In un tempo in cui la nobiltà borbonica dominava la scena e Napoli brillava come stella del Mediterraneo, Carlo Danza era uno di quei personaggi che non passavano inosservati.
Nato il 10 maggio del 1681 (qualcuno dice battezzato a Tramutola, ma figlio e cuore napoletano), Danza cresceva tra libri di diritto e buone maniere, affilando la mente come un avvocato che sa destreggiarsi tra codici e corti con la stessa eleganza con cui si versa un bicchiere di lacryma Christi.
Era un uomo colto, raffinato, ma non di quelli che si rinchiudono nei salotti a declamare versi: Carlo Danza scendeva in campo, anzi in tribunale, e faceva sentire la sua voce come un tenore in un teatro pieno. La sua carriera fu un crescendo rossiniano: da semplice giureconsulto arrivò a sedere nei piani alti del potere legale del Regno, fino a diventare Presidente del Sacro Regio Consiglio nel 1748. Un ruolo che oggi potremmo tradurre come una sorta di “ministro della giustizia”, ma con la toga e l’anello nobiliare.
🏛️ Villa Danza: un sogno in riva al Vesuvio
Ma il vero cuore del nostro racconto batte a Portici, dove il marchese decise di piantare radici in grande stile. Intorno al 1724 – c'è chi dice 1721 ma a noi piace fidarci dei marmi e delle leggende – fece costruire una villa lungo la Strada Regia delle Calabrie, oggi via Marconi. Una bellezza rara, che sembrava uscita direttamente da un sogno barocco.
Una splendida dimora destinata a rappresentare il suo gusto raffinato e il suo animo cittadino. Una lapide incisa – “Carolus Danza construendum curavit A.D. MDCCXXIV” – lo testimonia con precisione.
La villa si presenta con una pianta a forma di due L che si incontrano nell’atrio, come appare già nella Mappa del Duca di Noja del 1775. Il cortile quadrato si anima di stucco bianco, mascheroni, volute e motivi naturalistici, racchiuso su tre lati da un portico e chiuso sul quarto dalla magnifica scala a doppia rampa – unica nel suo genere nel napoletano – che conduce al giardino di agrumeti e al piano nobile.
Molti tra gli storici attribuiscono la sua realizzazione a Domenico Antonio Vaccaro, sulla base di analogie stilistiche con altre sue opere realizzate tra il 1718‑1724. Secondo altri, la scala e lo stile rococò della villa, richiamano l’influenza di Ferdinando Sanfelice, suggerendo una collaborazione tra i due grandi architetti. Inoltre, ci sono documenti che attribuiscono a Nicola Tagliacozzi Canale la direzione di restauri e interventi successivi negli anni Quaranta del Settecento.
Da elegante residenza di delizie, Villa Danza ospitò nei mesi estivi dal 1738 al 1748 la corte del re Carlo III e della regina Maria Amalia in visita privata durante i lavori alla reggia reale di Portici. Dopo passaggi di proprietà, fu acquisita nel 1911 dal dottor Felice Meola, da cui il nome attuale, Villa Meola.
⚔️ Il difensore di Portici
Ma il marchese non era solo un signore che si godeva il panorama. No, lui Portici la difendeva con le unghie e coi codici.
Nel 1740, quando scoppiò una feroce lite tra Portici e San Giorgio a Cremano sui confini tra i due territori, fu proprio lui a scendere in campo per tutelare il paese che aveva scelto come rifugio d’anima. Tirò fuori mappe, perizie, tavolari del Seicento e... la sua arte oratoria. Vinse. E non una sola volta.
Nel 1742 ci riprovò, e nel 1745 di nuovo. Ogni volta che Portici aveva bisogno, il marchese Danza era lì, con la toga addosso e il cuore in mano, pronto a far valere i diritti del popolo.
Nel 1755 la questione fu definitivamente risolta grazie agli elaborati tecnici di un altro nome illustre, l’ingegnere Nicola Tagliacozzi Canale (sì, proprio quello che poi collaborerà alla Reggia). Ma chi aveva seminato e difeso, con tenacia e intelligenza, era stato proprio lui: il nostro Carlo Danza.
Tanto era l’amore e la riconoscenza della gente, che a quel tratto di strada, dove oggi si trova ancora la villa, fu dato il nome di "Cupa Danza".
👻 Un fantasma col sorriso... e la passione per la scena
Ora, mettiamoci un po’ di pepe, ché la storia vesuviana senza mistero non sarebbe completa.
Pare che il buon marchese, anche da morto, non abbia voluto andarsene davvero.
Secondo la leggenda popolare, il fantasma di Carlo Danza ancora passeggia nelle stanze di Villa Meola, elegante come sempre, magari con una parrucca incipriata e una risata sottile. Alcuni giurano di averlo visto affacciato ai balconi, altri sentono voci che recitano versi teatrali nel silenzio della sera. Dicono che se incontri attori comici lungo via Marconi, magari diretti a uno spettacolo, il marchese si fa vedere per fare un applauso invisibile. E guai a non essere brillanti: lui, l’amante della commedia napoletana, ha ancora un certo gusto critico!
📜 Un’eredità vesuviana
Carlo Danza se ne andò nel 1761, ma lasciò dietro di sé molto più che carte e sentenze: lasciò un modello di cittadinanza illuminata, di amore per l’arte, di difesa del territorio. La sua villa è ancora lì, anche se bisognosa di attenzioni, come un'anziana signora nobile che aspetta di essere riportata al ballo.
E la sua anima – tra storia e leggenda – continua a camminare per Portici, città che scelse, difese e amò fino all’ultimo respiro.
