Alberto De DominicisSe si volesse raccontare una storia di tenacia, scienza e amore per la terra, quella di Alberto De Dominicis sarebbe un capitolo imprescindibile. Nato a Teramo il 13 febbraio 1879, da Carlo e Filomena Tanzi, la sua vicenda sembra scritta dal destino per intrecciarsi con quella del Meridione agricolo, di Portici, e della rinascita scientifica post-unitaria italiana.

Dalla malattia alla rinascita: l'inizio di un percorso

Da ragazzo, una grave affezione polmonare gli spezzò il cammino scolastico, costringendolo ad abbandonare gli studi liceali. Ma De Dominicis non era tipo da cedere. Si ristabilì, conseguì il diploma in Farmacia e, completando anche la formazione classica, si iscrisse alla Regia Università di Roma, dove nel 1910 si laureò in Chimica pura. Una scalata ostinata, affrontata “nonostante le gravi difficoltà finanziarie”.

Il richiamo del Sud: Portici e l’incontro con Celso Ulpiani

Il giovane chimico cominciò la carriera al prestigioso Istituto di via Panisperna a Roma, ma durò poco. Seguì infatti il prof. Celso Ulpiani, chiamato a Portici per dirigere la cattedra di Chimica agraria e l’omonimo Istituto presso la Regia Scuola Superiore d’Agricoltura. Fu un trasferimento decisivo: Portici diventò il suo laboratorio di vita, di ricerca e di rivoluzione scientifica.

Il suolo meridionale al microscopio

Il De Dominicis degli anni porticesi è un uomo immerso fino alle caviglie — è il caso di dirlo — nel suolo del Sud, pronto a studiarne cause e misteri. I suoi studi pionieristici sulla laterizzazione, sui fenomeni di adsorbimento e scambio ionico nei terreni, e sull’origine della soda, gettarono luce sulle problematiche agricole meridionali. Indagò anche aspetti più pratici: la cottura dei legumi, i guani sardi, i concimi da mallo di mandorle, e persino l’estrazione della canfora.

Il docente, il riformatore, il meridionalista

Nel 1923 vinse il concorso per la cattedra di Chimica Agraria e, l’anno successivo, tornò alla Scuola di Portici da protagonista, occupando la stessa cattedra del suo mentore Ulpiani. Si dedicò con passione alla riorganizzazione dell’Istituto e della Stazione chimico-agraria, contribuendo alla trasformazione della Scuola in Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli nel 1935.

Dopo la guerra, eletto preside nel 1946, si impegnò con giovanile vigore a rilanciare la Facoltà e a definire i contenuti della nuova disciplina della chimica agraria, in cui non esisteva ancora una tradizione consolidata. I suoi "Appunti dalle lezioni" diventarono la base per generazioni di studenti e studiosi.

Ricerca sul campo: il pensiero si fa azione

Lo spirito pratico e riformatore di De Dominicis lo portò a cercare sul campo il riscontro delle sue teorie. Fu il primo a invocare la nascita di un Centro Studi sul Suolo Meridionale presso il CNR e realizzò campi sperimentali a Castelvolturno, Cancello Arnone, Cerignola e Rionero in Vulture, in collaborazione con l’agronomo Emanuele De Cillis. Un sodalizio scientifico e umano, che tradusse la teoria in concrete strategie di concimazione nei climi caldi e aridi, vera piaga dell’agricoltura meridionale.

L’impegno istituzionale e l’eredità scientifica

Fu membro di numerosi comitati scientifici del CNR, della Società di Scienze Fisiche e Naturali di Napoli, dell’Istituto di Incoraggiamento, e partecipò alla Commissione per lo studio del suolo italiano, redigendo anche una carta pedologica per Campania e Sardegna.

Nel 1948 pubblicò il suo saggio più emblematico, Il suolo meridionale, summa del suo pensiero scientifico, sociale e politico: uno sguardo lucido e appassionato sul perché il Sud producesse di meno, e su come si potesse cambiare rotta.

L’addio di un uomo di scienza con il cuore a Sud

Il 10 settembre 1952, Alberto De Dominicis morì improvvisamente a Francavilla al Mare, lasciando un vuoto profondo nel mondo accademico. Ma il suo insegnamento, la sua passione per la scienza al servizio del Mezzogiorno e la sua fiducia nella rigenerazione dell’agricoltura meridionale sono ancora lì, tra i banchi della Facoltà di Agraria di Portici e i solchi tracciati nei campi d’esperimento del Sud.