
Amici miei, accomodatevi e lasciate che vi racconti la storia di un uomo che portava il mare nel sangue — e non per modo di dire, perché Federico Dennerlein era fatto di acqua salata e determinazione, due cose che a Portici abbondano da sempre.
Nasceva il 14 marzo 1936 in questa nostra città meravigliosa, figlio di un padre tedesco e di una madre romena. Un figlio d'Europa, insomma, cresciuto però all'ombra del Vesuvio, con il Golfo di Napoli davanti agli occhi e quella salsedine nell'aria che — credetemi — entra dentro e non ti lascia più. Portici lo aveva plasmato, e lui avrebbe restituito alla città ogni goccia di quell'amore, trasformandola in gloria sportiva.
Lo chiamavano Fritz. Un nomignolo che sapeva di Nord, di rigore, di disciplina — eppure quest'uomo era tutto fuoco napoletano, anche se lo nascondeva bene. «Atleta dotato di un fisico imponente, dal carattere taciturno, a volte malinconico» — così lo descrivevano quelli che lo conoscevano. Taciturno? Sì. Ma quando entrava in acqua, parlava a voce altissima. E il mondo intero stava ad ascoltare.
L'Acqua Come Destino
Tesserato con il glorioso Circolo Canottieri Napoli, Fritz si rivelò presto un fenomeno in due discipline che raramente trovano lo stesso campione: il nuoto e la pallanuoto. Come se non bastasse una vasca per sfidare il destino, lui ne voleva due.
Da nuotatore, si specializzò nella farfalla — quello stile che sembra impossibile, quasi che il corpo voglia sfidare la legge di gravità scagliandosi fuori dall'acqua ad ogni bracciata. E Fritz la farfalla la volava davvero.
Arrivò alle Olimpiadi di Melbourne nel 1956 — aveva appena vent'anni, ragazzi, vent'anni! — e poi di nuovo a Roma nel 1960, quelle Olimpiadi che profumavano di storia, giocate in casa davanti agli italiani. Due Olimpiadi da nuotatore. Due Olimpiadi da pallanuotista. Melbourne e Tokyo, nel 1964. Quattro Olimpiadi in totale. Quattro. Lasciate che il numero vi entri bene in testa.
La Delusione di Roma e i Record d'Europa
Ma la storia dei grandi campioni non è fatta solo di trionfi — è fatta anche di quelle ferite sottili che restano aperte per sempre.
Roma 1960. Le Olimpiadi di casa. Fritz aveva rinunciato a far parte del Settebello — la leggendaria nazionale di pallanuoto — per concentrarsi sui 200 metri farfalla. Una scelta coraggiosa, un sacrificio enorme. Arrivò quarto. Quarto, nonostante avesse stabilito un nuovo record continentale con 2'14"6. Quarto posto che brucia come una brace, quando sai che hai lasciato indietro la pallanuoto per quello.
«Nonostante la conquista del nuovo record continentale», scrissero le cronache, «non riuscì a nascondere la cocente delusione per l'occasione mancata.»
'A vita è fatta accussì, amici miei. A volte dai tutto e il podio ti sfugge per un soffio. Ma quell'uomo non si piegò. Mai.
Perché Fritz Dennerlein fu anche un collezionista di primati: 5 record europei — uno nei 100 metri farfalla a Parigi nel 1959, quattro nei 200 metri farfalla tra Parigi, Roma e Montecarlo. 25 titoli individuali ai Campionati Nazionali, 13 in staffetta, 21 primati italiani. Un palmares che occupa più spazio di questo racconto.
E poi le medaglie internazionali: oro, argento, bronzo ai Campionati Europei, alle Universiadi, ai Giochi del Mediterraneo — Barcellona, Beirut, Napoli, Torino, Porto Alegre. Il mondo intero aveva imparato a pronunciare quel nome strano, tedesco di suono ma napoletano di cuore: Dennerlein.
Il Settebello e 'o Cannoniere
In vasca era un fuoriclasse. In piscina con la palla in mano, era qualcosa di più: era un leader.
Con il Circolo Canottieri Napoli vinse due scudetti da giocatore, nel 1958 e nel 1963. In quella seconda stagione trionfale si impose come miglior cannoniere con 22 reti — perché a lui non bastava essere ovunque, doveva anche segnare più di tutti.
E quando smise di giocare? La storia poteva finire lì, con i trofei nella vetrina e i ricordi nell'anima. Invece no. Fritz Dennerlein cambiò ruolo, non passione.
L'Allenatore Rivoluzionario
Diventò allenatore, e qui — amici — la storia prende una piega ancora più affascinante.
Perché Fritz non si limitò a trasferire quello che sapeva. Inventò. Creò un sistema di gioco rivoluzionario per la pallanuoto: la "zona", un approccio tattico che impegnava a tutto campo sia i difensori che gli attaccanti, stravolgendo le convenzioni del tempo. Come Mozart che riscriveva le regole dell'armonia, lui riscriveva quelle dell'acqua.
Con il Circolo Canottieri Napoli da allenatore vinse quattro scudetti — 1973, 1975, 1977, 1979 — e la Coppa dei Campioni nel 1977. 'Na squadra che dominava l'Italia e l'Europa, costruita con le sue mani e la sua mente.
