Eduardo DalbonoEduardo Dalbono nasce a Napoli il 10 dicembre 1841, e non nasce in una famiglia qualunque. Il destino suo era già scritto! Suo padre è il critico d'arte Carlo Tito Dalbono, suo zio paterno Cesare è uno scrittore e storico dell'arte. mentre lo zio da parte della madre è Consalvo Carelli, famoso paesaggista della Scuola di Posillipo.

Insomma, in quella casa si mangiava pane e arte. Fin da piccolo, lo stimolarono a studiare letteratura, musica, storia e, soprattutto, il folklore napoletano.

Inizia a studiare a Roma nel 1850 con l'incisore Marchetti, ma è a Napoli che trova la sua strada, prima con B. d’Elia e poi con un maestro fondamentale: Nicola Palizzi, uno dei fratelli che stavano cambiando la pittura napoletana.

La Svolta: La "Repubblica di Portici"

Il giovane Dalbono esordisce nel 1859 alla Biennale Borbonica. I suoi primi quadri, come S. Luigi re di Francia, guardano ancora alla tradizione e alla Scuola di Posillipo dello zio Carelli e di Gigante. Ma Eduardo era un ribelle, ’o core suo cercava altro.

A metà degli anni '60, l’illuminazione. Stanco delle regole dell'Accademia, Dalbono si unisce a un gruppo di giovani pittori (tra cui De Nittis, Rossano, De Gregorio) che volevano dipingere la verità. Nasce la Scuola di Resina, che loro stessi battezzarono scherzosamente la "Repubblica di Portici".

Si riunivano al Granatello di Portici, piantavano i cavalletti sott’‘o sole (en plein air) e dipingevano ’o vero: i pescatori, la luce, il mare, la vita. È l'inizio del Verismo pittorico napoletano! Un'opera simbolo di quel periodo è Sulla terrazza (1865-67), un ritratto di famiglia borghese con i tetti di Napoli sullo sfondo.

Il Successo: Dalle Scomuniche alle Sirene

Dalbono diventa rapidamente un nome di punta. Nel 1866, vince il concorso di pittura storica con la Scomunica di re Manfredi (che vincerà l'oro a Parma nel 1870).

Ma il capolavoro assoluto arriva nel 1871: "La leggenda della Sirena" (o Mito di Partenope). È ’na poesia dipinta! Un quadro che unisce il mito antico alla luce moderna del Golfo. L'opera ha un successo strepitoso: esposta a Napoli, Milano e Vienna (dove vince il bronzo), diventa così famosa che ne fanno pure un'incisione da regalare ai soci della Promotrice.

L'Incontro a Portici: L'Estate del 1874

Il legame di Dalbono con Portici si cementa in modo indelebile nel 1874. In quell'estate, frequenta assiduamente Villa Arata di Portici. Perché?

Perché lì viveva e lavorava il genio spagnolo Mariano Fortuny y Marsal. Fortuny era diventato amico dei pittori della Scuola di Resina e soggiornava spesso nella Reggia. Dalbono, seguendolo nel territorio porticese, rimane folgorato:

"Ammirava il maestro mentre dipinge con i suoi acquerelli. Tanto ne è influenzato, che sceglie l’adozione dell’acquarello."

Quell'incontro gli cambia la tecnica. E non solo: proprio durante una visita a Fortuny, presentato dall'amico De Nittis, Dalbono conosce il mercante d'arte parigino Adolphe Goupil. ’Na svolta!

Gli Anni di Parigi e la Fama

Con il sostegno di Goupil, Dalbono trascorre diversi anni a Parigi (1878-1882). È il periodo in cui la sua arte, arricchita dalla tecnica dell'acquarello, sposa il folklore napoletano, creando opere di successo commerciale come Il voto alla Madonna del Carmine e Canzone del mare.

’O Maestro: Gli Ultimi Anni

Tornato a Napoli, Dalbono è ormai un'istituzione.

  • Nel 1897 ottiene la cattedra di pittura al Real Istituto di belle arti.

  • Nel 1905 viene nominato curatore della Pinacoteca del Museo Nazionale (oggi Capodimonte).

Non è solo pittore, ma anche critico d'arte: i suoi scritti e le sue conferenze verranno raccolti nientemeno che da Benedetto Croce nel 1915.

L'Eredità Porticese

Dalbono si spegne a Napoli il 23 agosto 1915. Ma il suo legame con Portici è eterno.

La Villa Dalbono (costruita nel 1846, quindi proprietà di famiglia) era il suo buen retiro, la sua fonte d'ispirazione. Dipinse capolavori come Tramonto a Portici, Villa Dalbono a Portici e Veduta del Granatello.

Dopo la sua morte, il Comune di Portici, per onorare il suo "illustre figlio adottivo", decise di rinominare l'antica Via Picenna in Via Eduardo Dalbono.

E ancora oggi, quando camminiamo per quella strada, sentiamo l'eco di quel pittore che, guardando il nostro mare, invece dell'azzurro ci vedeva l'oro. E chi s’‘o scorda!