
Ci sono nomi incisi nella memoria di una città non per la lunghezza della vita, ma per l'intensità di un singolo, accecante momento di coraggio. Quello di Carlo Santagata è uno di questi. È la storia di un ragazzo di Portici, la cui giovane esistenza si è consumata in un giorno di rabbia e di gloria, diventando un simbolo eterno della Resistenza.
Da Villa Meola alla Soglia della Storia
Carlo Santagata nasce a Portici, nella storica Villa Meola, il 18 settembre 1927, da Giuseppe e Cira Consolente. La sua infanzia è quella di tanti ragazzi porticesi, fino a quando, intorno al 1936, la famiglia si trasferisce in cerca di lavoro a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Qui, Carlo completa le scuole elementari e medie, dimostrando un'intelligenza viva che lo porta a iscriversi al Liceo Scientifico di Napoli. È un ragazzo come tanti, con i sogni e le speranze dei suoi sedici anni.
5 Ottobre 1943: il Giorno che Cambiò Tutto
Quel martedì di ottobre, la Storia irrompe nella sua vita. Le truppe tedesche, in ritirata verso nord sotto la pressione degli Alleati, sono trincerate a Santa Maria Capua Vetere. La popolazione locale, esasperata, insieme a militari italiani sbandati, decide di reagire. Scoppia un furioso combattimento lungo la via Appia, un tentativo disperato di tagliare la via della ritirata ai nazisti.
In mezzo a questo caos, c'è anche Carlo. Un ragazzo di sedici anni che non si tira indietro. La sua giornata, però, prende una piega ancora più drammatica. Fermato a un posto di blocco in località Pagliariello, viene perquisito da una pattuglia tedesca. Gli portano via tutto: i pochi oggetti che ha con sé e persino il pane che era andato a comprare per la sua famiglia.
È l'umiliazione a scatenare la sua reazione. Non è un calcolo, non è una strategia. È "l'istinto ad esprimere lo sdegno e la rabbia". Infuriato, scaglia delle pietre contro i soldati. Ma non gli basta. Quel gesto di rabbia si trasforma in una decisione irrevocabile. Si reca in una caserma abbandonata e riesce a recuperare un moschetto, munizioni e delle bombe a mano. Ora non è più un ragazzo disarmato. È un combattente.
La Battaglia Solitaria e il Martirio
Senza esitare, Carlo Santagata si lancia all'inseguimento di una colonna della Wehrmacht. Da solo. Con un'azione improvvisa e audace, spara e lancia le sue bombe, riuscendo a ferire diversi soldati nemici. È un'azione di guerriglia pura, dettata dal coraggio. Ma il destino è crudele: il fucile si inceppa. Tenta una fuga disperata, cercando riparo in una masseria, ma viene sorpreso da un soldato tedesco. Ferito, viene subito circondato, catturato e seviziato.
La sentenza è immediata e senza processo. Per il solo fatto di averlo trovato armato, o forse per un'irrazionale dimostrazione di ferocia, viene condannato a morte. Sotto i suoi occhi preparano il patibolo. Lo impiccano all'istante, "al primo albero con una sottilissima corda di canapa".
Carlo affronta la forca "con grande coraggio". Ma la brutalità dei suoi aguzzini non si ferma nemmeno davanti alla morte. Con ferocia inaudita, infieriscono sul suo corpo ormai senza vita, scaricandogli addosso raffiche di mitra.
Un'Eredità Scolpita nella Pietra e nella Memoria
Il sacrificio di Carlo Santagata non è stato dimenticato. È un monito eterno scolpito nella pietra in diversi luoghi:
Lo Stato italiano, finita la guerra, gli conferirà la più alta onorificenza: la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. La motivazione è da brividi:
«Giovane sedicenne, pur reso edotto del pericolo cui andava incontro, si impegnava da solo in azioni di guerriglia contro il nemico ripiegante. [...] Catturato dal nemico, seviziato ed impiccato immolava la sua giovane esistenza con serenità e virile coraggio. Luminoso esempio del tradizionale eroismo della gioventù italiana.»
A Portici, sua città natale, una lapide sulla parete di Villa Meola recita:
IL 18 SETTEMBRE 1927 IN QUESTA CASA NASCEVA CARLO SANTAGATA MEDAGLIA D’ORO AL V. M. DELLA RESISTENZA IMPICCATO A CAPUA DA SOLDATI TEDESCHI IN RITIRATA IL 5 OTTOBRE 1943. NEL CINQUANTENARIO DELLA NASCITA IL COMUNE POSE.
Nel cimitero di Capua, sulla cappella della Trinità, è incisa la motivazione della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, la stessa che lo Stato italiano gli conferirà, riconoscendone l'eroismo supremo.
Il Comune di Portici, per onorare il suo "patriota e protopartigiano", gli ha intitolato la moderna scuola media di via Poli. Un modo per ricordare ogni giorno a centinaia di giovani studenti che la libertà di cui godono è stata pagata anche dal sacrificio di un ragazzo coraggioso, nato proprio tra le loro stesse strade. Un eroe di sedici anni, la cui memoria è un faro che non si spegnerà mai.
A Santa Maria Capua Vetere, nel luogo del martirio, un cippo ricorda:
A QUESTO ALBERO FU IMPICCATO CARLO SANTAGATA MEDAGLIA D’ORO DELLA RESISTENZA [...] L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE POSE 25.4.1972.
Ecco chi era Carlo Santagata. Non solo il nome di una scuola. Ma un ragazzo di Portici che, a sedici anni, ci ha insegnato cosa significano le parole coraggio, dignità e libertà. E la prossima volta che passi davanti a quella scuola, fermati un secondo. Pensa a lui. Perché un paese che non dimentica i suoi eroi, è un paese che non morirà mai.
