31 maggio 1866. A Caserta, 'na città che stava ancora celebrando 'a grandezza della sua Reggia borbonica, nasceva Emanuele De Cillis, figlio di Gennaro De Cillis e Carolina Pepe. 'Na famiglia borghese, colta, che credeva nell'istruzione e nella scienza.
Erano gli anni dell'Italia appena unita, quando 'o Sud stava cercando 'e capire quale fosse 'o suo posto nel nuovo regno. E mentre tanti parlavano di arretratezza e problemi, famiglie come quella dei De Cillis credevano che 'a risposta fosse nella cultura e nella scienza.
Portici: 'a scuola che formò 'nu genio
Finiti gli studi superiori, 'o giovane Emanuele prese 'na decisione che gli avrebbe cambiato 'a vita: si iscrisse alla Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, quella magnifica istituzione che aveva sede nella Reggia e che era diventata 'nu punto di riferimento per tutto 'o Mezzogiorno.
E qua famme fa 'na premessa importante: 'a Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, fondata nel 1872, non era 'na scuola qualunque. Era 'nu centro di eccellenza dove si formavano gli agronomi più brillanti d'Italia, dove si faceva ricerca scientifica di primissimo livello, dove 'o sapere antico si mescolava con 'e nuove scoperte del positivismo.
Nel 1887, a soli 21 anni, Emanuele si laureò in Scienze Agrarie. E nun era 'na laurea normale: era 'na formazione universitaria di stampo positivista, basata sull'osservazione scientifica, sulla sperimentazione, sul metodo rigoroso. Era 'o nuovo che avanzava.
'A Sicilia: 'o laboratorio meridionalista
Appena laureato, Emanuele avrebbe potuto scegliere 'a via più facile: 'nu bell'ufficio, 'na carriera tranquilla. Invece scelse 'a strada più difficile ma anche più affascinante: andò in Sicilia a insegnare nelle scuole pratiche di agricoltura.
E qua cominciò 'o suo vero percorso. In Sicilia, Emanuele si trovò faccia a faccia con 'o problema meridionale: terre aride, contadini poveri, tecniche agricole arretrate, produzioni basse. Ma invece di scoraggiarsi, vide 'n'opportunità.
Cominciò a studiare l'agricoltura siciliana con metodo scientifico. Si dedicò alla viticoltura, alle ricerche chimico-agrarie sul potere fertilizzante delle fave, agli studi sui sovesci (quella tecnica antica di coltivare piante che poi si interrano per migliorare 'o terreno).
E qua nasce 'nu concetto fondamentale del pensiero di De Cillis: 'o meridionalismo agronomico. Lui capì 'na cosa che oggi sembra ovvia ma allora era rivoluzionaria: 'o Sud non doveva copiare 'e tecniche del Nord, ma sviluppare 'e sue proprie tecniche adatte al clima caldo e asciutto del Mediterraneo.
Nel 1906, 'o suo talento venne riconosciuto: divenne direttore dell'Istituto Agrario Siciliano di Valdisavoia a Catania. Aveva 40 anni e stava diventando uno degli agronomi più stimati d'Italia.
1909: 'o ritorno a Portici da professore
Nel 1909 arrivò 'o momento che ogni studioso sogna: Emanuele vinse 'o concorso per la cattedra di Agronomia e Coltivazioni presso 'a Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici.
Tornava nella città dove si era formato, ma questa volta come professore ordinario. E non era 'nu professore qualunque: era 'nu maestro che aveva trascorso anni sul campo, che conosceva 'e probleme vere dell'agricoltura meridionale, che aveva 'na visione chiara di come migliorare 'e cose.
Continuò 'e sue ricerche, approfondendo le concimazioni, sperimentando su foraggere e frumento. E nel 1910 pubblicò 'a sua opera più importante: 'o "Trattato delle Coltivazioni", che poi aggiornò nel 1929 e nel 1941.
'Stu trattato diventò 'o testo di riferimento per generazioni di agronomi italiani. Era 'nu'opera monumentale che raccoglieva tutto 'o sapere agronomico del tempo, ma sempre con 'nu occhio particolare ai problemi del Mezzogiorno.
1912: l'avventura libica
E poi arrivò 'n'opportunità straordinaria ma pure controversa. Nel 1912, dopo 'a conquista della Libia da parte del Regno d'Italia, 'o governo cercava esperti per organizzare l'agricoltura nella nuova colonia.
Emanuele venne chiamato a far parte di 'na commissione tecnica ministeriale di studi e ricerche agrologiche in Libia. E nel 1914 gli affidarono 'nu compito ancora più importante: organizzare i servizi agrari della Tripolitania.
