Ci sono storie che si raccontano piano, con rispetto, quasi sottovoce. Storie di uomini comuni, apparentemente invisibili, che invece hanno incarnato con dignità il senso più profondo del servizio pubblico. Agostino Battagli, nato a Portici il 18 ottobre 1945, è uno di questi uomini. Uno che ha scelto di servire lo Stato senza clamore, con disciplina e senso del dovere, fino all’ultimo respiro.
Una vocazione nata presto
Agostino Battagli sceglie da giovanissimo di arruolarsi nel Corpo degli Agenti di Custodia, l’attuale Polizia Penitenziaria, che all’epoca rappresentava una delle frontiere più dure del sistema della giustizia italiana.
Dopo aver superato le selezioni, frequenta la Scuola Militare Allievi Agenti di Custodia, proprio nella sua città natale: Portici. Non è un dettaglio da poco. Quella scuola, situata tra le storiche Ville Vesuviane e i quartieri popolari, era un luogo di formazione dura e rigorosa, da cui uscivano uomini temprati alla responsabilità.
Concluso l’addestramento, Agostino viene assegnato a uno degli istituti più complessi d’Italia: la Casa Circondariale di Napoli – Poggioreale. Un carcere sovraffollato, difficile, al centro delle tensioni sociali e criminali degli anni Settanta e Ottanta. Qui, in uno dei fronti più caldi del servizio, Agostino svolge il suo lavoro con dedizione, guadagnandosi il grado di Appuntato.
Il tragico venerdì di Portici
Il 5 giugno 1981 è una giornata come tante. Agostino Battagli è a Portici, la sua città, e si trova in una salumeria in Corso Garibaldi, intento semplicemente a comprare del latte. Nulla fa presagire il dramma che sta per consumarsi.
Improvvisamente, tre giovani armati fanno irruzione nel negozio. Sono criminali, probabilmente legati alla camorra, e tentano una rapina. Agostino, pur non in servizio, reagisce – forse per istinto, forse per dovere morale – ma viene «… attinto mortalmente da alcuni colpi di arma da fuoco». La sua presenza lì, la sua sola esistenza come rappresentante delle forze dell’ordine, è bastata a scatenare la violenza.
Le ferite sono gravissime. Agostino Battagli muore lo stesso giorno, venerdì 5 giugno 1981. Portici si sveglia il giorno dopo più povera, più smarrita, con un vuoto che pesa ancora oggi.
Vittima del dovere, eroe civile
La morte di Agostino Battagli avviene in uno dei periodi più cupi per la sicurezza pubblica in Campania: sono gli anni della sanguinosa faida tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e i clan della Nuova Famiglia. In quei giorni di terrore, le forze dell’ordine pagano un tributo altissimo. Agostino è una delle tante vittime dimenticate troppo a lungo.
Il Ministero dell’Interno, riconoscendo il suo sacrificio, lo ha dichiarato ufficialmente “Vittima del Dovere”, ai sensi della Legge 466/1980. Un atto doveroso, ma che non basta a rendere giustizia alla grandezza silenziosa di quell’uomo.
Memoria e testimonianza
Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, la memoria di Agostino Battagli continua a vivere nei cuori di chi l’ha conosciuto, nella sua città, nei colleghi, e in chi ogni giorno indossa una divisa con lo stesso spirito di servizio.
Portici, che lo ha visto crescere e partire con orgoglio verso il servizio dello Stato, lo ricorda come esempio di onestà e coraggio. La sua vicenda ci richiama all’importanza della memoria collettiva, e al valore degli “eroi normali” che hanno dato tutto, anche la vita, per un ideale più grande.
Agostino Battagli non era un uomo in cerca di gloria. Non era un politico, né un generale. Era un servitore dello Stato, un padre di famiglia, un figlio di Portici che ha svolto il proprio dovere fino in fondo. La sua storia, semplice e tremenda, è una lezione che non possiamo dimenticare: quella dell’etica quotidiana, del coraggio senza clamori, della legalità vissuta nella vita di tutti i giorni.
Ricordarlo è un atto di giustizia. E di gratitudine.
