Tra le anime silenziose che hanno fatto del bene una missione, il nome di Antonietta Giugliano risplende con delicatezza e forza, come una fiammella che ha sfidato la bufera. Nata a New York l’11 luglio 1909, da genitori originari di Afragola, emigrati negli Stati Uniti in cerca di fortuna, la sua vita si snoda tra dolore precoce, vocazione profonda e instancabile dedizione verso gli ultimi. E la città di Portici, sul finire della sua esistenza, diventa il teatro dell’ultima tappa del suo amore per l’umanità.
Dalle luci di New York al ritorno a Napoli
Nel 1914, a soli cinque anni, Antonietta perde la madre. È un dolore lacerante, che segna il suo animo e cambia la rotta della sua vita. Il padre decide allora di tornare in Italia con le tre figlie, stabilendosi ad Afragola.
L’anno seguente, affida la piccola Antonietta alle Suore della Carità di Regina Cœli di Napoli. È qui, in questa comunità religiosa, che la bambina inizia a fare i conti col dolore umano e si interroga: “Come posso alleviarlo?”
Nella solitudine, trova rifugio nella preghiera e conforto nella Vergine. È un cammino interiore che la porta, a sedici anni, a maturare una vocazione religiosa profonda, alimentata da letture come L’Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis e Storia di un’anima di Santa Teresa di Lisieux.
Contro ogni aspettativa
La sua vocazione non è ben vista dalla famiglia, che sperava per lei in un matrimonio vantaggioso, coerente con il benessere economico raggiunto. Ma Antonietta sente un richiamo più alto, e con testardaggine dolce ma incrollabile, prosegue il suo cammino.
Nel 1925, tornata ad Afragola, redige un vero e proprio Regolamento di vita cristiana, una sorta di “tabella di marcia” spirituale, fatta di impegni settimanali, propositi, penitenze e preghiere.
Confida poi al cugino sacerdote il desiderio di fondare un istituto missionario, mettendo a disposizione i propri beni per i poveri. Il cugino, colpito ma cauto, la invita a ponderare bene e le suggerisce di parlare con padre Sosio Del Prete, frate minore e guardiano vicario del convento di Sant’Antonio a Afragola.
Un incontro decisivo
L’incontro con padre Sosio si rivela illuminante. Il frate è colpito dal suo entusiasmo, dalla forza della sua donazione, dalla radicalità della sua fede. Dopo un percorso di discernimento, la visione prende forma: un istituto religioso dedicato ai vecchi abbandonati, bambini poveri e malati.
Il 6 giugno 1932, nasce l’Istituto delle Piccole Ancelle di Cristo Re. Antonietta riceve l’abito religioso dalle mani del cardinale Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, e assume come norma di vita la Regola del Terz’Ordine Regolare di San Francesco. È una scelta di radicale povertà, umiltà e servizio.
Suor Antonietta di Gesù: guida e madre
Prima Superiora Generale, guida la nuova famiglia religiosa con saggezza, determinazione e forza, affrontando anche le difficoltà inevitabili di un’opera che cresce e si radica nel territorio.
Nel 1946, Antonietta approda a Portici, dove fonda una nuova casa della Congregazione. È una svolta: qui l’opera si espande e si consolida. Dalla metà degli anni ’50, migliaia di bambini e giovani – orfani o semplicemente poveri – trovano cura, amore, istruzione, mestieri e opportunità di riscatto.
L’ultima prova e la benedizione finale
Colpita da un male incurabile, Antonietta affronta la malattia con cristiana rassegnazione e forza indomita. Il 5 aprile 1960, nella Clinica della Madonnina di Milano, lascia un testamento spirituale che è un inno all’amore e alla speranza, un’eredità morale per tutte le sue figlie spirituali.
Il mercoledì 8 giugno 1960, appena superati i cinquant’anni, muore a Portici, città che l’aveva accolta e nella quale aveva dato un nuovo volto alla carità concreta.
Una santità riconosciuta
Il 21 dicembre 2018, Papa Francesco la dichiara Venerabile, riconoscendone le virtù eroiche. Il cammino verso la beatificazione è aperto, e la sua testimonianza continua a parlare a chi cerca nella fede una risposta al dolore del mondo.
Oggi il suo corpo riposa nella cappella della casa madre delle Piccole Ancelle di Cristo Re ad Afragola, ma la sua presenza si avverte ovunque le sue suore continuano a operare: nei gesti semplici, nella tenerezza verso i più fragili, nella dignità restituita a chi l’aveva persa.
📌 In conclusione
Antonietta Giugliano non è solo una figura religiosa: è un esempio di amore operativo, di coraggio spirituale e di riscatto femminile in un’epoca difficile. E Portici, nella sua vicenda, non è solo un luogo, ma un simbolo: il porto sicuro da cui è salpato il suo sogno di carità.
