La storia che stiamo per raccontare non è fatta di stucchi e ori, ma di seta grezza, di ideali illuministi e del legno scuro del patibolo. È la storia di un padre e un figlio che scelsero Portici come terra d'adozione e Napoli come ideale per cui morire.

Domenico Piatti: L'Industriale da Trieste

La nostra storia inizia a Trieste, nel 1746. Lì nasce Domenico Piatti. Non è un uomo comune: è un industriale manifatturiero e un banchiere. Ma è anche un uomo di idee, un massone, in un'epoca in cui esserlo significava rischiare grosso.

E infatti, nel 1788, le persecuzioni imperiali antimassoniche si fanno troppo pesanti. Domenico fa i bagagli, saluta la terra natia e scende nel Regno di Napoli per continuare i suoi affari. E dove sceglie di mettere radici? Proprio qui, sott' 'o Vesuvio, a Portici.

Diventa un "porticese d'elezione". È un uomo che crea ricchezza: a Napoli fonda la banca Raymond-Piatti e C., ma il suo cuore imprenditoriale batte a Portici. Nel 1795, impianta «una grande fabbrica di seta, alla Bagnara». Dà lavoro, crea un'eccellenza. I suoi concittadini lo stimano e lo rispettano, tanto da eleggerlo «console dell’arte della seta».

Antonio Piatti: Sangue del suo Sangue

Insieme a Domenico, nel 1788, c'è 'o figlio, Antonio Piatti. È nato a Trieste pure lui, nel 1771. È 'nu guaglione, ha solo diciassette anni quando arriva a Napoli. Cresce all'ombra del Vesuvio, imparando il mestiere dal padre, respirando l'aria del commercio e, evidentemente, anche le sue idee di libertà.

Il 1799: 'O Sogno Repubblicano

Quando il 23 gennaio 1799 viene proclamata la Repubblica Napoletana, la monarchia borbonica fugge e Napoli sogna di diventare come Parigi. Per uomini come Domenico e Antonio, cresciuti con gli ideali dell'Illuminismo e perseguitati dall'assolutismo, non c'è scelta. È il momento di agire.

Aderiscono senza riserve. Domenico, l'industriale rispettato, diventa membro della Municipalità di Napoli. Antonio, il figlio ormai ventottenne, segue il padre e ottiene incarichi di fiducia ancora più grandi: è «membro del Municipio di Napoli e uno dei tre commissari della Tesoreria Nazionale». In pratica, gestiva 'e finanze d'a Repubblica nascente.

'A Fine d'o Sogno: Tradimento e Cattura

Ma 'o sogno dura poco. Meno di sei mesi. Da sud avanzano le truppe sanfediste del Cardinale Fabrizio Ruffo. L'aria a Napoli diventa pesante, si sente odor 'e vendetta.

Antonio, che ricopriva un ruolo così importante, si rifugia in Castel Sant'Elmo, l'ultima fortezza dei repubblicani. Per cercare di salvarsi, indossa la divisa dell'armata francese, sperando di passare per un soldato straniero.

È tutto inutile. Quando il forte capitola, gli inglesi dell'Ammiraglio Nelson tradiscono i patti: concedono 'a libertà solo ai francesi veri, ma escludono tutti i napoletani, tutti 'e regnicoli. Antonio viene catturato, tradotto in catene sul vascello Foudroyant (proprio la nave di Nelson e Lady Hamilton) e consegnato ai Borbone.

Domenico, il padre, viene catturato anche lui.

Il Martirio: Uniti fino alla Morte

Inizia 'a repressione, una delle più feroci della storia di Napoli. La Giunta di Stato processa i patrioti. Domenico e Antonio vengono imprigionati, processati per alto tradimento.

La condanna è la stessa per entrambi: morte. Morte per impiccagione.

Il 20 agosto 1799, a Napoli, nella tristemente famosa Piazza Mercato, il banchiere e l'industriale serico Domenico Piatti, porticese d'adozione, sale sul patibolo. Viene impiccato. Quel giorno stesso, su quel palco maledetto, sale anche 'o figlio, Antonio Piatti. Giustiziato.

Padre e figlio, arrivati insieme da Trieste in cerca di fortuna e libertà, morirono insieme per quel sogno di libertà, entrando per sempre non solo nella storia di Napoli, ma anche in quella di Portici, la città che avevano scelto come casa.