Nato il 31 ottobre 1912 a Montefusco, paesino antico della provincia d’Avellino, Alberto Bruno viene al mondo in una famiglia dove l’impegno civile e l’istruzione erano di casa: papà Cesare, direttore dell’ufficio postale e sindaco di San Potito Ultra, e mamma Matilde Santulli, maestra elementare. Capisci subito che l’aria che si respirava in casa Bruno era fatta di disciplina, ma pure di ideali alti.
Dai banchi del Convitto all’amore per la parola
Cresce a San Potito, dove il papà lavora e la mamma insegna. Si fa onore al Convitto Nazionale di Avellino, dove completa brillantemente sia le scuole medie che il liceo classico. Poi si iscrive alla Regia Università di Napoli e nel 1935 si laurea in Lettere, con passione per la lingua italiana, la storia e la cultura del nostro popolo.
Ma non si ferma: vince un concorso per l’insegnamento e inizia la sua avventura come professore di Italiano e Storia all’Istituto Magistrale di Avellino. Qui si fa apprezzare per il suo piglio deciso ma paterno, per la sua eleganza nel parlare e nel correggere, per quella luce negli occhi che solo chi ama insegnare davvero possiede.
Politica, monarchia e cultura
Dopo il referendum del 1946, che sancisce la nascita della Repubblica, Bruno non nasconde la sua fede monarchica. Insieme ad Alfredo Covelli, fonda il Partito Nazionale Monarchico e viene eletto Consigliere comunale ad Avellino, ricoprendo anche il ruolo di Assessore alla Cultura. Non fa politica urlata, ma politica delle idee, con il libro sempre in mano e lo sguardo rivolto ai giovani.
Il Preside della rinascita: Portici, anni Cinquanta
Nel 1952 supera il concorso a Preside e gli viene affidata la guida della Scuola Media Statale Macedonio Melloni di Portici. E qui inizia la parte più bella della storia.
Quando arriva a Portici, la Melloni è un colosso scolastico: oltre 1100 alunni, 62 insegnanti, tre impiegati e dodici bidelli. Ma la scuola ha bisogno di guida, di visione, di anima. E Bruno la trasforma in un faro.
Fonda sezioni a Resina (oggi Ercolano) e San Giorgio a Cremano, che ne erano prive. Organizza gite, visite agli scavi di Ercolano e Pompei, alla Reggia di Caserta, allo zoo, ai musei. Ma non è solo divertimento: ogni iniziativa ha un senso educativo profondo. Nascono le commemorazioni per Mazzini e per i caduti in guerra, le raccolte fondi per alluvionati e Croce Rossa, i saggi ginnici, le messe pasquali, i concerti lirici, e perfino le lezioni di educazione stradale con l’ACI.
Insomma, una scuola viva, attenta, vera, che insegna a vivere, non solo a scrivere.
Il cielo degli eroi
Nel 1955, apre l’anno scolastico con una cerimonia che resterà scolpita nella memoria: commemora cinque ex alunni della Melloni caduti nella Seconda Guerra Mondiale. Li ricorda per nome, per onore, per valore:
- Ciro Aiello, medaglia d’argento
- Gennaro Carnevale, croce di guerra
- Salvatore Cocozza, medaglia d’argento
- Giovanni Farina, medaglia d’oro
- Salvatore Gargiulo, medaglia d’argento
Non si limita a parole: dedica loro una lapide e intitola le aule della scuola ai caduti. Il suo discorso viene stampato in un libretto toccante, intitolato “Nel cielo degli eroi”. Pura educazione civica fatta con il cuore.
Da Capua a Napoli, fino a Portici
Nel 1964, diventa Preside dell’Istituto Magistrale Pizzi di Capua, con succursali ad Aversa e Sessa Aurunca. Anche lì porta fermento culturale, eventi, celebrazioni, e ne fa un punto di riferimento per tutto il territorio.
Poi tocca a Napoli, all’Istituto Magistrale Villari, e infine il ritorno a Portici, dove guida dal 1968 il Liceo Scientifico Filippo Silvestri. Qui cura:
- Il trasferimento alla nuova sede in piazza San Pasquale
- L’apertura di succursali per evitare doppi turni
- L’istituzione di un Liceo Classico a Portici, evitando ai ragazzi il pendolarismo
- Una sezione distaccata a Torre del Greco
Anche il Silvestri diventa simbolo di eccellenza, tra sport, cultura e educazione civica.
Cultura, scrittura e riconoscimenti
Andato in pensione, non si ferma: per qualche anno dirige l’Istituto Murialdo di San Giuseppe Vesuviano, portando anche lì la sua visione. Intanto pubblica libri di testo, antologie, riduzioni di romanzi, come:
- Silvio Pellico nel centenario della morte
- Incontro con la novella (ed. Le Monnier, 1961), vera pietra miliare
- Riduzioni di Cuore, Cinque settimane in pallone, La mamma dei 14 ragazzi
Nel 1983, il Presidente Sandro Pertini gli conferisce la Medaglia d’Oro al Merito della Scuola, della Cultura e delle Arti. Un onore altissimo, meritato fino all’ultimo grammo.
L’ultimo saluto
Muore il 5 dicembre 1984, nella sua casa al Rione INA Casa di via Rossano a Portici. La città lo piange, la scuola lo ricorda, i suoi ex alunni lo portano nel cuore.
Alberto Bruno non è stato solo un Preside. È stato un educatore, un cittadino, un uomo delle istituzioni, capace di unire rigore e umanità, patriottismo e cultura. Portici deve tanto a lui. Ha cresciuto generazioni intere, ha dato forma e sostanza all’idea di scuola pubblica come strumento di progresso, riscatto e identità.
Un vero “eroe del quotidiano”, che ha fatto della scuola una patria, e della patria una lezione da imparare ogni giorno.
