Antonio Francesco Winspeare nasce il 29 marzo 1783 a Portici, nel cuore del Miglio d’Oro, in una città già allora incastonata tra arte, storia e aristocrazia. È figlio di Antonio Winspeare e Giuditta Scillitani, appartenenti a una famiglia nobiliare di origini anglo-napoletane, con rami prestigiosi nella diplomazia, nella giurisprudenza e, come nel caso di Antonio Francesco, nella carriera militare.
Fin da giovanissimo, mostra inclinazione per la disciplina e l’onore delle armi: entra infatti nella prestigiosa Scuola Militare della Nunziatella di Napoli, autentico vivaio dell’élite militare borbonica.
Dalla Nunziatella al fronte: un cursus honorum tra due regni
La carriera militare di Winspeare attraversa due epoche fondamentali: quella del dominio napoleonico (il cosiddetto decennio francese, 1806–1815) e quella della restaurazione borbonica. Durante la parentesi murattiana, serve con lealtà l’esercito di Gioacchino Murat, diventando capo battaglione e aiutante di campo del generale Pignatelli.
Quando, nel 1815, i Borbone rientrano a Napoli, Winspeare non solo viene reintegrato nell’esercito, ma riprende una carriera in costante ascesa:
- 1820 e 1835: Comandante-Direttore della Scuola Militare della Nunziatella
- 1855: Diventa Comandante della Gendarmeria del Regno
- Ministro senza portafoglio, sempre nel 1855
- Ministro della Guerra nel 1860, in un momento tragico e decisivo per le sorti del Regno
Onorificenze e fedeltà al trono
Nel 1816, al tempo del regno di Ferdinando I delle Due Sicilie, Antonio Francesco Winspeare riceve il prestigioso titolo di Cavaliere Commendatore del Reale e Militare Ordine di San Giorgio della Riunione, onorificenza che ne suggella il valore e la lealtà.
Nel 1848, re Ferdinando II lo nomina membro della Camera dei Pari del Regno, organo che riuniva l’aristocrazia più fedele e meritevole della monarchia napoletana.
1849: la Campagna dello Stato Pontificio
Nel 1849, durante la breve parentesi costituzionale, Winspeare viene incaricato con Ministeriale del 30 aprile di guidare una brigata composta da:
- un battaglione di Carabinieri a piedi
- due compagnie dell’8º battaglione Cacciatori
- il 1º reggimento Dragoni
Comanda la I Brigata della Divisione Casella nella Campagna dello Stato Pontificio, distinguendosi nella Battaglia di Velletri dopo una marcia leggendaria da Valmontone a Ceprano. Un’azione degna dei romanzi epici, che gli valse ulteriore prestigio.
L’ultima difesa del Regno
Ma è nel maggio del 1860, con l’arrivo di Garibaldi e l’incipiente collasso del Regno, che Antonio Francesco Winspeare viene chiamato a scrivere il capitolo più drammatico della sua vita. A 77 anni, re Francesco II lo nomina Ministro della Guerra: un segno estremo di fiducia, quasi simbolico, verso un uomo di vecchio stampo, devoto e intransigente.
Con dignità e determinazione, tenta di contrastare la politica filo-unitaria di Liborio Romano e l’avanzata garibaldina, ma la sua azione si rivelerà vana. L’antico regno cade, e con esso anche l’ultimo sogno borbonico.
L’intellettuale in divisa
Oltre alla carriera militare, Winspeare fu autore di un manuale di gendarmeria, testimonianza del suo spirito di riformatore e della sua attenzione verso l’efficienza dello Stato borbonico, anche nei suoi strumenti coercitivi.
Famiglia e discendenza
Sposato con Raimonda Riccardi, Antonio Francesco fu padre di undici figli, alcuni dei quali continuarono la tradizione di servizio e fedeltà alla monarchia. Il primogenito Antonio Winspeare (1819 – 1873) fu diplomatico a Vienna e Berlino, mentre Davide Winspeare, entrato alla Nunziatella nel 1839, partecipò all’assedio di Gaeta, e poi visse in esilio in Russia, dove servì con onore nell’esercito imperiale.
Fine di un’epoca
Ritiratosi dalla vita pubblica dopo la caduta del regno, Francesco Antonio Winspeare muore a Napoli l’11 giugno 1870, a 87 anni. Con lui si spegne uno degli ultimi simboli dell’ancien régime napoletano, un uomo che attraversò i terremoti della storia senza mai abbandonare l’uniforme, né l’onore.
Memoria e riscatto
Oggi il suo nome è poco conosciuto, eppure Francesco Antonio Winspeare fu un protagonista discreto ma decisivo, un uomo il cui destino si legò indissolubilmente alla Nunziatella, alla monarchia borbonica, e alla sua Portici, culla di nobiltà e testimone silenziosa di un’Italia che stava per cambiare pelle.
