Eduardo Venditti nasce a Portici il 28 novembre 1876, in un'epoca in cui la nostra città sta vivendo una trasformazione profonda. Siamo nell'Italia postunitaria, e Portici - con la sua Reggia, le sue Ville Vesuviane e il suo porto del Granatello - è ancora un gioiello che attrae visitatori e villeggianti da tutta Europa.
Il giovane Eduardo sceglie la strada dell'istruzione, conseguendo il diploma magistrale. Non è una scelta casuale: diventare maestro elementare, in quegli anni, significava entrare in contatto diretto con le classi popolari, vedere da vicino le condizioni di vita del popolo. E Eduardo si rivela subito "un maestro elementare con un'ottima preparazione teorica e dotato di grandi capacità organizzative".
Ma è nel 1898 che accade qualcosa di fondamentale: alla fine di quell'anno, Eduardo aderisce al primo nucleo organizzato del socialismo porticese. Ha 22 anni, l'età in cui si fanno le scelte che cambiano la vita. E la sua scelta è netta, coraggiosa: schierarsi dalla parte degli ultimi.
Il Risveglio Politico e l'Incontro con Bordiga (1898-1912)
Una volta maturata la scelta politica, Eduardo non fa le cose a metà. Si impegna "intensamente nella lotta di classe e nelle battaglie sindacali a favore delle classi sociali più deboli", fino a diventare, come scrivono i compagni dell'epoca, "la bandiera dell'ideale in tutta la zona vesuviana".
Questa definizione non è retorica: Eduardo aveva capito una cosa fondamentale. Come scrive lui stesso: "soltanto la organizzazione affiancata alla propaganda semplice ma continua, poteva dare i frutti sperati". E così "pose mano ad un lavoro che lascerà poi durature e profonde le sue tracce in tutto il corpo sociale del popolo porticese".
L'incontro che cambierà la storia del socialismo campano avviene quando Amadeo Bordiga entra in contatto con i vecchi militanti del gruppo socialista porticese. Tra Eduardo e il giovane studente d'ingegneria nasce un'amicizia e una complicità politica straordinaria. È proprio sotto la guida di Venditti che Bordiga "familiarizza presto con i classici del marxismo".
Pensate un po': il maestro elementare di Portici che introduce ai testi di Marx il futuro leader del Partito Comunista d'Italia! È una di quelle storie che solo la nostra terra sa regalare.
Il Giornalista della Memoria (1910-1913)
Eduardo non è solo un organizzatore: è anche un intellettuale, un uomo di cultura. Il 18 giugno 1910, collaborando con l'Avanti, firma un articolo dal titolo struggente: "La prima pagina del martirologio operaio". È il suo modo di ricordare l'eccidio di Pietrarsa dell'8 agosto 1863, quando i bersaglieri del 33° Battaglione spararono sui lavoratori in sciopero.
Nel 1911, scoppia la guerra italo-turca, e Eduardo, insieme a Bordiga, denuncia sulle pagine de "La Soffitta" l'opportunismo dei sindacalisti rivoluzionari napoletani che sostengono l'intervento in Libia. È una posizione coraggiosa, controcorrente, che porta alla rottura definitiva.
Il 2 aprile 1912, Eduardo e Bordiga decidono "l'uscita in massa dalla sezione napoletana non ritenendola più socialista". Non si limitano alla protesta: danno vita al "Circolo Socialista Rivoluzionario Carlo Marx, con lo scopo precipuo di dare al socialismo una fisionomia di classe".
Ma il capolavoro arriva il 5 gennaio 1913: insieme ad Amadeo Bordiga, Eduardo fonda presso la sezione socialista di Portici il giornale "Il lavoro". È un foglio quindicinale che rappresenta "la tendenza socialista intransigente del partito". Portici diventa così il centro propulsore del socialismo rivoluzionario campano!
Il Leader Politico (1913-1922)
In questi anni, Eduardo è ormai uno dei maggiori esponenti della sezione porticese del Partito Socialista Italiano. È componente della direzione locale e attivo sindacalista. La corrispondenza che parte da Portici diretta agli organi centrali del partito, firmata con la sigla "Fides", è probabilmente opera sua.
Nel 1919, pur essendo "massimalista alquanto distante da Bordiga" (segno che Eduardo mantiene sempre la sua autonomia di pensiero), viene chiamato a far parte della segreteria della neo costituita federazione socialista regionale campana. È il riconoscimento del suo peso politico a livello regionale.
Ma Eduardo non si accontenta della politica "alta": vuole portare il socialismo nella vita quotidiana dei porticesi. Così, alla propaganda affianca "l'attiva partecipazione alla vita politica cittadina".
Il Trionfo Elettorale del 1922
Il momento più glorioso arriva nel 1922. Dopo il periodo di commissariamento, si tengono le nuove elezioni amministrative a Portici. Il Partito Socialista presenta Eduardo come capolista, e quello che succede è straordinario.
