Ci sono storie che attraversano confini, scuotono coscienze e lasciano tracce profonde nei luoghi che le accolgono. La vicenda di Anthony Caliandro, pastore evangelico italo-americano, è una di queste. Una storia che parte dal profondo Sud d’Italia, si intreccia con gli Stati Uniti, e trova un punto focale tra le mura di una villa vesuviana trasformata in scuola di teologia protestante, proprio a Portici.
Origini e formazione: dalla Puglia all’America
Anthony Caliandro nasce a Ceglie Messapico (oggi Ceglie Messapica), in provincia di Brindisi. Figlio di emigrati italiani, cresce con un piede in due mondi: quello antico e contadino delle sue origini pugliesi, e quello dinamico e riformatore dell’America protestante. Dopo aver completato gli studi teologici negli Stati Uniti, Caliandro diventa pastore presbiteriano e professore di teologia.
Non è solo un uomo di fede: è anche un uomo d’azione. Diventa vicepresidente dell’“American Committee for Religious Freedom in Italy”, fondato nel 1943 con l'obiettivo di promuovere la libertà religiosa nella neonata Italia democratica.
Portici e la svolta: Villa Clementina diventa “Savonarola”
Nel luglio del 1948, Caliandro approda a Portici e acquista Villa Clementina, elegante edificio su corso Giuseppe Garibaldi. Ma non ha intenzione di goderne come una dimora privata: il suo obiettivo è ben diverso.
La villa viene trasformata in un istituto di istruzione teologica evangelica, destinato a quei sacerdoti cattolici che avevano lasciato la Chiesa romana, affinché potessero continuare il ministero nelle chiese protestanti disposte ad accoglierli. Caliandro non costruisce solo un’accademia, ma anche un simbolo: intitola la villa a Girolamo Savonarola, frate domenicano noto per le sue idee riformatrici, e da allora tutti iniziano a chiamarla Villa Savonarola.
All’interno si tengono corsi di teologia, si allestisce una libreria specializzata, e la struttura funge anche da convitto per gli studenti. Un piccolo ateneo evangelico nel cuore del Sud cattolico.
L’inaugurazione dell’Istituto Biblico Evangelico d’Italia
Il 30 ottobre 1949, in occasione della Domenica della Riforma, iniziano ufficialmente le attività didattiche dell’Istituto Biblico Evangelico d’Italia, con sede proprio in Villa Savonarola. L’evento ha un forte valore simbolico e marca una presenza evangelica istituzionale in una zona dominata dal cattolicesimo.
Tra processi e permessi: l’Italia che accoglie e respinge
Ma il clima è tutt’altro che sereno. Nel marzo 1950, Caliandro viene condannato per contrabbando di medicinali, per aver donato a un ex-sacerdote ospite della villa dei farmaci destinati alla sorella ammalata. Il gesto, probabilmente umanitario, diventa un problema legale.
Nel giugno 1950, scaduto il permesso di soggiorno, rientra negli Stati Uniti. Tuttavia, nel novembre dello stesso anno è già di ritorno a Portici. Da quel momento, inizia un balletto burocratico per il rinnovo dei suoi permessi, tra proroghe e richieste motivate dalla sua funzione di direttore dell’istituto.
Nel marzo del 1952, ottiene un’ulteriore proroga, ma la situazione resta instabile. Caliandro resta ininterrottamente a Portici dal novembre 1950, anche oltre la scadenza del permesso. Il 10 dicembre 1952, presenta una nuova richiesta, ma stavolta arriva il rifiuto definitivo. Le autorità di pubblica sicurezza lo considerano colpevole, non per reati penali, ma per aver fondato un istituto evangelico per ex sacerdoti cattolici: un atto giudicato destabilizzante nell’Italia del tempo.
Il caso esplode in Parlamento
Il provvedimento d’espulsione è giudicato una “misura normale per porre fine a una situazione anormale”, ma solleva forti polemiche politiche. Il 19 febbraio 1953, durante una seduta della Camera dei Deputati, cinque parlamentari — Bogoni, Bertazzoni, De Martino, Molè e Nitti — presentano un’interrogazione rivolta al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri.
Chiedono se il rifiuto del rinnovo non rappresenti un danno d’immagine per la democrazia italiana e per i rapporti con i Paesi protestanti. Denunciano un possibile atteggiamento vessatorio verso le minoranze religiose, in contrasto con la Costituzione repubblicana.
Il 23 marzo, il sottosegretario Paolo Emilio Taviani risponde: il permesso non è stato rinnovato perché Caliandro aveva già goduto di un trattamento “quanto mai liberale”, difficilmente riscontrabile in altri Paesi. Di fatto, la linea è: l’Italia è stata fin troppo tollerante.
Un’eredità culturale da riscoprire
La vicenda di Anthony Caliandro si spegne nel silenzio degli archivi, ma la sua eredità culturale e spirituale rimane. Villa Savonarola ha rappresentato per alcuni anni un esperimento audace di pluralismo religioso nel cuore del Sud. Caliandro, pur tra controversie, ha portato a Portici idee nuove, dialoghi difficili e un pezzo di Riforma protestante in terra cattolica.
Nel bene o nel male, il suo nome resta inciso nella storia della città. E se oggi a Portici si parla anche di libertà religiosa e pluralismo spirituale, lo si deve anche a quella villa, a quel pastore venuto da lontano, e a quel sogno chiamato Villa Savonarola.
