La vita di Evgenij Dimitrievič Arakin sembra scritta dalla penna di Tolstoj. Nato il 15 gennaio 1886, cresce in un’atmosfera intrisa di disciplina e spiritualità. Quando scoppia la Grande Guerra nel 1914, Evgenij non si tira indietro: con il grado di Colonnello dell'Esercito Volontario, combatte strenuamente contro gli imperi centrali e sul difficile fronte caucasico.
Ma è la tempesta della Rivoluzione Russa del 1917 a cambiare tutto. Dopo aver difeso l'ideale zarista nella sanguinosa guerra civile, nel 1922 deve dire addio alla sua terra. Esule in Serbia, capisce che la sua vera missione non è più quella di guidare soldati, ma di guidare anime. Nel 1924 viene ordinato sacerdote della Chiesa Russa Ortodossa.
Portici: Il Porto Sicuro tra i Rifugiati
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il destino lo spinge in Italia. Padre Arakin diventa un faro di speranza per migliaia di profughi e deportati russi internati nei campi di prigionia, prima a Genova e poi a Sanremo.
Ma è nel 1953 che la sua strada si incrocia definitivamente con quella di Portici. In quegli anni, la nostra città ospitava il campo di internamento Sant'Antonio, un luogo di passaggio per anime sospese. Padre Evgenij ne divenne il parroco, portando la liturgia ortodossa, il profumo dell'incenso e una parola di conforto in cirillico proprio qui, tra il mare e le Ville Vesuviane.
L'ultimo addio sotto il cielo di Portici
Per quattro anni, dal 1953 al 1957, la figura imponente e carismatica di questo sacerdote russo è diventata parte del panorama porticese. Un uomo che aveva servito lo Zar e Dio con la stessa incrollabile lealtà. Si spegne a Portici il 3 novembre 1957, lasciando un segno silenzioso ma profondo nella memoria storica del nostro territorio.
"Portici ha ’nu core accussì grande che ha dato casa pure a chi veniva d’‘o friddo d’‘a Russia, facendolo sentì finalmente arrivato."