Con la Nazionale italiana portò la pallanuoto ai massimi livelli: argento ai Mondiali di Madrid nel 1986, bronzo agli Europei di Strasburgo e di Bonn, oro ai Giochi del Mediterraneo di Latakia nel 1987. E due Olimpiadi anche da allenatore — Los Angeles 1984, Seul 1988.
Atleta e tecnico, giocatore e pensatore. Fritz Dennerlein era tutto questo insieme.
L'Addio Troppo Presto
E poi, comme succede con i grandi, la storia ha una fine che non ti aspetti e che non riesci ad accettare.
Il 3 ottobre 1992, a Vico Equense, Federico Dennerlein muore a causa di «un banale incidente stradale». Cinquantasei anni. La parola banale accanto a quella fine fa ancora male — come può essere banale la perdita di un uomo così?
Portici perse uno dei suoi figli più grandi. Il nuoto italiano perse un campione irripetibile. La pallanuoto perse il suo visionario.
L'Eredità di Fritz
Ma 'a storia vera, quella che non muore, è rimasta scritta nell'acqua — e nell'acqua, lo sappiamo, tutto resta in movimento.
Federico Dennerlein ha dimostrato che si può essere figli di tre nazioni e appartenere pienamente a una sola città. Ha dimostrato che il talento senza sacrificio non basta, e che il sacrificio senza talento non porta lontano — ma insieme, insieme fanno miracoli.
Lui, Fritz, il taciturno, l'uomo dal fisico imponente e dall'anima meditabonda, aveva trovato nell'acqua il luogo dove le parole non servivano. Dove bastava il gesto, la bracciata, la traiettoria perfetta del corpo che sfende l'onda.
Portici è 'na città che ha visto nascere grandi uomini. E Federico Dennerlein — figlio di un tedesco, di una romena, e del Golfo di Napoli — è stato tra i più grandi di tutti.
Benvenuto tra i Grandi di Portici, Fritz. Finalmente a casa.
Palmares da nuotatore
- partecipazione a due Olimpiadi: Melbourne, in Australia, nel 1956 e Roma, nel 1960. Tre volte in finale, si classifica al 4° posto nei 200 metri rana e al 6° sia nella staffetta 4 x 200 stile libero sia nella staffetta 4 x 100 mista).
- medaglia d’argento nella staffetta 4 x 200 stile libero e medaglia di bronzo nella staffetta 4 x 100 misti ai Campionati Europei di Budapest, in Ungheria, nel 1958;
- medaglia d’oro nei 200 metri farfalla, nella staffetta 4 x 200 stile libero e nella staffetta 4 x 100 misti alla I Universiade di Torino, nel 1959;
- medaglia d’argento nei 200 metri farfalla, medaglia d’argento nella staffetta 4 x 100 mista e medaglia di bronzo nella staffetta 4 x 100 stile libero alla III Universiade di Porto Alegre, Universíada de Verão, in Brasile, nel 1963;
- medaglia d’oro nei 200 metri farfalla, nella staffetta 4 x 200 stile libero e nella staffetta 4 x 100 mista ai Giochi del Mediterraneo di Beirut, in Libano, nel 1959;
- medaglia d’oro nei 200 metri farfalla ai Giochi del Mediterraneo di Napoli nel 1963,
- 5 primati europei: uno nei 100 metri farfalla: Parigi, in Francia, 12 luglio 1959 e quattro nei 200 metri farfalla: Parigi, 14 luglio 1959; Roma; 24 aprile 1960; Roma, 2 settembre 1960; Montecarlo, nel Principato di Monaco, 23 agosto 1962.
- 25 titoli individuali e 13 in staffetta ai Campionati Nazionali; 21 primati italiani.
Palmares da pallanuotista giocatore:
- partecipazione a due Olimpiadi: Melbourne 1956, 4º in classifica finale e Tokyo 1964, 4º in classifica finale.
- 4º in classifica finale ai Campionati Europei di Budapest, in Ungheria, nel 1958;
- medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Barcellona, in Spagna, nel 1955;
- medaglia d’Argento ai Giochi de Mediterraneo di Beirut, in Libano, nel 1959;
- medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Napoli.
- due scudetti di Campione d’Italia con il Circolo Canottieri Napoli, nel 1958 e nel 1963. Nella stagione agonistica con 22 reti realizzate si è imposto come miglior cannoniere.
Palmares da pallanuotista allenatore.
Con la squadra della nazionale italiana, ha conquistato:
- settimo classificato ai Giochi Olimpici di Los Angeles, negli Stati Uniti, nel 1984 e di Seul, in Corea del Sud, nel 1988;
- medaglia d’argento ai Campionati Mondiali di Madrid, in Spagna, nel 1986;
- medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Strasburgo, in Francia, nel 1987 e di Bonn, nella Germania Ovest, nel 1989;
- quarto posto ai Campionati Europei di Sofia, in Bulgaria, nel 1985;
- medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Latakia, in Siria, nel 1987.
Con la squadra del Circolo Canottieri Napoli, ha vinto:
- coppa dei Campioni nel 1977;
- quattro scudetti 1973, 1975, 1977 e 1979.


