’azione, la donna è ricezione e generazione. In lei si incarna Miriam — archetipo sacro che unisce Iside, Maria, Sophia, la Madre.

La Fratellanza di Miriam, fondata nel 1896, era strutturata su due assi:

  • il Ramo Terapeutico, aperto anche a non iniziati, con lo scopo di curare senza nulla chiedere (principio fondamentale della fratellanza);

  • il Ramo Iniziatico, più ristretto e riservato, che conduceva l’adepto lungo un percorso ermetico di perfezionamento interiore.

Ebbene, le donne non erano semplici accolite: molte di loro guidavano le catene magiche terapeutiche, e alcune raggiunsero livelli altissimi di realizzazione spirituale.

Chi erano queste donne misteriose?

I nomi sono spesso protetti da pseudonimi, come si conviene in ambito iniziatico. Ma oggi, grazie a studi recenti e testimonianze interne, possiamo fare luce su alcune figure straordinarie.

Miriam stessa (l’anima della Schola)

Miriam non è solo una figura simbolica. Secondo la tradizione kremmerziana, una donna reale, altamente evoluta spiritualmente, avrebbe ispirato e affiancato Giuliano Kremmerz nella fondazione della Fratellanza. Alcuni la identificano in una guaritrice partenopea, altri in una figura archetipica manifestatasi in diverse discepole femminili. Di certo, la sua presenza guida tutta l’opera della Schola.

Le “donne mediche” delle catene terapeutiche

Nel ramo terapeutico della Fratellanza, le donne svolgevano un ruolo chiave come “trasmettitrice del fluido curativo”. Non si trattava di guarigioni miracolistiche, ma di un processo rigoroso, meditativo, silenzioso, dove la volontà pura e l’amore impersonale erano gli ingredienti principali.

Spesso le operatrici non sapevano nemmeno a chi stavano mandando energia: ricevevano nome e sintomo, e operavano “in catena”, ognuna da casa propria, concentrate in una rete invisibile di solidarietà magica.

Iniziatrici e custodi del sapere ermetico

Alcune donne raggiunsero il grado di Maestra all’interno del ramo interno. Non solo praticavano la medicina sacra, ma guidavano altri discepoli, tenevano diari iniziatici e custodivano riti antichi trasmessi solo oralmente.

Si parla, per esempio, di una certa “Suor Maria”, figura leggendaria vissuta tra Napoli e Portici, che avrebbe avuto poteri di chiaroveggenza e capacità terapeutiche fuori dal comune. Secondo alcuni membri della Schola, il suo fluido curativo agiva anche a distanza di anni dalla sua morte, attraverso oggetti che aveva toccato.

Femminino sacro e rivoluzione spirituale

In un’epoca in cui le donne erano escluse da quasi ogni ruolo culturale e religioso attivo, la Fratellanza di Miriam dava loro centralità assoluta. Non erano ancelle, ma sacerdotesse, veicoli del divino, artefici della trasformazione.

“La donna è la chiave del mistero cosmico: ella riceve, genera, custodisce, ama, guarisce.”
(Giuliano Kremmerz)

Il culto della dea madre, il rispetto profondo per la sessualità come energia sacra, la concezione ciclica del tempo (luna, mestruo, natura): tutto questo faceva parte del bagaglio iniziatico delle sorelle di Miriam.

Discrezione, non silenzio

Molte delle discepole kremmerziane non lasciarono nulla di scritto, per scelta. La regola della Fratellanza richiedeva discrezione assoluta, eppure la loro azione — silenziosa, quotidiana, costante — ha curato, guidato e sostenuto centinaia di persone.

Oggi diverse catene terapeutiche moderne, ispirate alla Fratellanza, sono composte prevalentemente da donne. Segno che quella tradizione non è morta, ma si è trasformata. Come il principio lunare che muta ogni notte, ma non scompare mai.

Kremmerz e Portici: radici iniziatiche sotto il Vesuvio

Portici non è solo la città natale di Ciro Formisano: è un paesaggio iniziatico. Il Vesuvio alle spalle, il mare davanti, le rovine di Ercolano accanto. Un territorio che da millenni è crocevia di civiltà, misteri, terremoti e rinascite.

Ecco perché Kremmerz non rinnegò mai Portici, anzi: ne parlava come la culla del suo cammino spirituale. Si narra che le prime “esperienze medianiche” e i primi contatti con maestri invisibili siano avvenuti proprio qui, tra i giardini ombrosi delle ville, i ruderi antichi e le coste notturne battute dalle onde.

Itinerario Kremmerziano a Portici: sulle tracce dell’iniziato

Portici oggi è una città viva, caotica e piena di energia. Ma se sai dove guardare, riesci a sentire il respiro di un passato misterioso che aspetta solo di essere svelato. E allora: seguiamolo, questo percorso kremmerziano, tappa per tappa.

