Partire dalla storia per rilanciarsi verso il futuro

palazzo realePortici è una città meravigliosa, negli ultimi anni sono stati raggiunti traguardi importanti e molto è stato fatto nella direzione di una progressiva riqualificazione urbana, soprattutto nel miglioramento della vivibilità. Eppure manca ancora alla nostra città, ciò che possa definitivamente dare impulso alla sua rinascita e allo sviluppo economico del territorio. Uno sviluppo economico che non può prescindere dalla vocazione turistica di un territorio, come quello porticese che racchiude il mare, i parchi, i giardini storici e un patrimonio museale, monumentale ed architettonico di grande bellezza e fascino. Una ricchezza e una risorsa che poche città possono vantare di avere e che Portici ha, insieme al suo inestimabile patrimonio di storia, cultura e tradizioni.

Certo, Portici più di ogni altra città ha pagato un duro prezzo al boom edilizio degli anni '50 e '60. Un vero e proprio saccheggio che non ha esitato ad abbattare palazzi storici di grande importanza artistica ed architettonica, per tutti bastino gli esempi di Palazzo Capuano, l'edificio più antico di Portici, dove erano conservati gli affreschi di Belisario Corenzio, che è stato demolito per aprire Via Libertà e di Palazzo Buono o della Riccia, la cui esedra in parte fu abbattuta per aprire Via Diaz e il cui edificio principale, una volta dichiarato inagibile, fu abbattuto e al suo posto fu edificato l'attuale Parco Crimi.

Entrambi rappresentano una grandissima perdita per il patrimonio artistico e culturale della nostra città. Senza contare che, forse, con Villa Buono o Palazzo della Riccia, sì è persa definitivamente la possibilità di restituire alla città un'altra delle 5 ville romane riscoperte dai Borboni nei loro scavi archeologici.

Certo, la Portici di quegli anni era una città diversa, era una meta balneare e molte persone ancora ci venivano per villeggiare in estate. Era una Portici in forte crescita demografica e la speculazione edilizia in essa aveva trovato un'occasione d'oro. Erano gli anni dei facili guadagni e il mattone tra tutti i business era di sicuro il più ricco e lucroso. È stato anche l'inizio di un lento declino che ha paralizzato la città, finendo col deprimere le risorse sul territorio, relegando, una volta persa la vocazione turistica, la città a divenire un altro gigantesco quartiere dormitorio alle porte di Napoli. Cecità e mancanza di una visione progettuale a lungo termine. Si è guardato al breve periodo, senza minimamente preoccuparsi dello sviluppo futuro. Cecità del mondo imprenditoriale di allora e, soprattutto, della politica di allora. Una città in cui l'unico motore economico è rimasto il commercio. Un motore economico che da anni è fermo e che con la crisi economica attuale è addirittura agonizzante.

Oggi abbiamo la possibilità di recuperare agli errori del passato. Possiamo restiruire un futuro economico alla nostra città, riscoprendo la sua storia, rinnovando le sue tradizioni, ritrovando l'orgoglio dei suoi primati e valorizzando il territorio.

Il recupero della costa, grazie al depuratore e al collettore fognario, che restituirà tra le altre cose il mare alla nostra città, è già qualcosa di tangibile e possibile.

Bisogna recuperare le ville vesuviane, trovare gli strumenti economici per consentire ai privati di ristrutturarle e restituirle così al patrimonio storico della città. L'amministrazione comunale dovrà poi fare di più per quegli edifici, come Palazzo Lancillotto, che stanno letteralmente crollando. È necessario che entrino a far parte del patrimonio comunale. Lo stesso Palazzo Reale deve essere restituito alla città, pur preservando la Facoltà di Agraria, altro pezzo importante della storia porticese.

Il museo di Pietrarsa, che non è solo il museo ferroviario, ma è soprattutto il record della prima ferrovia italiana, il record del primo polo industriale e della prima sanguinosa manifestazione sindacale in Italia, vanno rilanciati, vanno recuperati. Sino ad oggi sono vissuti come qualcosa di estraneo alla città, di lontano. Io credo che il legame di Pietrarsa con Portici vada riaffermato con forza e con decisione, anche con il rilancio di inziative che partendo dalla storia dell'opificio, prioettino un messaggio di speranza ai giovani... Una proposta tra tutte... Perchè non festeggiare con un grande evento a Pietrarsa il Primo Maggio? Unire la festa dei lavoratori al luogo dove storicamente è avvenuta la prima manifestazione sindacale italiana e in quello che è il primo polo industriale italiano?

Abbiamo un grande patrimonio, Portici racchiude in sé tutto ciò che può servire per farne una perla del Golfo di Napoli. Certo c'è ancora tanto lavoro da fare, ma è possibile, solo una questione di volontà e impegno... ma possiamo farcela. Servirà comunque anche creaitività e fantasia, la partecipazione di ogni cittadino porticese, l'intelligenza e una grande capacità di comunicare.... Perché una volta che Portici sarà ritornata ad essere la perla che era, bisognerà far sapere a tutto il mondo quanto è bella, viva e meravigliosa la nostra Portici. Pummarulella e il nostro cantiere delle idee è, speriamo, un primo importante passo.