La storia che vi racconto oggi è di quelle che riempiono il cuore d'orgoglio. Parla di un uomo nato proprio qui, nella nostra Portici, che con la forza della legge e dell'intelletto ha combattuto una delle battaglie più importanti per la nostra terra. Parlo di Davide Winspeare. Nato a Portici il 23 maggio 1778, questo figlio della nostra terra, allievo nientemeno che del grande Antonio Genovesi, non fu solo un giurista, ma un vero rivoluzionario con la toga. Pensate: a 21 anni già in carcere per le sue idee! Ma non si arrese. Con la sua penna affilata e un coraggio da leone, sfidò i baroni e cambiò il volto del nostro Regno. Siete pronti a scoprire la vera storia di questo gigante, tra prigioni, esilio, amicizie reali e un amore sconfinato per la giustizia e la libertà del popolo? Aggrappatevi forte, perché ora il viaggio si fa ancora più emozionante!
Le Radici, la Formazione e il Carcere: La Tempra di un Rivoluzionario
La storia del nostro Davide Winspeare, quella precisa, comincia a Portici il 23 maggio 1778. Suo padre non era un ufficiale inglese, ma il generale del Genio borbonico Antonio Winspeare, e sua madre era Maria Scillitani. Un predestinato, direte voi. E infatti, fin da giovane, si capì che quel ragazzo aveva la stoffa del campione.
Si butta a capofitto negli studi di legge e ha la fortuna di avere un maestro eccezionale: l'economista e filosofo Antonio Genovesi, uno dei più grandi illuministi del nostro Sud. Alla sua scuola, Davide non impara solo i codici, impara a pensare, a criticare, a sognare un mondo più giusto.
La sua carriera è fulminante. Giovanissimo, diventa avvocato fiscale delle Regie Poste e si fa subito notare per il suo rigore: combatte le ruberie e le inefficienze, 'na specie di giustiziere dei disservizi postali! Ma il suo spirito libero e le sue idee moderne gli costano caro. Durante la Repubblica Partenopea del 1799, a soli 21 anni, viene arrestato e imprigionato. Assaggia il sapore amaro del carcere per le sue idee, ma quell'esperienza, invece di spezzarlo, lo forgia.
L'Uomo della Legge: La Spada contro il Feudalesimo
Con l'arrivo dei francesi, il talento di Winspeare non può più essere ignorato. Giuseppe Bonaparte lo nomina avvocato fiscale e, nel 1808, gli affida l'incarico che cambierà la storia: membro e procuratore generale della Commissione feudale. E che cos'era questa commissione? Era 'na squadra speciale con un solo obiettivo: fare a pezzi il sistema feudale. In meno di tre anni, esaminando quasi 1400 cause, questa commissione, guidata dalla mente lucida di Winspeare, mette la parola fine a secoli di soprusi.
Ma il nostro Davide non si ferma qui. Nel 1811, dà alle stampe il suo capolavoro, la "Storia degli abusi feudali". Uagliù, questo non è un libro, è un monumento. Una denuncia spietata di tutte le ingiustizie e le arretratezze causate dai baroni. Quest'opera lo consacra come uno dei più grandi giuristi d'Europa e diventa "il primo trionfo dei diritti del popolo".
L'amicizia e la stima con Gioacchino Murat lo portano a ricoprire cariche sempre più prestigiose, fino a ottenere, nel 1814, il titolo di barone.
L'Esilio, il Ritorno e la Filosofia: Un Amore Infinito per la Libertà
La ruota della storia, però, gira. Caduto Murat, tornano i Borboni e per Winspeare sono dolori. Il suo passato filofrancese e la sua lealtà verso la famiglia Murat (accompagnò personalmente la vedova Carolina Bonaparte in esilio a Trieste per metterla in salvo) gli costano la destituzione e l'esilio. Per quattro anni vive lontano dalla sua Napoli, tra Germania e Francia.
Quando torna nel 1819, dopo un breve ritorno alla politica attiva durante i moti costituzionali del 1820, decide di dedicarsi alla professione di avvocato e, dal 1834, si immerge completamente negli studi filosofici. Non smette mai di scrivere, di pensare, di lottare per i suoi ideali: una monarchia costituzionale che garantisse la libertà e l'emancipazione del popolo.
Questo gigante, "fra i più illustri uomini del Regno", si spegne a Napoli il 13 settembre 1847. Ci lascia non solo leggi più giuste, ma un'eredità di pensiero e di coraggio che è ancora oggi 'na luce per tutti noi.
Le Opere di un Gigante del Pensiero
Ecco la bibliografia che testimonia la grandezza del suo intelletto, spaziando dal diritto alla filosofia, sempre con lo stesso obiettivo: il progresso della società.
- Delle confessioni spontanee de’ rei, Stamp. Simoniana, Napoli 1807.
- Storia degli abusi feudali, Tip. Trani, Napoli 1811.
- Voti de’ napolitani, s.e., Napoli 1814.
- La voce di Napodano, o sia Quarta illustrazione del patto di Capuana e Nido, Trani, Napoli 1825.
- I libri delle leggi di Cicerone volgarizzati, Tip. Trani, Napoli 1829.
- Delle chiese ricettizie del Regno. Dissertazione, Tip. Trani, Napoli 1833.
- Saggi di filosofia intellettuale, voll. 3, Tip. Trani, Napoli 1843-1846.
- Dissertazioni legali, a cura di G. Winspeare, Tip. Agrelli, Napoli 1844.
- La colonia perpetua ed i diritti feudali aboliti, Tip. Pesole, Napoli 1895.
