In un’Italia che cambiava pelle, tra fabbriche e fermento politico, Antonio Carcarino fu una figura rara: un signore d’altri tempi, come lo ricordano in molti, capace di unire umiltà, passione e rigore politico con un senso profondo della giustizia sociale. Nato a Napoli il giorno dell’Epifania del 1946, ha vissuto gran parte della sua vita a Portici, dove si è spento nel 2016, lasciando un segno profondo nella memoria collettiva della città vesuviana.
Dalla fabbrica alla politica
Appena terminata la scuola superiore con un diploma tecnico in tasca, Carcarino si tuffò nel mondo del lavoro. Trovò occupazione come caposquadra nel reparto manutenzione scocca all’Alfasud di Pomigliano d’Arco, una delle realtà industriali simbolo del Mezzogiorno operaio. Fu in quegli anni, tra turni e tute blu, che Antonio maturò la sua coscienza politica, decidendo di militare nelle fila del Partito Comunista Italiano, dove si distinse fin da subito per serietà, acume e capacità di ascolto.
Nel novembre del 1974, in un incontro pubblico con i cittadini di Portici, intervenne da consigliere comunale del PCI per sostenere una “vertenza popolare” che non riguardava solo i trasporti urbani, ma toccava nodi cruciali come l'acqua, l'energia elettrica e il caro affitti. Denunciava già allora la connivenza tra istituzioni e interessi privati: il suo bersaglio era un contratto «privilegiato» tra il Comune di Portici e una società belga, definita “vampiresca”. Una battaglia locale che mostrava una visione ben più ampia: quella di una società più equa.
Deputato e Senatore: la voce del Sud a Roma
La prima consacrazione politica su scala nazionale arrivò nel 1992, quando fu eletto deputato alla Camera nella lista del Partito della Rifondazione Comunista, nel collegio di Napoli. Durante l’XI Legislatura, sedette nella X Commissione Attività produttive, commercio e turismo, distinguendosi per il suo impegno a tutela delle realtà produttive del Sud.
Due anni dopo, alle elezioni del 1994, fu eletto senatore nel collegio uninominale Portici–San Giorgio a Cremano. Una vittoria netta, segno della fiducia popolare, che gli valse un ruolo centrale nella XII Legislatura, dove operò in:
- 13ª Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali, della quale fu segretario;
- Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti;
- Delegazione italiana al Consiglio d’Europa.
Fu uno dei senatori più attivi: 40 proposte di legge da lui firmate sono diventate leggi dello Stato. Un risultato non banale, segno di una dedizione concreta e operosa.
Tra scissioni, coerenza e nuovi percorsi
Durante la XIII Legislatura (1996–2001), Carcarino visse da protagonista una stagione politica turbolenta. Inizialmente ancora nelle fila di Rifondazione Comunista, ne uscì nel 1998, seguendo Armando Cossutta e Oliviero Diliberto nella nascita del Partito dei Comunisti Italiani, che però abbandonò dopo poco per passare prima al Gruppo Misto, e infine ai Democratici di Sinistra – L’Ulivo.
In quegli anni fu vicepresidente della 13ª Commissione per l’ambiente e ancora una volta componente della Commissione rifiuti. Resta indimenticato il suo impegno nel denunciare, contrastare e cercare soluzioni per il disastro ambientale che colpiva la Campania. Era l’epoca della “Terra dei Fuochi” ante litteram, e lui era lì, a dar battaglia.
L'ultimo impegno, a Portici
Abbandonata la politica nazionale, non abbandonò mai la sua comunità. A Portici militò in Sinistra Ecologia e Libertà, frequentando con discrezione e competenza la sezione locale, continuando a essere punto di riferimento per giovani e meno giovani. Un "compagno umile e vero", così lo ricordano gli amici.
Morì il 29 gennaio 2016, nella sua casa di corso Giuseppe Garibaldi a Portici. Una scomparsa che lasciò un vuoto enorme. Il suo funerale fu semplice e partecipato, come era lui: senza clamori, ma con la dignità di chi ha vissuto per la gente, tra la gente.
🕊 Eredità morale e civile
Antonio Carcarino non fu mai un politico di carriera, ma un uomo delle istituzioni con l’anima dell’attivista e il cuore del popolo. La sua traiettoria è la storia di chi parte da un reparto industriale e arriva in Parlamento senza perdere il contatto con la strada. La storia di un uomo che credeva davvero nel valore della politica come servizio.
Oggi, a Portici, chi lo ha conosciuto lo ricorda come si ricorda un parente caro, un amico di famiglia. Un esempio. Un testimone di un tempo in cui fare politica significava, innanzitutto, prendersi cura delle persone.
