Bernardino Martirano nasce intorno al 1490 a Cosenza, città che nel Quattrocento era un piccolo faro di cultura umanistica in Calabria. Suo padre, Giovan Battista Martirano, era un poeta e membro della nobiltà colta, e trasmise ai figli – in particolare a Bernardino e a Coriolano – il gusto per i classici e l'impegno civile.

Si formò sotto la guida di Aulo Giano Parrasio, fondatore dell’Accademia Cosentina, scuola umanistica tra le più vive dell’Italia meridionale. In quel cenacolo si studiava latino e greco, filosofia e grammatica, con spirito critico e rinascimentale.

Bernardino fu uno degli ultimi veri allievi umanisti del Mezzogiorno, e non dimenticò mai il suo maestro: nel 1531 pubblicò a Napoli una riedizione dell’opera di Parrasio sull’“Ars Poetica” di Orazio, con una sua prefazione in latino, elegante e dotta.

⚖️ Da studioso a uomo di Stato

Trasferitosi a Napoli al seguito del padre, cominciò a frequentare l’ambiente del vicereame spagnolo, dove i Martirano avevano buoni contatti. Studiò diritto, e venne introdotto nella segreteria del viceré Carlo di Lannoy.

Quando nel 1523 scoppiarono i conflitti tra l’Impero e il Papato, Bernardino fu inviato in missione al nord Italia. Qui entrò al servizio del generale Carlo di Borbone, e lo seguì nella spedizione contro Roma, fino al celebre Sacco del 1527.
Un evento devastante, ma anche cruciale: Bernardino lo visse da vicino, non come soldato ma come funzionario imperiale, uomo d’ordine e amministratore.

Dopo la morte di Carlo di Borbone, seguì il comando del principe Filiberto d’Orange e rimase fedele all’impero asburgico. Per questi meriti, Carlo V lo ricompensò con cariche e terre, tra cui i feudi calabresi di Amendolea e San Lorenzo, e il titolo di doganiere delle saline di Altomonte. Inoltre, gli vennero concessi beni immobili a Napoli, nel quartiere San Ferdinando, segno di fiducia e prestigio.

Nel 1529 fu nominato Segretario Regio, incarico altissimo, che mantenne fino alla morte nel 1548, servendo ben tre viceré: Pedro de Toledo, Don Pedro di Cardona e Don Alfonso di Avalos.

📜 Poeta, latinista e umanista

Parallelamente alla carriera pubblica, Bernardino fu scrittore e poeta in latino. Coltivò i generi classici – elegia, epillio, romanza – e compose opere in versi ispirate ai modelli antichi.

Tra le sue opere:

  • “Aretusa” (1535): poemetto in ottave dedicato a Carlo V al ritorno dalla campagna di Tunisi. Qui il mito greco si intreccia con l’elogio imperiale.
  • “Polifemo”: romanza su tema mitologico, perduta o non ancora ritrovata.
  • Una composizione in volgare andata perduta, forse in napoletano letterario, che testimonia la sua apertura anche alla lingua viva del popolo.

I suoi versi furono apprezzati e commentati da altri poeti contemporanei, tra cui Luigi Tansillo, che lo elogiò in una composizione latina per la sua erudizione e per l’eleganza della villa costruita alle falde del Vesuvio.

🏡 Leucopetra: villa di bellezza e intelletto

Ma il vero capolavoro “in carne e pietra” di Bernardino fu la villa di Leucopetra, costruita tra Portici e San Giovanni a Teduccio. Il nome richiama l’antico toponimo greco che identificava la costa bianca delle pietre vulcaniche, e ne fa un luogo quasi mitologico.

Leucopetra fu molto più di una villa: era un cenacolo umanistico, dove Martirano ospitava poeti, filosofi, giuristi, e intellettuali napoletani e calabresi. Si respirava l’eco dell’Accademia Pontaniana, ma con un respiro più moderno, “imperiale”, conforme ai tempi asburgici.

Si dice che nelle sue sale si leggesse Orazio, ma anche Petrarca e il neo-latinismo erasmiano. Lì si tenevano banchetti, letture pubbliche, dispute teologiche e letterarie. Una Portici rinascimentale e colta, nel cuore di un Regno che si stava riplasmando.

⚰️ La morte e l’eredità

Bernardino morì nel 1548 a Napoli, lasciando ai posteri un esempio di vita pubblica al servizio dell’Impero e della cultura. Fu sepolto nella chiesa di San Domenico Maggiore, accanto ad altri grandi napoletani del Rinascimento.

A succedergli fu il fratello Coriolano Martirano, divenuto poi arcivescovo di Cosenza e raffinato scrittore sacro e civile.

🕯️ Perché ricordarlo oggi
  • Perché è un legame tra Portici, Napoli e Cosenza, tra la Calabria pensante e il Vesuvio umanista.
  • Perché ha saputo conciliare potere e cultura, in un’epoca difficile e affascinante.
  • Perché ha fatto di Portici un luogo di arte e intelletto già nel Cinquecento, molto prima delle Ville Vesuviane.