Domenica 12 febbraio 1922, i porticesi vanno alle urne. Quando si apre lo spoglio, emerge un risultato storico: Eduardo Venditti ottiene ben 950 voti di preferenza, un numero impressionante per l'epoca! Grazie al suo traino, il Partito Socialista conquista "per la prima volta la maggioranza", ottenendo sei seggi nel consiglio comunale che, per l'aumento della popolazione, passa da 24 a 30 consiglieri.
Eduardo diventa capogruppo dei sei consiglieri socialisti e guida l'opposizione in consiglio comunale. Portici ha il suo primo governo socialista!
Lo Storico di Portici
Ma il 1922 riserva un'altra sorpresa. Eduardo, che è sempre stato un uomo di cultura, pubblica presso la Tipografia Editrice Meridionale di Napoli la sua "Storia di Portici illustrata. Preceduta da notizie relative ad Ercolano ed al Vesuvio".
In 82 pagine, Eduardo ci regala una descrizione della nostra città che è insieme scientifica e poetica: "Portici giace alle falde del Vesuvio, a 40° 48' 48" di lat. N. e 14° 2' 14" di long. E. di Greenwich... ad un'altezza media di m. 41 sul livello del mare... La popolazione di esso è di circa 22,000 abitanti; ma aumenta considerevolmente in estate, a causa dei villeggianti che vi affluiscono per godervi il clima mite e temperato, o per bagnarsi nelle acque limpide della sua spiaggia, che si stende, per quasi due chilometri, tra i comuni di S. Giovanni a Teduccio e Resina, nel sito più incantevole del golfo".
Il libro, pur avendo "semplici fini divulgativi", parla degli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della città, degli uomini che le hanno dato gloria, degli edifici civili e religiosi che la abbelliscono, delle istituzioni che vi hanno sede. Eduardo non è solo un politico: è un vero figlio di Portici che vuole tramandare l'amore per la sua terra.
La Resistenza al Fascismo e la Fine (1922-1939)
Con l'avvento del fascismo, tutto cambia. I mutamenti nel quadro politico nazionale e locale costringono i componenti del gruppo socialista porticese a presentare "le dimissioni dalla carica di consigliere comunale".
La sezione porticese del Partito Socialista, nel tentativo di mantenere in vita l'organizzazione, diventa "bersaglio di continue persecuzioni". Ma Eduardo non si arrende, continua la sua battaglia fino alla fine.
Eduardo Venditti muore a Portici sabato 24 giugno 1939, dopo una vita spesa interamente per i suoi ideali e per la sua città.
La Memoria che Non Muore (1952-1954)
La morte non cancella il ricordo. Domenica 14 settembre 1952, gli iscritti alla locale sezione del Partito Socialista di Portici celebrano i sessanta anni di vita del partito. In quella ricorrenza, ricordano degnamente "il compagno Eduardo Venditti", eminente figura del primo socialismo porticese.
Nel settembre 1954 accade qualcosa di bellissimo: i tesserati della sezione socialista porticese si fanno carico non solo di sollecitare l'Amministrazione civica a dedicare una strada a Eduardo, ma anche della spesa per l'acquisto, l'incisione e la posa della lastra marmorea.
La targa, semplice e austera, dalla "laconica dizione: Via Eduardo Venditti", viene murata all'inizio di via Marittima, adiacente piazza San Pasquale. Da allora, il tratto di strada prospiciente la discesa del porto Borbonico e la stazione ferroviaria del Granatello porta il suo nome.
L'Eredità di un Grande Porticese
Eduardo Venditti è stato molto più di un politico: è stato un educatore, un giornalista, uno storico, un leader che ha saputo unire la lotta per la giustizia sociale all'amore per la propria terra.
La sua storia ci insegna che Portici non è solo Villa Vesuviane e bellezze artistiche: è anche una città che ha saputo produrre uomini capaci di lottare per un mondo migliore. Eduardo ha dimostrato che si può essere profondamente radicati nella propria terra e allo stesso tempo cittadini del mondo, portatori di ideali universali.
Come dice una vecchia canzone napoletana: "'A vita è 'na cosa seria, ma pure bella quando se fa pe' ddavero". Eduardo Venditti la sua vita l'ha fatta davvero, lasciando tracce profonde che durano ancora oggi.
Ogni volta che passate per Via Eduardo Venditti, al Granatello, ricordatevi di questo maestro straordinario che ha insegnato a Portici non solo a leggere e scrivere, ma anche a sognare un mondo più giusto. Perché, come diceva lui stesso, "soltanto l'organizzazione affiancata alla propaganda semplice ma continua" può dare i frutti sperati.
E questi frutti, caro amico, li stiamo ancora raccogliendo oggi.