Lì, in quella terra africana arida e difficile, Emanuele fondò l'Istituto Agrario di Sidi el-Masri, che divenne 'o centro propulsore delle trasformazioni agricole dell'intera Libia coloniale.
Ora, dobbiamo essere onesti: questa fase della sua vita è problematica. De Cillis lavorò per 'o colonialismo italiano, e questo non possiamo dimenticarlo. Ma è pure vero che 'a sua esperienza libica rafforzò 'a sua convinzione centrale: l'aridocoltura, cioè 'a scienza di come coltivare in ambienti con poca acqua, era fondamentale per 'o Sud Italia.
1919: 'o ritorno e 'a consacrazione
Nel 1919, dopo l'esperienza libica, Emanuele ritornò a Portici. Ormai era 'nu'autorità riconosciuta, e divenne professore ordinario mantenendo l'insegnamento delle Coltivazioni fino al 1936.
Ma 'a sua attività non si limitava all'insegnamento. Era membro di decine di organismi scientifici:
- Socio dell'Accademia dei Georgofili (la più antica e prestigiosa accademia agraria italiana)
- Socio del Regio Istituto di Incoraggiamento di Napoli
- Membro del Consiglio Superiore Coloniale
- Membro del Consiglio Superiore dell'Educazione Nazionale
- Presidente dell'Istituto Fascista di Tecnica e Propaganda Agraria
- Direttore degli Annali di Tecnica Agraria
- Presidente di sezione del Consiglio Nazionale delle Ricerche
- Presidente della Commissione Granaria di Napoli
'Na lista impressionante che testimonia quanto fosse centrale 'a sua figura nel panorama scientifico italiano.
'A battaglia del grano: scienza e regime
E qua arriviamo a uno dei capitoli più complessi e controversi della vita di De Cillis: 'o suo rapporto con 'o fascismo e 'a Battaglia del Grano.
Nel 1925, Mussolini lanciò 'a Battaglia del Grano, 'na campagna per raggiungere l'autosufficienza produttiva di frumento dell'Italia. 'O 4 luglio 1925 venne costituito 'o Comitato Permanente del Grano, presieduto dallo stesso Mussolini.
E chi c'era in questo Comitato? Emanuele De Cillis, insieme a Nazareno Strampelli (quello dei grani ibridi) e altri grandi agronomi dell'epoca.
De Cillis, che aveva sempre condiviso «le concezioni di ruralità e le politiche di potenziamento e di miglioramento dell'agricoltura» del regime fascista, mise tutta 'a sua scienza al servizio della Battaglia del Grano.
Nel 1927 pubblicò "I Grani d'Italia", 'n'opera monumentale dove descrisse dal punto di vista fisiologico e agronomico tutte le varietà di grano coltivate in Italia, collegandole con gli avvicendamenti colturali tipici di ogni regione. Fu 'a prima vera mappatura scientifica dei grani italiani!
Nel 1930 pubblicò "Le basi tecniche della cerealicoltura meridionale" (Potenza), dove dimostrava i vantaggi per l'agricoltura meridionale di 'na cerealicoltura razionale. Anche qua, 'o suo meridionalismo emergeva forte: 'o Sud aveva bisogno di tecniche proprie, non di imitare 'o Nord!
Cerignola e Benevento: 'e campi sperimentali
Ma 'a vera passione di De Cillis erano 'e sperimentazioni sul campo. E così organizzò due campi sperimentali che divennero famosi in tutta Italia:
'O Campo Sperimentale di Cerignola (Foggia): 'nu campo di 20 ettari suddiviso in tantissime parcelle dove venivano confrontate decine di formule di concimazioni applicate a diverse colture erbacee. Era 'nu vero e proprio laboratorio a cielo aperto per studiare l'aridocoltura nei terreni argillosi con climi caldo-asciutti e scarsità d'acqua.
'O Campo Sperimentale di Benevento: qua continuò 'a sperimentazione di Cerignola ma in terreno collinoso. Nel 1939 pubblicò "Il campo sperimentale di Benevento", documentando anni di ricerche.
Questi campi erano 'o cuore del suo pensiero: solo con 'a sperimentazione scientifica rigorosa si poteva migliorare l'agricoltura meridionale!
1929: Senatore del Regno
26 febbraio 1929. Emanuele De Cillis venne nominato Senatore del Regno d'Italia (21ª categoria - nomina per meriti scientifici). Occupò 'nu scanno a Palazzo Madama a Roma fino all'8 luglio 1944.
