Almerigo Cristin restVisionario, rigoroso, patriota, eppure sempre pratico e concreto.
Se oggi la medicina veterinaria e la zootecnia sono riconosciute come scienze centrali nel sistema produttivo e sanitario del Paese, lo si deve anche ad Almerigo Cristin, nato a Sulmona il 15 gennaio 1823, da una famiglia d’origine tedesca, i Christen. Uomo dal forte ingegno e grande amore per le lettere e le scienze, fu tra i pionieri della veterinaria moderna, ma anche protagonista dei moti risorgimentali, direttore di istituti prestigiosi, fondatore di riviste scientifiche e innovatore instancabile.

La formazione e la passione per gli animali

Dopo brillanti studi nella natia Sulmona, si iscrive alla Reale Scuola Superiore di Medicina Veterinaria di Napoli, dove nel 1845 consegue la laurea con lode, e viene subito assunto come aiutante di zootomia sotto la guida del sacerdote e professore Crescenzo Rispoli. È qui che Cristin matura la sua visione olistica dell’animale: non solo da curare, ma da studiare, migliorare, valorizzare.

Il patriota perseguitato

Ma è anche un uomo dei suoi tempi. Nel 1848, in pieno fermento risorgimentale, viene arrestato perché ritenuto coinvolto nei moti liberali. Subisce carcere e persecuzioni, come altri illustri patrioti del tempo, tra cui Settembrini, De Sanctis, Spaventa. Pur riconosciuto innocente, viene confinato a Sulmona come sorvegliato politico. In quanto esule, nel 1849 perde anche la cattedra universitaria a Napoli.

Firenze, la rinascita e la nascita dell'ezoognosia

Trasferitosi a Firenze, ottiene una cattedra di Pastorizia e Zooiatria nella sezione di Agronomia del Regio Istituto di Studi Superiori. È qui che, con le sue prime pubblicazioni (dal 1860), introduce per la prima volta in Italia il concetto di ezoognosia: lo studio delle caratteristiche esterne degli animali domestici, fondamentale per l’allevamento selettivo. Questa disciplina, che oggi potremmo definire “morfologia applicata alla zootecnia”, fu da lui sistematizzata in chiave scientifica.

Garibaldino e riformatore: la Scuola di Veterinaria di Napoli

Nel 1860, abbandona l’aula per la trincea, unendosi a Garibaldi nella spedizione dei Mille. Dopo la vittoria, Garibaldi stesso lo nomina rettore del Collegio Veterinario di Napoli, e successivamente direttore della Scuola. Da qui parte una riforma profonda: redige nuovi regolamenti, istituisce un museo anatomico, distingue l’anatomia normale da quella patologica, e introduce una didattica moderna e laboratoriale.

Nel 1861, fonda e dirige il “Giornale delle razze di animali utili o di medicina veterinaria”, con l’ambizione – mai celata – di trasformare la veterinaria da scienza sanitaria a scienza economica e produttiva. A suo avviso, il compito del veterinario non era solo curare, ma migliorare la razza animale per il bene del Paese.

La scuola di Portici: cuore scientifico del Sud

Nel 1872, dopo un passaggio alla Scuola di Torino, rientra a Napoli, dove vince il concorso per la cattedra di Anatomia e fisiologia veterinaria e di Zootecnia presso la neonata Reale Scuola Superiore di Agricoltura di Portici. Qui dà il meglio di sé: crea un Gabinetto di Zootecnia ricco di modelli, preparati e reperti, e costruisce un Museo anatomo-zootecnico che diventa punto di riferimento per generazioni di studenti e studiosi.

Nel 1886, viene nominato direttore reggente della Scuola di Portici, ruolo che mantiene fino al 1889. In quegli anni, si batte per la creazione di una rete di condotte veterinarie comunali e uffici provinciali, intuendo l'importanza di un servizio pubblico diffuso per la tutela della salute animale e dell’economia agricola.

Il congresso di Firenze e l’impegno istituzionale

Nel 1875, partecipa – unico rappresentante del Mezzogiorno – al Congresso dei Medici Veterinari a Firenze. È presidente del primo Congresso dei docenti veterinari a Milano nel 1865, deputato del Ministero della Salute, membro della Commissione Zootecnica nazionale, delegato scolastico di Portici, consigliere del Consiglio Superiore di Sanità a Napoli e Torino.

Onori, pubblicazioni e eredità

Riconosciuto per le sue qualità scientifiche e morali, riceve importanti onorificenze:

  • Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  • Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia

È socio dell’Accademia dei Georgofili, della Società dei Naturalisti, del Reale Istituto di Incoraggiamento di Napoli, di Comizi agrari e di numerose società economiche.

Tra le sue pubblicazioni più rilevanti:

  • Della produzione cavallina e delle rimonte nel nuovo regno italiano
  • Dell’ezoognosia ovvero conoscenza delle parti esterne degli animali domestici utili
  • Studi sul miglioramento degli animali domestici

L’ultimo viaggio

Almerigo Cristin muore l’8 aprile 1891 a Frosinone, dove si era recato per far visita alla sua unica e amatissima figlia. Si spegne lontano dalla sua cattedra, ma con la certezza di aver seminato scienza, cultura e progresso.

Oggi il nome di Almerigo Cristin è poco noto al grande pubblico, ma vive nelle aule, nei musei didattici, nei manuali di zootecnia, nelle pratiche di miglioramento animale, nella visione moderna del ruolo del veterinario. A Portici, la sua opera ha lasciato un segno tangibile, scolpito nei corridoi della Reggia borbonica dove insegnò.

Cristin è stato, in un’Italia in costruzione, uno scienziato “artigiano”, un patriota silenzioso, un fondatore di futuro.