 1. Via Libertà (ex Via Carlo Alberto)Casa natale di Ciro Formisano

Il luogo esatto è incerto, ma sappiamo che il giovane Ciro visse con la famiglia nella zona che oggi corrisponde all’attuale Via Libertà. Qui comincia il viaggio: immagina un adolescente immerso tra libri di medicina e testi di magia greco-alessandrina.

 Fermati, ascolta il silenzio. È da qui che tutto parte.

2. Villa SavonarolaLà dove si sussurra la Tradizione

Tra le Ville Vesuviane del Miglio d’Oro, Villa Savonarola è una delle più suggestive. Non c’è prova che Kremmerz l’abbia frequentata direttamente, ma secondo alcune fonti locali, ospitò in passato cenacoli culturali e incontri spirituali legati a movimenti esoterici.

Osserva l’architettura neoclassica: ogni colonna è un simbolo, ogni giardino un labirinto interiore.

3. La Reggia di Portici e l’Orto Botanico

Kremmerz amava la natura come specchio del divino. L’Orto Botanico, annesso alla Reggia borbonica, è un luogo perfetto per meditare secondo i dettami della Scuola di Miriam: in silenzio, tra erbe curative e simboli vegetali. Alcune delle piante presenti sono citate anche nei suoi scritti per le loro proprietà “spagiriche”.

Cammina tra i viali e chiediti: dove finisce la scienza e inizia la magia?

 4. Il Granatello e la costa notturna

Il porto del Granatello, oggi zona vivace e gastronomica, era un tempo luogo di riflessione per il giovane Kremmerz. Alcune testimonianze lo descrivono mentre camminava di notte lungo il molo, meditando sulla natura del tempo e del cosmo.

Se vieni al tramonto, vedrai il mare tingersi di mistero. Perfetto per una meditazione kremmerziana.

 5. Via Università – Il simbolo del sapere

Portici è sede della prestigiosa Facoltà di Agraria, ma in passato fu sede di studi scientifici borbonici. Un giovane amante della medicina e delle scienze come Formisano non poteva non respirare quest’atmosfera. Qui puoi riflettere sul binomio scienza-spiritualità che è il cuore del pensiero kremmerziano.

Il legame con Portici

Portici è il suo luogo d’origine, ma anche un crocevia simbolico della sua formazione. La città, col suo passato borbonico, le vestigia romane dell'antica Herculaneum, il fascino della natura vesuviana e il fermento culturale postunitario, rappresenta una culla ideale per un pensiero sincretico e magico come il suo.

Non è un caso che molte delle sue prime esperienze iniziatiche si siano svolte proprio qui. E in effetti, ancora oggi, tra i “kremmerziani” (i seguaci del suo pensiero), Portici è considerata una sorta di terra sacra.

Morte e mito

Giuliano Kremmerz si spegne nel 1930 a Beausoleil, in Francia, al confine con Monte Carlo. Ma come ogni figura leggendaria, la sua morte è quasi un dettaglio.

La sua opera continua a vivere, tramandata in circoli esoterici, testi manoscritti, pratiche terapeutiche e meditazioni spirituali. La Fratellanza di Miriam ha continuato (e continua tutt’oggi, in alcune sue forme) a diffondere i suoi insegnamenti, anche se tra scissioni, interpretazioni divergenti e un alone di segretezza.

Curiosità e suggestioni kremmerziane
  • Il nome “Kremmerz” è l’anagramma, o meglio lo specchio, di “Zzremmerk”, che in alcune interpretazioni avrebbe significati cabalistici. Un vezzo tipico di chi gioca con i simboli.

  • Si dice che avesse poteri di guarigione notevoli, ma mai ostentati. Molti dei suoi "pazienti" lo cercavano più per fede che per diagnosi.

  • Il suo stile di scrittura è affascinante, a metà tra trattato filosofico e romanzo d’iniziazione.

  • Alcuni studiosi lo accostano al pensiero di Giordano Bruno, Paracelso e Plotino.

L’eredità di un iniziato porticese

Giuliano Kremmerz non è un nome da manuale scolastico, ma è una stella fissa nel firmamento dell’esoterismo europeo. Un pensatore libero, un ricercatore di verità, un "guaritore dell’anima" che ha fatto di Portici il suo primo laboratorio di magia, filosofia e medicina.

Se passi per Portici e senti un’energia sottile nell’aria, chissà… magari è solo il mare. O magari è l’eco di un pensiero antico che ancora aleggia tra i vicoli, sussurrando: “Conosci te stesso, e guarirai il mondo.”