La nostra storia comincia in una Portici che ancora profumava di aristocrazia borbonica. È una domenica, il 4 settembre 1824, e in casa di Gaetano Mirabito, un uomo la cui vita è legata all'esercito, nasce un figlio, Carlo. Il suo destino, in un'epoca in cui il mestiere del padre era spesso la prima eredità, sembra già scritto. L'eco dei comandi militari e il rigore della divisa paterna sono la musica della sua infanzia. Non c'è da stupirsi, quindi, che il giovane Carlo veda nell'Accademia Militare non un dovere, ma il naturale proseguimento del suo cammino.
La Giovinezza in Divisa Borbonica
Superati gli studi alla Reale Accademia Militare, Carlo Mirabito entra a pieno titolo nel mondo che gli era stato designato: il Reale Esercito delle Due Sicilie. È un ufficiale promettente, un figlio di Portici che incarna la disciplina e l'onore del suo ceto. La carriera procede spedita, senza scossoni. Ogni promozione è un gradino salito con merito. Il 29 dicembre 1851 arriva una nomina importante: è Capitano di seconda classe e gli viene affidato il comando interinale della Batteria N. 13. È un ruolo di responsabilità, dove non basta conoscere la teoria, ma bisogna saper gestire gli uomini, farsi rispettare, diventare un punto di riferimento. E Carlo, evidentemente, ci riesce.
Il suo valore viene suggellato nel 1860. Mentre il Regno inizia a scricchiolare sotto i colpi della storia, lui, ormai Capitano di prima classe, viene insignito della croce di grazia dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio. È una delle massime onorificenze borboniche, un segno di stima e di lealtà premiata proprio sull'orlo del precipizio.
La Grande Scelta: Servire l'Italia
Poi, la storia accelera. Garibaldi sbarca, il Regno crolla, un'epoca finisce. Per un ufficiale come Carlo Mirabito, questo non è solo un evento politico, è un terremoto esistenziale. La bandiera per cui ha giurato, gli uomini che ha comandato, il Re che ha servito: tutto viene messo in discussione. Qui si compie la scelta che definisce la sua biografia. Fedele al suo ruolo di soldato più che a una dinastia, aderisce al nuovo Stato unitario. Transita nel nascente Esercito Italiano, portando con sé la sua esperienza e il suo grado.
Il nuovo Regno non solo lo accoglie, ma gli dà fiducia. Già il 24 gennaio 1861, viene promosso Maggiore e assume un incarico di prestigio: vice direttore della Direzione Territoriale d'Artiglieria a Torino. È un salto non solo geografico, ma anche culturale. Il sole del Golfo lascia il posto alla nebbia sabauda, ma il senso del dovere resta lo stesso.
Una Carriera nel Nuovo Regno
La sua seconda vita militare è una conferma delle sue capacità. Lo Stato italiano riconosce in lui un ufficiale valido e leale. Il 13 gennaio 1866, da Luogotenente Colonnello, viene gratificato con la croce di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, seguita poi dalla nomina a cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Il suo petto diventa una mappa della sua vita: le insegne borboniche accanto a quelle sabaude, a testimoniare il suo singolare percorso.
La sua biografia militare continua a riempirsi di incarichi: viene destinato al 52° fanteria e, il 16 ottobre 1875, riceve un aumento di stipendio per anzianità di servizio, un dettaglio che ci ricorda come, dietro l'ufficiale, ci fosse un uomo e un professionista. L'ultimo atto della sua carriera attiva lo vede comandante della fortezza di Legnago. Infine, con Regio Decreto del 26 dicembre 1875, viene trasferito nel corpo degli invalidi e veterani, il meritato approdo dopo una vita passata in armi.
La storia del Tenente Colonnello Carlo Mirabito, nato a Portici, è quella di un uomo che ha vissuto la fine di un mondo e l'inizio di un altro, non da protagonista, ma da servitore leale e silenzioso. È la biografia di una generazione di soldati del Sud che, di fronte a un bivio, scelse la strada di un'Italia unita.
