Bartolomeo di Capua
Nato a Portici l’11 luglio 1716
, in un’epoca in cui la città era già rifugio d’élite e crocevia di potere, Bartolomeo di Capua apparteneva a una delle famiglie più antiche e illustri del Regno di Napoli. Suo padre, anch’egli Bartolomeo, era morto l’anno prima della sua nascita, nel 1715, e il giovane rampollo fu l’ultimo esponente maschile del ramo dei Principi della Riccia.

Ma non finisce qui. A cavallo tra il 1725 e il 1732, il giovane principe eredita una serie impressionante di titoli, facendo di lui uno degli uomini più titolati e potenti del Sud:

  • Gran Conte di Altavilla
  • Duca di Airola
  • Marchese di Arpaia
  • Conte di Montoro, Biccari e Roseto
  • Barone dei feudi di Arnone e delle terre di Castelluccio, Celle e Faeto

Una nobiltà stratificata, secolare, estesa dal Sannio all’Irpinia, dalla Daunia fino alle coste tirreniche. Ma, come spesso accade nella Storia, la vera gloria non arriva con i titoli, ma con le scelte. E Bartolomeo ne fece una destinata a segnare il suo destino.

⚔️ Sulle orme di un re: la guerra di successione e il viaggio in Italia

Nel 1733, il Regno di Napoli e Sicilia è ancora sotto il dominio asburgico, ma in Europa si apre la Guerra di Successione Polacca. La dinastia borbonica – con il beneplacito della madre, l’ambiziosa Elisabetta Farnese – spinge il giovane Carlo Sebastiano di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna, a conquistare un trono tutto suo: quello delle Due Sicilie.

E chi troviamo al suo fianco? Bartolomeo di Capua, appena diciassettenne, ma già presente nelle file della sua corte, fedele alla causa borbonica. Con lo sbarco in Toscana, l’avanzata verso Roma, e infine la discesa a sud, Carlo conquista Napoli nel 1734, accolto con entusiasmo da una parte della nobiltà napoletana. In pochi anni, si consolida il nuovo Regno di Napoli borbonico – autonomo da Madrid – e Bartolomeo diventa ufficiale e consigliere del sovrano, con il grado di capitano.

⚔️ Velletri, 1744: il giorno dell’onore

Ma la pace non dura. Nel 1744, nel pieno della Guerra di Successione Austriaca, le truppe imperiali austriache decidono di riconquistare Napoli, considerandola una perdita inaccettabile. Le armate borboniche si preparano alla difesa. Il punto critico dello scontro sarà Velletri, cittadina laziale fortificata tra Roma e Napoli.

Il 12 agosto 1744, nel cuore del conflitto, gli austriaci attaccano con ferocia. Le linee sono sfondate, l’artiglieria tuona, e il pericolo incombe direttamente su Carlo di Borbone, presente sul campo per galvanizzare le truppe.

In quel momento cruciale, Bartolomeo di Capua non si tira indietro. Sotto il fuoco nemico, si getta letteralmente tra le fila per proteggere il sovrano. Secondo le cronache, rimane gravemente ferito mentre tenta di salvare la vita del re, riuscendoci. Un atto di lealtà che non passa inosservato.

Per il suo coraggio, Carlo lo premia pubblicamente, nominandolo Cavaliere dell’Ordine di San Gennaro, la massima onorificenza del Regno di Napoli, riservata ai più fedeli e valorosi servitori della corona.

🏰 Il palazzo del Principe della Riccia: fasto e leggenda a Portici

Ma la grandezza di Bartolomeo non si vedeva solo sui campi di battaglia. A Portici, proprio lungo l’attuale corso Garibaldi, di fronte a via Diaz, sorgeva il suo magnifico palazzo, zona nota ancora oggi con il nome evocativo de “La Riccia”.

Una costruzione imponente: sale affrescate, gallerie colonnate, giardini con giochi d’acqua, alberi secolari, statue, e una cappella nobiliare. Le cronache raccontano di feste sontuose, ricevimenti, concerti, e – in certe occasioni – della presenza dello stesso re Carlo di Borbone e della sua corte.

Un luogo di delizie, ma anche di storia. Si dice che da uno dei balconi del palazzo, Carlo amasse assistere alla “Corsa dei Berberi”, una gara di cavalli che si correva a Portici in epoca antica, simile al Palio senese, simbolo di devozione popolare e festa cittadina. È un dettaglio, certo, ma che sa di leggenda viva, di quella memoria che resiste nei vicoli e nei racconti tramandati.

☠️ Fine di un’epoca

Dopo la morte di Bartolomeo nel 1792, si estinse il ramo maschile dei Principi della Riccia. Il palazzo fu abitato da vari proprietari, ma col tempo cadde in rovina. Durante lavori di restauro, un operaio perse la vita in un tragico incidente, e l’edificio fu infine abbattuto perché dichiarato pericolante.

Oggi, al suo posto sorge il Parco Crimi, ma restano ancora la cappella, le scuderie e parte dell’esedra, come reliquie silenziose di un tempo glorioso. Il luogo, nel parlato locale, è ancora chiamato “la Riccia”, a testimonianza che la memoria è più forte del cemento.

🎖 Un’eredità di coraggio e cultura

Bartolomeo di Capua fu soldato e statista, nobile e cittadino, porticese e uomo di corte. Rappresenta quel tipo di nobiltà che non si nasconde dietro i titoli, ma li onora col sudore, con l’intelligenza, con la fedeltà.

Nel suo nome, Portici conserva una delle sue pagine più prestigiose, fatta di potere, architettura, guerre e cultura. Raccontarlo oggi non è solo ricordare un principe, ma rivendicare l’identità nobile e profonda di una città che ha dato al Regno di Napoli uomini degni di essere ricordati nei libri e nei cuori.