Come senatore, fu membro:
- Della Commissione per l'esame delle tariffe doganali e dei trattati di commercio
- Della Commissione degli Affari dell'Africa Italiana
Era 'o riconoscimento politico di 'na vita spesa per 'a scienza agraria. Ma questa nomina avrebbe avuto conseguenze pesanti dopo 'a caduta del fascismo.
1930-1935: Direttore dell'Istituto Superiore Agrario
Dal 1930 al 1935, De Cillis fu direttore del Regio Istituto Superiore Agrario di Portici (nuova denominazione che 'a Scuola aveva assunto nel 1925).
In questa veste, guidò 'nu'istituzione che stava crescendo e si stava trasformando. Portici continuava ad essere 'o faro dell'agronomia meridionale, e De Cillis ne era 'o timoniere.
1935: nasce 'a Facoltà di Agraria
4 ottobre 1935: data storica! 'A Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici divenne Facoltà di Agraria dell'Università di Napoli (poi Federico II).
E chi ne divenne 'o primo preside? Emanuele De Cillis, naturalmente! Mantenne questa carica fino al 1946, guidando 'a trasformazione da scuola a facoltà universitaria vera e propria.
Era 'o coronamento di 'na carriera straordinaria: da studente a professore a direttore a preside. Aveva dato tutta 'a sua vita a quell'istituzione!
'A produzione scientifica: 'nu gigante
Durante 'a sua carriera, Emanuele De Cillis produsse oltre 160 pubblicazioni scientifiche! 'Nu numero impressionante che copriva:
- Agronomia generale e coltivazioni
- Mandorlicoltura
- Bachicoltura (allevamento dei bachi da seta)
- Patologia vegetale
- Contabilità agraria
- Avvicendamenti colturali
- Piante legnose
- Cerealicoltura
- Concimazioni
- Aridocoltura
Era 'nu vero polimata, 'nu studioso che abbracciava tutti gli aspetti dell'agronomia con competenza e rigore.
1944: 'a caduta
Ma poi arrivò 'o momento più duro. 8 luglio 1944: con sentenza dell'Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo del 5 dicembre 1944, Emanuele De Cillis venne dichiarato decaduto dalla carica di senatore.
Era 'a conseguenza del suo sostegno al regime fascista. Per 'nu uomo di 78 anni che aveva dato tutta 'a vita alla scienza, dovette essere 'nu colpo durissimo.
Ma continuò a fare ricerca, continuò a insegnare, continuò a lavorare per l'agricoltura meridionale. Perché quella era 'a sua missione, al di là dei regimi politici.
1946-1952: gli ultimi anni
Nel 1946, dopo 'a guerra, De Cillis continuava ancora a lavorare. Ormai aveva 80 anni, ma 'a sua mente era lucida e 'a sua passione intatta.
Continuò a essere 'nu punto di riferimento per generazioni di agronomi che si erano formati con lui. 'A sua casa in Corso Giuseppe Garibaldi a Portici era 'nu luogo dove studenti e colleghi andavano a trovarlo, a chiedergli consigli, a discutere di agricoltura.
19 Marzo 1952: l'ultimo giorno
Mercoledì 19 marzo 1952, mattina. Nella sua casa al Corso Giuseppe Garibaldi a Portici, circondate dall'affetto dei suoi familiari, Emanuele De Cillis chiuse gli occhi per l'ultima volta.
Aveva quasi 86 anni. 'Na vita lunghissima e pienissima, spesa interamente per 'a scienza e per 'o miglioramento dell'agricoltura meridionale.
Come scrissero i suoi biografi, morì «tra l'affetto dei suoi familiari e il compianto di generazioni di tecnici che si erano formati con il suo insegnamento e che da lui erano stati avviati a misurarsi con il difficile problema agrario meridionale».
L'eredità scientifica
Che cosa ci ha lasciato Emanuele De Cillis?
1. 'O Meridionalismo Agronomico: Lui ha dimostrato scientificamente che 'o Sud Italia aveva bisogno di tecniche agricole proprie, adatte al clima mediterraneo. Non potevamo semplicemente copiare quello che facevano al Nord!
2. L'Aridocoltura: I suoi studi su come coltivare in ambienti con poca acqua sono ancora oggi fondamentali, specialmente in tempi di cambiamenti climatici.
3. 'A Catalogazione dei Grani Italiani: 'O suo "I Grani d'Italia" del 1927 resta 'nu documento storico preziosissimo. Oggi che si parla tanto di "grani antichi", 'o lavoro di De Cillis è 'a fonte principale per sapere quali varietà esistevano davvero!
