Leopoldo Laperuta, nato a Portici nel 1771, in piena epoca borbonica, crebbe in un clima di grandi fermenti artistici e culturali. Portici stessa, con la sua Reggia e il suo fermento di nobili e intellettuali, era allora una piccola Versailles vesuviana, piena di stimoli per un giovane brillante come lui.

Laperuta mostrò subito una mente sveglia e una mano felicissima per il disegno tecnico. Studiò architettura e ingegneria, formandosi prima a Napoli e poi perfezionandosi a Roma, dove si innamorò del classicismo romano, quello vero, quello delle grandi colonne e degli spazi armoniosi. Non era uno di quei progettisti freddi e distaccati: Leopoldo aveva anima e mestiere, il perfetto equilibrio tra il rigore tecnico e il gusto estetico.

Il Concorso di Murat e il Grande Sogno

Disegno progetto emiciclo Piazza Plebiscito a NapoliNel 1809, sotto il regno di Gioacchino Murat (sì, il cognato di Napoleone!), fu indetto un concorso per ridisegnare un grande spazio urbano a Napoli, il Foro Murat, che doveva essere il cuore pulsante della città moderna.

E chi vinse il concorso? Proprio lui, Leopoldo Laperuta!

Il suo progetto era un capolavoro di eleganza: un grande emiciclo porticato con 38 colonne doriche, realizzate in pietra lavica e marmo – materiali nobili, ma anche simboli della forza vesuviana. Un richiamo alle antiche agorà greche, ai fori romani, ma con uno spirito nuovo, dinamico. Un luogo destinato a essere teatro della vita politica, economica e sociale di Napoli.

E qui, ci vuole una nota romantica: Laperuta voleva che Napoli avesse finalmente una piazza degna delle grandi capitali europee, uno spazio non solo bello, ma vivo, vibrante come il battito del cuore della città.

La Restaurazione Borbonica e il Cambiamento

Purtroppo, si sa: la politica fa e disfa. Dopo la caduta di Murat e il ritorno dei Borbone nel 1815, il progetto di Laperuta fu stravolto. Il grande tempio laico che doveva essere il centro della piazza fu trasformato nella Chiesa di San Francesco di Paola, su ordine di Ferdinando I. Una mossa politica, per "riparare" l'eresia murattiana.

Ma nonostante le modifiche, il disegno originale di Laperuta rimase nel DNA della piazza, che ancora oggi, a Piazza del Plebiscito, porta la sua impronta: quell’abbraccio semicircolare che sembra voler stringere la città tutta in un unico respiro.

Gli Altri Progetti

Laperuta non si fermò mica là. Anzi, il nostro era un vero stakanovista dell'architettura!

  • Palazzo della Foresteria (1813-1818), oggi Prefettura di Napoli: una costruzione sobria ma elegante, a due passi da Piazza del Plebiscito.

  • Docente di Architettura Civile e Disegno: nel 1811 fu chiamato a insegnare alla Scuola di Applicazione di Ponti e Strade (quella che oggi potremmo definire una sorta di Politecnico ante litteram), formando generazioni di architetti e ingegneri fino al 1841.

Insomma, Laperuta non solo costruiva, ma seminava sapere, lasciando una traccia anche nell'insegnamento.

Prefettura Napoli

Gli Ultimi Anni

Visse a Napoli, continuando a lavorare e insegnare, rispettato ma, col passare degli anni, anche un po’ oscurato da nuove mode e tendenze architettoniche. Morì il 27 luglio 1858, a 87 anni: una vita lunga, intensa, piena di bellezza creata e donata alla sua terra.

Curiosità e Aneddoti
  • Amante del Vesuvio: pare che amasse disegnare il vulcano in tutte le sue varianti, dai tramonti infuocati alle placide giornate di bonaccia. Diceva che “il Vesuvio è il vero architetto della mia ispirazione”.

  • Visionario moderno: per il Foro Murat aveva previsto anche spazi per attività commerciali e culturali, come un'idea di centro polifunzionale... nel 1809! Altro che centri commerciali di oggi!

Leopoldo Laperuta, figlio di Portici, fu un architetto col cuore napoletano e la mente universale. Costruì non solo edifici, ma sogni di pietra, sogni che ancora oggi camminiamo, inconsapevoli, sotto il cielo di Napoli.