Adelio AngeliPortici, Epifania del 1978. Una tranquilla giornata di festa si trasforma, nel giro di pochi attimi, in teatro di un gesto eroico che segnerà per sempre la memoria collettiva della città e di tutto il Paese. Protagonista di quella tragica ma luminosa pagina di storia è Adelio Angeli, agente del Corpo degli Agenti di Custodia, oggi Polizia Penitenziaria. Un uomo semplice, un servitore dello Stato, ma soprattutto un padre, un marito e un cittadino che, anche fuori servizio, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.

Le radici: da Bagno di Romagna al Vesuvio

Adelio Angeli nasce il 28 marzo 1941 a Bagno di Romagna, in provincia di Forlì. Dopo essersi arruolato nel Corpo degli Agenti di Custodia, porta a termine il corso di formazione professionale e viene assegnato alla Scuola Militare Allievi Sottufficiali di Portici, importante centro di formazione collocato in una delle città più belle del Miglio d’Oro, alle pendici del Vesuvio.

A Portici si stabilisce con la famiglia, costruendo una quotidianità fatta di dovere e affetti. È un uomo discreto, ligio al servizio, ma affettuoso con i suoi cari. La sera del 6 gennaio 1978, come sempre, torna a casa dopo il turno e saluta la moglie Donatella e il piccolo David, un bimbo di appena otto mesi. Poco dopo esce di nuovo, con l’intento tenero di ogni padre: acquistare un giocattolo per suo figlio nel negozio di giocattoli del quartiere.

L’epifania del coraggio

Il negozio è pieno di gente: famiglie, bambini, genitori alla ricerca degli ultimi regali dell’Epifania. All’improvviso, quattro uomini armati di fucili a canne mozze, con il volto coperto da passamontagna, fanno irruzione. In un attimo l’atmosfera festosa si trasforma in paura: panico, urla, occhi sbarrati.

Adelio, in abiti civili, è lì. Non è in servizio, ma non si tira indietro. Intuisce il pericolo, si frappone tra i malviventi e i clienti, cerca di parlare, di negoziare, con l’unico obiettivo di proteggere vite innocenti. Il suo tentativo sembra riuscire. Ma improvvisamente, da dietro, un complice infiltrato tra i clienti apre il fuoco.

Il colpo lo raggiunge alla gamba, recidendo la vena femorale. Crolla a terra. I rapinatori fuggono, mentre lui – ancora cosciente – tenta di reagire: estrae l’arma in dotazione e risponde al fuoco. Un atto di coraggio estremo che costringe i criminali alla fuga, evitando una possibile strage.

La lotta tra la vita e la morte

Trasportato d’urgenza all’ospedale di Napoli, Adelio lotta per cinque giorni tra speranza e disperazione. Subisce tre interventi chirurgici, tra cui l’amputazione della gamba. I medici fanno il possibile, ma il 12 gennaio 1978, a soli 36 anni, muore a causa delle gravi ferite.

La sua morte lascia un vuoto incolmabile. Ma il suo gesto diventa un simbolo. Non un martire per caso, ma un uomo che ha scelto, consapevolmente, di non restare fermo davanti all’ingiustizia.

Onore e memoria: una medaglia e un esempio

Adelio Angeli è stato riconosciuto Vittima del Dovere ai sensi della Legge n. 624/1975. Il Presidente della Repubblica gli ha conferito la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria, con una motivazione che è essa stessa una lezione di etica e coraggio:

«Con pronta e coraggiosa determinazione non esitava a slanciarsi contro un malvivente armato e mascherato che, assieme ad altri tre complici, aveva fatto irruzione, a scopo di rapina, in un affollatissimo negozio di giocattoli. Benché attinto mortalmente da un colpo di pistola sparato al suo indirizzo dai malfattori, riusciva ad estrarre l’arma in dotazione ed a rispondere al fuoco dei rapinatori che, disorientati, si davano a precipitosa fuga. Fulgido esempio di grande coraggio ed alto senso del dovere spinti fino all’estremo olocausto. Portici (Napoli), 7 gennaio 1978.»

Il 26 novembre 1980, l’onorificenza viene consegnata alla moglie e al figlio, simbolo di un Paese che, almeno in parte, riconosce il valore dei suoi eroi silenziosi.

A distanza di anni, il nome di Adelio Angeli non è dimenticato. A Portici, dove ha vissuto e servito con onore, il suo ricordo è ancora vivo. Le nuove generazioni dovrebbero conoscerlo, studiarlo, ricordarlo. Perché la sua storia non è solo quella di un poliziotto, ma quella di un cittadino esemplare, di un uomo giusto che ha scelto di non voltarsi.

E chissà, forse tra quei bambini salvati nel negozio ce n’è qualcuno che oggi racconta con commozione: “Quell’uomo mi ha salvato la vita.”