4. 'A Scuola Agronomica: Ha formato generazioni di agronomi che hanno portato avanti 'o suo insegnamento e 'a sua visione. Suo figlio Ugo De Cillis continuò 'o suo lavoro, specializzandosi pure lui nella cerealicoltura siciliana.
5. 'O Metodo Scientifico: Ha dimostrato che solo con sperimentazione rigorosa, dati scientifici e osservazione attenta si poteva migliorare l'agricoltura.
'A Questione del Fascismo: 'Nu Giudizio Necessario
Non possiamo raccontare 'a storia di De Cillis senza affrontare 'a questione del suo rapporto con 'o fascismo. E qua bisogna essere onesti e equilibrati.
Da un lato: De Cillis aderì convintamente al regime, sostenne 'a Battaglia del Grano, accettò 'a nomina a senatore, partecipò attivamente alla politica agraria fascista.
Dall'altro: Era 'nu uomo del suo tempo, formato in 'na cultura positivista che credeva nella scienza al servizio dello Stato. E soprattutto, vedeva nella Battaglia del Grano 'n'opportunità per realizzare 'o suo sogno meridionalista: migliorare finalmente l'agricoltura del Sud.
Non possiamo giudicarlo con 'e categorie di oggi. Dobbiamo capire che era 'nu scienziato che credeva di servire 'o suo Paese e 'o suo Sud, anche se lo faceva attraverso 'nu regime che oggi giustamente condanniamo.
'A storia è complicata, e pure 'e persone sono complicate. De Cillis fu 'nu grande scienziato e allo stesso tempo 'nu sostenitore del fascismo. Entrambe 'e cose sono vere, e dobbiamo tenerle insieme nella memoria.
Portici: 'A Città che L'Ha Fatto e che Ha Fatto Sua
Emanuele De Cillis non era porticese di nascita - era casertano. Ma Portici divenne 'a sua città, quella dove si formò, dove insegnò per decenni, dove visse e dove morì.
E Portici deve essere orgogliosa di averlo avuto! Pecché De Cillis ha contribuito a fare della Reggia di Portici non solo 'nu monumento storico, ma 'nu centro vivo di scienza e sapere che ha cambiato l'agricoltura italiana.
Quando oggi passeggi davanti alla Reggia e vedi 'a Facoltà di Agraria, pensa che lì dentro hanno insegnato giganti come Emanuele De Cillis. Pensa che da quelle aule sono usciti agronomi che hanno migliorato l'agricoltura di tutto 'o Mezzogiorno.
'O Vesuvio, Testimone Silenzioso
Come sempre, 'o Vesuvio ha visto tutto. Ha visto 'o giovane Emanuele arrivare a Portici nel 1883 per studiare, l'ha visto laurearsi nel 1887, l'ha visto partire per 'a Sicilia e poi per 'a Libia, l'ha visto tornare come professore nel 1909.
L'ha visto diventare direttore, senatore, preside. L'ha visto invecchiare ma continuare a lavorare con 'a stessa passione di quando era giovane. E l'ha visto morire in quella casa di Corso Garibaldi nel 1952.
E oggi 'o Vesuvio guarda 'a Facoltà di Agraria nella Reggia e sa che lì dentro vive ancora 'o spirito di De Cillis: quello spirito di ricerca scientifica rigorosa, di amore per 'o Sud, di convinzione che solo con 'a conoscenza si può migliorare 'a vita delle persone.
'Nu Pensiero Finale
Emanuele De Cillis (Caserta, 31 maggio 1866 - Portici, 19 marzo 1952) fu 'nu gigante della scienza agraria italiana. Con 'e sue luci e 'e sue ombre, con 'e sue vittorie e 'e sue contraddizioni, ha dato 'nu contributo fondamentale alla conoscenza dell'agricoltura meridionale.
Oggi che parliamo tanto di agricoltura sostenibile, di biodiversità, di grani antichi, di adattamento ai cambiamenti climatici, dovremmo ricordarci di De Cillis. Pecché molte delle cose che oggi scopriamo, lui le aveva già capite cent'anni fa.
E soprattutto, dovremmo ricordarci della sua lezione fondamentale: 'o Sud non è arretrato, è diverso. E questa diversità non è 'nu problema da risolvere copiando 'o Nord, ma 'na ricchezza da valorizzare con tecniche proprie e appropriate.
Grazie, professore De Cillis, per tutto quello che hai dato a Portici, al Sud e all'agricoltura italiana. 'A scienza nun scorda mai 'e suoi maestri.
Riposa in pace, maestro. 'O grano che hai seminato continua a crescere.
