'A gente 'e Portici, quella vera, è fatta 'e na pasta speciale: gente che tiene 'o core grande quanto 'o Vesuvio e 'na passione che nun se spegne maje. E Espedito D'Amaro? Beh, chillo era 'nu fior 'e galantuomo che incarnava proprio questa anima porticese!

Un Figlio di Portici tra Camici e Libri

Immaginate: è il 3 maggio 1903, e a Portici nasce un bambino destinato a diventare uno dei suoi figli più illustri. Espedito – nome che già prometteva un destino di concretezza e dedizione – cresce tra le vie della nostra città, respirando quell'aria che sa di mare, di storia e di futuro.

A ventiquattro anni, nel novembre del 1927, eccolo lì: si laurea con pieni voti in Medicina e Chirurgia all'Università di Napoli. Ma Espedito non è tipo da riposarsi sugli allori! Subito corre a Torino per gli esami di Stato, si abilita, e via: inizia la sua missione di medico.

Il Pediatra dal Cuore Grande

E che medico, amici miei! Espedito diventa un pediatra stimato, uno di quelli che quando entrava in una casa portava non solo la sua scienza, ma anche 'na parola buona, 'nu sorriso che rassicurava le mamme preoccupate. Non per niente lo chiamano a ricoprire ruoli importanti: medico provinciale aggiunto a Ragusa, medico delle Ferrovie dello Stato, direttore del Consultorio provinciale dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia.

Pensate: quanti bambini ha curato, quante febbri ha domato, quante lacrime ha asciugato con quella sua competenza e quel suo cuore grande! Ma Espedito aveva un altro amore, una passione che bruciava dentro come la lava del Vesuvio...

L'Amore Sconfinato per Portici

«Il suo cuore era per Portici» – così lo ricordano. E quando uno tiene 'o core pe' 'na cosa, si vede, si sente, si respira! Espedito non si limitava a vivere a Portici: lui studiava Portici, la raccontava, la preservava per le generazioni future.

Nel gennaio 1936, scrive per la rivista francescana "Luce Serafica" un saggio prezioso sulla Chiesa e il Convento di Sant'Antonio. E che ricerca! Racconta di come quella chiesa, fondata secondo tradizione ai tempi di San Francesco d'Assisi stesso, si chiamasse originariamente San Francesco, fino a quando re Carlo di Borbone, nel 1738, decise di cambiarle il nome in Sant'Antonio. Questi sono i dettagli che fanno la differenza, che tengono viva la memoria!

Il Cronista Instancabile

Ma è con il bollettino "San Ciro e Portici" che Espedito diventa veramente 'o cantastorie della nostra città. Dal 1969 al 1971, cura le rubriche "Portici ieri" e "Portici di sempre" – nomi che già dicono tutto!

E guardate che tesori ci regala: scrive della prima ferrovia italiana (quella Napoli-Portici, 'a primma 'e tutte!), del Ritiro dell'Addolorata, del Monastero della Visitazione, di Villa Petrunti, della Chiesa di Sant'Antonio... Racconta la processione di San Ciro, rievoca la figura di Ferdinando II di Borbone, parla della Muta di Portici.

Ogni articolo è un tuffo nel passato, ma scritto con l'amore di chi vuole che quel passato non muoia mai. «Tutta la sua vita l'ha spesa in ricerche, studi, approfondimenti, scritti su Portici e la sua storia» – e si sente, madonna si sente!

Un Uomo di Principi

Nel 1973, a settant'anni passati, scrive al preside della V Scuola Media. Non per lamentarsi, no! Per proporre di intitolare la scuola al professor Vincenzo Pierro, un altro illustre porticese, fondatore del Ginnasio e della Scuola Tecnica Macedonio Melloni. Vedete? Anche da anziano, continua a battersi perché Portici ricordi i suoi figli migliori.

Nel 1979, per il centenario della morte di Vittorio Emanuele II e Pio IX, tiene una conferenza pubblica. E lo fa perché – dice lui – queste due figure «hanno un sia pur tenue legame con la nostra Portici e suscitano cari ricordi cittadini». 'Nu tenue legame... ma per Espedito era abbastanza per raccontarne la storia!

L'Addio Discreto

Il primo aprile 1983, un venerdì, Espedito se ne va dalla sua casa al vico Ritiro. E anche nel congedarsi dalla vita, resta fedele al suo carattere: se ne va «in punta di piedi, secondo il suo stile, quasi con discrezione: come per non dar fastidio».

Ma che eredità ci lascia! Per i suoi meriti scientifici e umanitari era stato insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Ma il suo vero titolo nobiliare è un altro: essere ricordato come «una nobile figura di galantuomo, un valente e appassionato studioso, un amico dal grande cuore».

Ecco chi era Espedito D'Amaro: un medico che curava i corpi dei piccoli porticesi e, allo stesso tempo, preservava l'anima della città attraverso la sua penna. Uno che ha capito 'na cosa fondamentale: che per amare veramente un posto, bisogna conoscerne la storia, custodirla gelosamente, e passarla alle generazioni future come 'nu tesoro prezioso.

Grazie a lui, oggi noi sappiamo di più sulla nostra Portici. E questo, credetemi, vale più di mille monumenti!